05 luglio 2009

Meno male che…

Ho già detto, qualche tempo fa, che non sono un moralista. Escort, prostitute, minorenni… non mi sconvolgono più di tanto. Si parla di feste con droga, nemmeno questo mi sconvolge, certo se penso a un governo che mette in galera i ragazzini per un paio di spinelli  mi incazzo, ma pazienza: gli uomini di potere sono così, il potere è così, basato sul sopruso, e il nostro sistema politico è intriso di soprusi! Questo è, in fondo, lo stesso governo che sta preparando una legge per punire i clienti delle prostitute di strada, è il potere bellezza!

Però una cosa mi ha sconvolto. Ho ascoltato l’intervista della “escort” D’Addario e ho sentito una cosa che mi ha lasciato a bocca aperta; se fosse vera sarebbe terrificante.

A queste feste le ragazzine, le escort, le “ospiti” del grande anfitrione ballavano, assieme all’illustre padrone di casa, sulle note del notissimo jingle “meno male che silvio c’è”.

Immagino la scena: l’arzillo settantenne, col cerone che si scioglie, in preda a qualche chimico eccesso priapico, circondato da giovani donne disponibili (e ben pagate) che danza e si eccita viepiù ascoltando le parole di quella canzonetta autocelebrativa.

Roba che nemmeno tra le sobrie pagine del Satyricon, roba che nemmeno nelle feste di Nerone o Caligola: la scena non è lussuriosa, non è depravata, è semplicemente ridicola.

E quest’uomo si prepara ad accogliere i “grandi del mondo”…

03 luglio 2009

I sacri lenoni

Un paio d’anni fa la chiesa cattolica schierò le sue truppe cammellate con lo scopo esplicito di liberarsi di un governo, quello di Romano Prodi, che lesinava soldi alla chiesa e alle sue scuole e che, perciò, era considerato un nemico della alta morale cattolica. Lo chiamarono “Family day”, perché, si sa, la chiesa difende la famiglia naturale fondata sul matrimonio e la scusa era ottima per abbattere un governo che attentava alla famiglia perché voleva, timidamente, mettere ordine nel campo dei rapporti di convivenza.

Così la chiesa contribuì a far cadere il governo Prodi. Si sa bene quanto i rapporti tra Mastella e qualche cardinale abbiano accelerato la caduta di Prodi; si sa quanto abbiano festeggiato nelle sacrestie quando il centrosinistra ha lasciato il posto al centrodestra.

Oggi la chiesa si trova con un governo che approva leggi razziste contro gli immigrati, che non ha varato nessuna facilitazione fiscale per le famiglie, che ha gestito la crisi economica in modo da favorire i ricchi e impoverire i poveri, che sta devastando lo stato sociale, che, dal punto di vista dell’etica familiare, offre uno spettacolo disarmante. E cosa stanno organizzando? Una grande manifestazione in difesa dei valori cattolici? Una grande mobilitazione contro l’immoralità e contro la lussuria del premier? Un documento pontificio di condanna dell’egoismo delle classi privilegiate? NULLA!

La chiesa tace. Al massimo qualche monsignore di serie B ogni tanto si lamenta, ma il  suo lamento cade nel vuoto. Nelle sacrestie papa e cardinali continuano a brindare alla salute di un governo che, sarà razzista, sarà immorale ma fa arrivare tanti bei soldoni alla chiesa e alle sue scuole. Sarebbe facile dire che i mercanti sono diventati i proprietari del tempio, sarebbe facile e sbagliato, perché i mercanti il tempio l’hanno inventato e costruito!

I valori della chiesa cattolica sono tutt’altro che non negoziabili, sono in vendita, e papa e cardinali, rispetto a questi valori, assumono il ruolo dei lenoni.

30 giugno 2009

Tutto va bene…

Il presidente della camera, il ministro dell’economia, il presidente della repubblica, il presidente del consiglio… quattro degli uomini più potenti di questo paese hanno pensato bene, ieri, di intervenire per sostenere la solidità del governo. Il quarto, a dire il vero, ha detto una cosa diversa; ha chiesto una autocensura ai giornalisti (ben sapendo quanto i giornalisti italiani siano disposti all’autocensura). Tuttavia la minestra ha lo stesso sapore: il governo è forte, va sostenuto, è l’unico e il migliore dei governi possibili. Sarò malfidente, però quando tanti e tali uomini potenti si coalizzano per convincermi di qualcosa mi vien da pensare che sia vero l’esatto contrario di quanto dicono.  Peccato, perché il modo in cui questa classe politica criminale sta mandando a puttane la credibilità della nostra “democrazia” mi pare la cosa migliore accaduta dal 29 luglio 1900!

Tutto va bene, madama la marchesa…

24 giugno 2009

Quando il soldo tintinna…

Mi fa tenerezza il povero don Antonio Sciortino. E non perché è sotto l’attacco dei dichiaratori di professione del PDL: essere attaccati da Bondi, Cicchitto, Gasparri, Capezzone, dal buffo ex democristiano di cui non ricordo mai il nome, è un titolo di merito.

No, mi fa tenerezza perché temo che creda veramente a quello che dice. Temo, per lui, che sia sincero quando dice che il governo non deve pensare «di barattare la morale con promesse di leggi favorevoli alla chiesa». Mi spiace caro don Sciortino, ma la chiesa continua a fare da decenni questi baratti. E dico decenni perché tengo conto soltanto della storia dell’Italia repubblicana, altrimenti dovrei cominciare a sgranare il rosario a partire da Costantino.

Caro don Sciortino, Berlusconi darà qualche soldo alle scuole cattoliche, qualche soldo agli istituti religiosi, qualche soldo al Vaticano, qualche soldo ai preti e, in cambio, otterrà da parte della sua chiesa la dichiarazione della sua santità e – perché no? – anche della sua verginità. D’altronde, caro don Sciortino, non è stata la sua chiesa a inventare il primo slogan pubblicitario? «Quando il soldo tintinna nella cassa, l'anima del defunto in Paradiso passa»

23 giugno 2009

Semantica

Mentre il Puttaniere dei Lupanari annaspa travolto da una marea di fango e merda, il direttore del più visto telegiornale del paese va in diretta nazionale a sostenere una tesi indecente. In pratica dice che spetta a lui e solo a lui decidere cosa è notizia e cosa non lo è. Se un fatto, a suo insindacabile giudizio, non è notizia, lui sente il dovere di non parlarne e di non far conoscere la cosa ai suoi ascoltatori.

In Italia questo lo chiamano giornalismo.

Altrove si chiama servilismo, censura, regime, dittatura…

21 giugno 2009

Un piccolo miracolo

«Le eredità di Vittoria Giunti» è un piccolo miracolo.

Non mi fa velo l’affetto e l’amicizia verso Gaetano Alessi, il caparbio autore di questo libro che in poche pagine riesce a dar conto di una vita, delle speranze di una generazione, del clima di una Sicilia povera e contadina.

Poco potrei dire della protagonista del libro che non si possa evincere dalla lettura attenta delle parole che la stessa signora Vittoria ha affidato a Gaetano in una sorta di lascito spirituale commosso e commovente. La passione culturale, politica e umana, l’amore che spinse la giovane partigiana a scegliere la Sicilia come terra d’elezione, le battaglie politiche per redimere una terra che sempre si presenta come irredimibile, l’assistere al tramonto di ideali con animo mai lugubre ma sempre animato dalla certezza di non aver riposto le proprie speranze nell’ideale sbagliato. Tutto questo fu Vittoria Giunti e, dalle pagine del libro, questo ritratto appare con icastica e affettuosa precisione.

Voglio richiamare, piuttosto, l’attenzione su un triplice effetto che la lettura del libro ha suscitato in un lettore certo non indifferente come me.

Nel leggere le parole della signora Vittoria riportate da Gaetano Alessi ho subito un effetto di fascinazione, un effetto di rimpianto e un effetto di angoscia.

Fascinazione, certo, per la figura imponente della signora Vittoria, per il suo coraggio, per la limpidezza delle sue scelte umane e politiche. Fascinazione, anche, per una generazione, quella della Resistenza, che ha saputo unire tensione ideale e azione politica, spinta etica e lotta quotidiana. Fascinazione per un universo ideale che solo gli ignoranti e i beceri nani della politica odierna possono confondere con la sua deturpata traduzione storica in un determinato contesto culturale e geopolitico.

Rimpianto, poi, per un mondo che è scomparso sotto i nostri occhi senza che potessimo far nulla per trattenerlo. Rimpianto per una cultura, quella contadina, che è scomparsa e di cui oggi molti si vergognano, senza che sia sorta un’altra cultura a sostituirla. La Raffadali, povera ma ricca di valori e “cultura”, che trovò Vittoria Giunti al suo arrivo in Sicilia, è stata sostituita da una Raffadali apparentemente ricca (almeno a giudicare dalle lussuose automobili e dalla pacchiana ostentazione di villini) ma culturalmente talmente povera da risultare deprimente.

Angoscia, infine, per la consapevolezza di vivere in un’età, in una Italia, nella quale non ci sono più, o stanno sparendo, donne come Vittoria Giunti (ma potrei citare Nilde Iotti, Tina Anselmi, Margherita Hack…) e, invece salgono agli onori delle cronache donne delle quali è vergognoso anche citare il nome. Per non parlare degli uomini.

Un piccolo miracolo, dicevo, il libro di Gaetano, perché alla fine della lettura è capace di regalare una speranza, un respiro ampio, un sorriso. Quello stesso sorriso che la signora Vittoria ha sempre donato, fino alla fine.

17 giugno 2009

Capocottari

Non sono un moralista. Non mi sarebbe piaciuto vivere nell’Italia che stroncò la carriera politica di Attilio Piccioni, non avrei gridato “capocottari!”. Ma quella era una tragedia, qui siamo ormai arrivati alla farsa di grana grossa.

Non mi piace vivere in un paese governato da questi tangheri. Forse non mi piacerebbe nemmeno vivere in un paese governato da Nerone, ma lui almeno una certa dignità l’avrebbe: noi siamo governati direttamente da Trimalchione.

Invece i miei connazionali amano essere governati da puttanieri, fascisti, mentitori, imbecilli, praticanti di fellatio, manutengoli di orge.

Che posso dire? Prima o poi quello che fanno alle puttanelle nelle “feste” lo faranno a tutti noi, se non l’hanno già fatto e non ce ne siamo accorti.

14 giugno 2009

Il 24 ottobre del 1922, ossia le prove generali

Metto in fila alcune considerazioni

 

  1. Il potere indiscusso di Berlusconi comincia a dare segnali di crisi, qualche sinistro scricchiolio che deve suonare davvero terrificante per il cavaliere e per tutti i suoi stallieri. Quelli palesi e quelli occulti.
  2. Il capo del pdl non ha mai nascosto la sua ammirazione per gente dalla fisionomia non proprio democratica e liberale, da Putin a Gheddafi, da Mussolini a Craxi.
  3. Il cavaliere ha una sua concezione della “delega” democratica, cioè una autorizzazione in bianco firmata dall’elettorato, in base alla quale l’UNTO (termine non casuale) può disporre del potere come vuole e come ritiene opportuno.
  4. Non è ignoto che l’uomo nonché capopopolo ami i metodi sbrigativi, ami essere ubbidito senza discussioni, ami circondarsi di gentucola prona a ogni suo desiderio o capriccio. Il parlamento è stato prontamente trasformato in un bivacco di incapaci, di servi, di ignoranti pronti a obbedire in nome di qualche boccone da rosicchiare.
  5. Appare evidente la crisi senile del cavaliere, rivelata dalle vicende recenti, dalla comica erotomania alle dichiarazioni imbarazzanti che necessitano di uno stuolo di smentitori di professione. L’uomo non vuole solo il potere, vuole essere amato, adulato, osannato. Si circonda di gentaglia che lo venera come un dio, odia tutti coloro che lo criticano, aspira a un consenso del 100% e c’è un solo modo per ottenerlo, il metodo cileno.
  6. Le ultime dichiarazione del cavaliere prefigurano un clima da assedio nazionale: in altro modo non potrebbe reagire un governo che si ritiene vittima di una cospirazione, sottoposto al rischio di un colpo di stato, al centro di un piano eversivo che, a detta di Berlusconi, coinvolge governi stranieri, la grande stampa internazionale, la finanza mondiale, l’opposizione interna (forse anche la SPECTRE, si sta indagando).
  7. L’uomo, per quanto appaia comico, specie dopo la barocca visita di Gheddafi, ha ai suoi ordini i servizi segreti (che in questo paese non sono proprio agnellini), carabinieri e polizia (sulla cui natura “democratica” esprimo serissime riserve), l’esercito (peggio che andar di notte). I vertici di tutte queste istituzioni sono stati nominati (anche di recente) o comunque sono ricollegabili a questo governo, cioè a quest’uomo, che notoriamente esige obbedienza cieca e assoluta dai suoi dipendenti.
  8. In giro per il paese sono già operative forze irregolari neofasciste, quasi certamente armate fino ai denti (si tratta spesso di ex carabinieri, poliziotti, militari), inclini alla violenza, ideologicamente formate all’obbedienza, comandate da personaggi ambigui e violenti.
  9. Il clima è adatto, l’opposizione non esiste, la gente è disaffezionata alla democrazia, i media sono tutti in mano al governo, i pochi giornali semiliberi si possono facilmente mettere a tacere. Nessun potere ha mai ceduto alla propria crisi senza un colpo di coda. Quest’uomo farebbe di tutto pur di mantenere il potere.
  10. C’è davvero bisogno di tirare le conclusioni?

08 giugno 2009

Rispondetemi, vi prego

Un dubbio mortale mi rode e mi attanaglia: ma Capezzone è vero oppure è un animatronic?

04 giugno 2009

Io non voterò

I miei conoscenti lo sanno, gli altri possono immaginarlo abbastanza agevolmente. Anche questa volta non andrò a votare! Conosco tutta la litania, dal “così lasci decidere gli altri” al “così favorisci Berlusconi”, dal “votare è un diritto costato sangue e dolore” al “votare è un dovere”…

Ho deciso di non votare già da tempo. Naturalmente non è un dogma, non credo ai dogmi, e quindi qualche volta ho ceduto alla tentazione e ho votato… e ho fatto male!

Non importa per chi abbia votato. Ho sbagliato comunque. Votare per una sinistra litigiosa, per un PD asservito alla chiesa e impaurito dalla destra, per formazioni di estrema sinistra nobili ma immancabilmente destinate all’irrilevanza non cambia la sostanza del fatto.

Il rito del voto è un rito inutile. Inutile perché la democrazia è una favola, un’illusione. Perché votare significa solo scegliere, tra due padroni, quello che ti dovrà dominare per i prossimi anni; ma scegliersi il padrone non è certo segno di libertà, solo di una schiavitù più subdola. Perché da sempre le democrazie sono asservite al denaro, ai padroni del vapore, alle caste militari, alle burocrazie politiche. Perché la democrazia italiana è tante cose: una pornocrazia, una oligarchia, una clericocrazia, una demagogia populistica… è tante cose, ma certo non è e non è mai stata una DEMOCRAZIA nel senso proprio di un termine che non ha mai conosciuto una reale applicazione concreta.

Io non voterò. Ma non invito nessuno a seguire il mio esempio. Perché non intendo essere di esempio a nessuno, perché al limite sono uno spacciatore di dubbi e non di certezze, perché mi vergognerei di assomigliare a quelli che in tv o sul web non fanno altro che urlare le loro discutibili opinioni per imporle a tutti, sempre in nome della democrazia, s’intende.

Io non voterò, perché vivo in una terra dominata dalla mafia, in un paese in cui domina la classe politica più criminale del mondo, in un’Europa che non ha anima, se non l’anima delle sue burocrazie e della sua moneta sporca della fame e delle guerre di tutto il mondo.

Io non voterò perché non voglio essere loro complice. Perché non ho ancora smesso di sperare di poter assistere, prima o poi, a un nuovo “piazzale Loreto” in cui tutti i potenti e i loro servi troveranno il loro giusto posto.

03 giugno 2009

Servi della gleba

Nell’anno più piovoso che io ricordi, oggi siamo stati costretti a comprare l’acqua per rabboccare i recipienti di casa, visto che l’acqua non viene distribuita  da chissà quanto tempo e non c’è verso di riceverne. Certo, vivo a Raffadali in provincia di Agrigento, una paese amministrato dalla destra, in una provincia amministrata dalla destra, in una regione amministrata dalla destra, in uno stato governato dalla destra, quindi non mi aspetto che la cosa faccia notizia in questo paese di merda.

Però di una cosa sono sicuro. Puzzando come capre i miei conterranei si apprestano a correre in massa alle urne per votare e continueranno a votare per gli stessi padroni.

Servi della gleba.

02 giugno 2009

W l’Italia

Mentre, come ogni anno, rifletto su quale perversione dell’intelletto possa portare a festeggiare la nascita della repubblica italiana con una esibizione muscolare di uomini e donne in divisa, armati fino ai denti, con annesse marcette militari e altra retorica militarista e patriottarda, trovo una notizia illuminante.

Il ministro della guerra (pardon, della difesa) ha dichiarato che vedrebbe di buon occhio l’apertura delle scuole militari agli alunni esterni.

C’è una logica, in fondo a tutto questo.

In tutti i regimi, da quello sovietico a quelli fascisti, da quelli “democratici” a quelli militari, l’esibizione di forza delle forze militari e di polizia serve a ricordare periodicamente a tutti dove risiede il vero potere. Non risiede certo nel “popolo sovrano”, non risiede nella forza della “legge”, non risiede nemmeno nelle belle parole delle costituzioni. Il potere risiede nella forza delle armi, e – ovviamente – solo chi controlla le armi, chi controlla esercito e polizia, detiene il potere. Poi, ovviamente, i media, la burocrazia, la finanza, si accodano e si inchinano ai detentori del potere.

Questo è ciò che chiamiamo democrazia e il 2 giugno non è certo la festa delle democrazia o della repubblica, è la festa del potere e degli uomini di potere che, difatti si godono impettiti lo spettacolo dei loro servi in divisa che sfilano per rassicurarli: il potere ve lo garantiremo anche per quest’anno!

E il ministro della guerra (pardon, della difesa) che c’entra? C’entra, c’entra, perché nei sogni di tutte le destre, al potere o all’opposizione, c’è sempre una scuola che addestri i giovani a essere bravi soldatini sul posto di lavoro, a servire il potere facendo il loro bravo dovere di elettori, a difendere il potere arruolandosi nell’esercito o nelle forze di polizia, a credere-obbedire-combattere. Per questo la scuola normale, palestra di normale conformismo, non basta più: il sogno è una scuola e una società che assomiglino a una grande caserma.

W l’Italia!

01 giugno 2009

La cultura della vita

George Tiller è stato ammazzato in nome della difesa della vita. La sua colpa? quella di praticare, legalmente, aborti. Sì, legalmente, perché più volte era stato processato e assolto dai tribunali.

Ma i difensori della vita non la pensavano così. Uno di quei fanatici che vanno nelle chiese ad ascoltare preti, pastori e pope che incitano all’odio contro chi non la pensa come loro, ha armato la propria mano con la morale, la bibbia, la volontà di dio e una pistola e ha ammazzato George Tiller.

Certo, il fanatico è stato arrestato, il fanatico verrà processato, il fanatico verrà condannato.

Ma i mandanti? Quelli che in nome della difesa della vita diffondono odio, da chi saranno puniti? Chi impedirà loro di continuare a seminare odio dall’alto delle loro cattedre, dei loro seggi, dei loro troni…

La cultura della morte, vestita e travestita da pietà religiosa ha ucciso ancora… deus vult?

27 maggio 2009

Il portavoce

Per una volta riesco a essere d’accordo con il simpatico portavoce di Forza Italia (o del PDL? o di Berlusconi?… non l’ho ancora capito), l’ex radicale Capezzone. In genere mi capita con lui ciò che mi capita con gli altri “comunicatori” a servizio di Berlusconi, cioè un moto di spontaneo e sincero disgusto ogni volta che appaiono in tv. Questa volta però, nell’intento di difendere il capo contrattaccando, tipica tecnica comunicativa ormai logora e utile solo coi narcotizzati telespettatori italiani, ha detto una sacrosanta verità.

“La sinistra rovista nel fango”, ha detto, o qualcosa di simile. Verissimo, lampante, incontestabile! Ha solo scordato di aggiungere che il suo capo è in grado di fornire tanto fango da consentire a tutto il mondo di rovistare per anni.

22 maggio 2009

Meno male che Silvio c’è

Meno male che Silvio c’è.

L’arroganza del potere, la matassa inestricabile di interessi privati, la gestione dittatoriale del rapporto con la stampa e con le televisioni, il disprezzo delle regole parlamentari, la corte di servi, di puttane e puttanelle, di nani e ballerine, di portaborse e di pseudoparlamentari ignoranti. Questo è il berlusconismo, questa è l’Italia di oggi.

Meno male che Silvio c’è, perché altrimenti nessuno combatterebbe “quella cosa sporca che ci ostiniamo a chiamare democrazia”. meno male che Silvio c’è, perché la sua presenza rende ridicolo il diritto, perché la sua presenza ci fa odiare con serenità l’ordine costituito, perché la sua presenza ci fa capire che le forze dell’ordine sono forze violente che manganellano e torturano a servizio di un potere arrogante e antidemocratico, perché ci fa capire che la libertà di parola, di pensiero, di informazione sono solo dei miti inesistenti, delle illusioni sventolate in faccia per farci accettare la schiavitù cui siamo sottoposti in nome della “democrazia”.

Meno male che Silvio c’è, perché finché lui resterà al potere non avremo bisogno di combattere contro questo stato “democratico” perché ci pensa lui a renderlo ridicolo e odioso.

20 maggio 2009

Il girone della merda

Buffo paese, questo: chi corrompe i testimoni nei processi non solo non va in prigione ma addirittura assurge a onori pubblici, mentre si mandano in prigione coloro che si assentano dal posto di lavoro.
Buffo paese questo: la pubblica morale è dettata dalla peggior classe politica del mondo, basta fare il confronto con quello che succede in Gran Bretagna, da noi per uno scandalo del genere non si dimette nemmeno un consigliere di cricoscrizione, figurarsi lo speaker del Parlamento.
Buffo paese questo: se un giornale osa fare delle domande a un potente viene accusato di manipolare la verità: in confronto alla cultura politica dei nostri capi politici i militari della Birmania fanno la figura di capi liberaldemocratici.
Buffo paese, questo: un tizio in conferenza stampa dice ai giornalisti "VERGOGNATEVI" e questi indegni servi invece di alzarsi e andarsene dicendogli «dimettiti buffone», fanno "sìsì" con la testa come i cagnolini delle auto trash.
Buffo paese questo: ròso dalla crisi economica, devastato dall'immoralità della classe politica, preda di mafie e delinquenza, sottomesso a una dittatura clerical-fascista, elegge come nemico pubblico i poveracci che attraversano il mare, rischiando la morte, perchè hanno voglia di lavorare. Anzi, proprio per questo li odiamo, forse, con la loro voglia di lavorare e di migliorare sé stessi ci fanno vergognare di ciò che siamo!
Meglio un giorno da Ahmed che cento anni da Calderoli!

19 maggio 2009

Per fare il brodo ci mancava il pollo

Nella società italiana esiste ancora il brodo della cultura terroristica, costituito da diverse realtà della sinistra radicale che deve essere monitorata con grande attenzione per evitare pericolosi sviluppi

 

Fabrizio Cicchitto: Tessera 2232 della loggia massonica P2

18 maggio 2009

C’è del marcio in Italia

pol Non basta stare a contare
le nostre medaglie
ricordo dei nostri morti
caduti allora;
bisogna affrontare tante
nuove battaglie
per togliere il marcio che
ci avvelena ancora.

Quel marcio che ci avvelena
città e officina,
famiglia, caserma, scuola
e tribunale
quel marcio che può di nuovo
portar rovina
che può fare andare il nuovo
raccolto a male.

Fascismo é questo marcio
che ci ricatta
che cambia colore ma resta
sempre quello,
che sopra l'orbace ha messo
la cravatta
e che chiama sfollagente
il manganello.

Gli sbirri fascisti ancora
sono protetti
da quei vecchi protettori,
sempre da quelli
che un tempo gli han fatto
uccidere Gobetti
e adesso gli fanno uccidere
Pinelli.

E quei vecchi protettori
son parassiti
Che cambiano il vino buono
tutto in aceto
ma noi gli dobbiam gridare
più forte e uniti
che non ci può più bastare
piazza Loreto.








Fausto Amodei

17 maggio 2009

Nessun uomo è clandestino

euno

12 maggio 2009

Razza padana

stronzi