02 luglio 2014

Riformatori

Nel vuoto pneumatico dei cervelli di coloro che dovrebbero guidare la scuola italiana, ogni tanto dovrebbe passare un neurone almeno per caso, così, per pura serendipità. Invece no. Pare che lavorare in Viale Trastevere e pensare siano due cose che si escludono a vicenda.
L'ultima trovata è la quarantesima proposta di riforma della scuola. Pare proprio che ogni ministro arrivi alla poltrona tanto convinto di conoscere la scuola (per averla - infruttuosamente - frequentata) da non resistere alla tentazione di sbandierare al mondo la propria "intelligenza" riformatrice.
Alcune proposte trapelano dal brain trust del ministero.
1) Orario a 36 ore. Per chi? Per tutti i docenti o solo per alcuni scelti da quelle intelligenze cristalline anzi, adamantine, dei presidi? È pura follia pensare di mandare un docente per 36 ore in classe (provateci, cari geni del ministero, a stare in classe per solo 18 ore e poi ne parliamo). Le ore in più dovrebbero essere dedicate ad altre attività (aggiornamento, studio, correzione di compiti, preparazione di lezioni, predisposizione di test e griglie di valutazione, valutazione degli apprendimenti, programmazione... tutte cose che facciamo già gratis e a casa nostra). In quali ambienti? Con quali strumenti? Con quali dotazioni tecniche e tecnologiche? Volete ricostruire da zero tutti gli edifici scolastici? Accomodatevi! Volete raddoppiarci lo stipendio? Tranquilli, è una battuta!
2) A proposito di presidi, anzi Dirigenti, altrimenti si offendono. Conoscete il livello di ferina incompetenza, di selvaggia ignoranza, di becero e pusillanime autoritarismo della quasi totalità dei presidi? Credete davvero che questa categoria di vanagloriosi tecnici del nulla possa riuscire a compiere scelte ponderate e obiettive? Credete che chi, finora, si è circondato di branchi ululanti di leccaculo possa improvvisamente trasformarsi in un oculato conoscitore/valorizzatore delle risorse migliori della scuola? Auguri!
3) Scuole aperte fino alle 22:00. Perché? Chi dovrebbe curare queste attività? Gli stessi docenti che hanno cominciato a lavorare alle sette del mattino dovrebbero tirare fino alle ventidue? I bidelli dovrebbero fare orario continuato, visto che gli organici coprono a malapena l'apertura mattutina? Forse il ministro vuole riportare in auge la schiavitù?
4) Sapete cos'è un "pendolare"? È un alunno che frequenta una scuola lontana dalla propria abitazione, spesso a più di un'ora coi mezzi pubblici. Gli alunni pendolari sarebbero tagliati fuori da queste meravigliose attività pomeridiane e serali. Per forza di cose. Ma un rimedio c'è, si potrebbero mandare i docenti in trasferta (a piedi o a dorso di mulo) a tenere spettacoli circensi sulle pubbliche piazze dei paesi per non far mancare il proprio prezioso supporto didattico.
5) Ore di supplenza in più, a stipendio invariato. Vedi il discorso sulla schiavitù! Ma siete sicuri che, se manca un professore di filosofia, proprio in quelle ore si trovi un altro professore di filosofia a spasso? Oppure volete mandare il professore di greco a supplire la collega di matematica?
6) Orari prolungati. Ci offrirete il pranzo? aprirete mense in tutte le scuole d'Italia? Ci pagherete quanto vengono pagati i docenti tedeschi (63.000 euro contro i nostri 38.000 al massimo della carriera) che lavorano quanto noi adesso? Darete a ciascun docente una scrivania, un computer, una connessione a internet per poter lavorare? Comprerete i libri indispensabili per il nostro aggiornamento?
7) Un anno in meno di scuola. Per risparmiare un miliardo e mezzo. Con due anni in meno si risparmierebbero tre miliardi. Con quattro anni in meno sei miliardi. Con tredici anni in meno di scuola... ho perso il conto, ma i soldi, per pagare qualche bagascia in più per i nostri politici, potrebbero venir fuori. Tanto, voi i vostri figli li mandate dai preti che, magari, li inchiappettano, ma almeno la scuola dei preti è seria!
In conclusione spero che, prima o poi, qualcuno mandi i ministri, i viceministri e i tecnici del MIUR ad allevare capre; e che gli dei abbiano pietà delle capre.

26 marzo 2014

Che roba, Contessa...

Mi piacerebbe che qualcuno mi spiegasse, un giorno o l'altro, quali sono i legami tra politici, docenti universitari, grandi famiglie della borghesia imprenditoriale, e i vari centri che preparano gli studenti per i test universitari. Perché mi sembra che l'introduzione del numero chiuso in certe facoltà universitarie abbia avuto solamente due scopi.
Il primo scopo è quello economico, perché in questo modo è stato creato un enorme giro d'affari, spesso gestito in modo a dir poco opaco, con corsi che costano migliaia di euro, per preparare gli studenti ad affrontare test che sembrano studiati apposta per essere superati solo da coloro che frequentano un certo tipo di corsi. Quanto di questo colossale affare, fondato sullo sfruttamento della speranza nel futuro dei figli, va a finire nelle tasche di baroni universitari e dei loro padrini politici?
Il secondo scopo è ancora peggiore. Il numero chiuso sembra fatto apposta per escludere non i meno meritevoli ma coloro che non sono in grado di pagare lo strozzinaggio dei corsi di preparazione. La scuola pubblica, secondo la costituzione, dovrebbe fornire a tutti le stesse condizioni di partenza per raggiungere i propri obiettivi nella vita. La scuola pubblica e gratuita serve appunto per fornire al figlio dell'operaio le stesse conoscenze e capacità del figlio di chi può permettersi di spendere migliaia di euro per far studiare il rampollo. Che cosa fa a questo punto l'università pubblica? Ammette, nelle facoltà a numero chiuso, non coloro che dimostrano di aver studiato e di essersi impegnati nello studio di ciò che le scuole propongono, ma coloro che si sono meccanicamente addestrati, pagando migliaia di euro, a rispondere a domande che non compaiono nel programma di nessun corso di studi superiori. Io questo lo chiamo classismo.
Sembra quasi che la classe dominante di questo paese abbia imparato, finalmente, la lezione che Pietrangeli cantava ormai più di quarant'anni fa: «che roba, contessa».

02 luglio 2013

Note da un universo parallelo

Oggi è l'ultimo giorno che devo trascorrere in questo universo parallelo e  paradossale chiamato, un tempo, "Esame di maturità" e oggi, burocraticamente, "Esame di Stato".
Un mondo strano e barocco, nel quale ci muoviamo senza meta chiedendoci, vanamente, il senso di ciò che facciamo.  "Commissario interno", titolo che fa pensare a oscuri uffici, a funzionari in divisa del KGB, a solerti burocrati che decidono vita e morte con un timbro. Per fortuna a me è toccata una sorte migliore, non decido nulla di importante, non certo vita e morte ma nemmeno una frazione del futuro delle persone che passano velocemente davanti a me. Per chi non lo sapesse, l'Esame è una finzione, una presa in giro che lo Stato compie nei confronti della società, delle famiglie, degli studenti. Gli unici a non essere presi in giro, una volta tanto, siamo noi insegnanti, perché sappiamo bene che questo esame è una farsa e abbiamo sviluppato efficaci anticorpi di cinismo, tali da non farci prendere sul serio i riti che siamo, nolenti, costretti a compiere. Siamo officianti di una liturgia i cui simboli sfuggono alla nostra e all'altrui comprensione, ministri di una religione, come tutte, priva di senso e di qualsiasi relazione con la realtà, sacerdoti di un dio che non esiste e che se un tempo è esistito è ormai morto, ucciso da quegli stessi necrofili che continuano a volerlo fingere vivo ogni anno sul limitare dell'estate. Chi dovesse giudicare quello che facciamo ci vedrebbe come pazzi scatenati. Una elefantiaca organizzazione, migliaia di "commissioni", programmi criptati con tecnologia militare, centinaia di milioni di euro spesi in trasferte e compensi, gruppi di saggi per produrre tracce di temi sempre più astruse, giorni e giorni sprecati in correzioni, colloqui, valutazioni e noi qui a chiedere ai candidati di conoscere tutto il programma annuale di nove discipline.
Mi limito a ciò che mi compete. Devo valutare se lo studente conosce e in che misura conosce tutta la storia della filosofia da Hegel fino ai giorni nostri, con scuole di pensiero, sfumature, concetti, opere, relazioni tra idee che farebbero impallidire qualsiasi specialista; devo interrogare lo studente su tutti gli avvenimenti storici del Novecento, dagli albori del secolo fino alla contemporaneità. Non solo la storia italiana (che già sarebbe impossibile) ma anche la storia di tutto il resto del pianeta, come ha dimostrato il tema di argomento storico che il ministero ha ritenuto di dover assegnare quest'anno agli studenti. Impresa che sarebbe disperata per qualsiasi storico professionista. In più la struttura dell'esame mi impone di dover verificare questa conoscenza enciclopedica e quasi mistica nello spazio di cinque minuti (cinque per la filosofia e cinque per la storia) perché questo stesso studente-enciclopedia deve poi sostenere lo stesso esame per: letteratura italiana, matematica, fisica, storia dell'arte, geografia astronomica, letteratura e classico latino, letteratura e classico greco. Il tutto nello spazio di un'ora.
Ci sarebbe da ridere, se fosse una battuta. Invece è tragicamente vero e il ministero pretende anche che questo ridicolo esame sia una cosa seria, quando è palese che si tratta di una colossale truffa. Due sono le vie d'uscita: (a) considerare quest'esame una delle innumerevoli ridicolaggini inscenate da uno stato troppo imbecille per rendersi conto della sua idiozia e comportarsi di conseguenza, cioè recitare una parte con la consapevolezza di non stare facendo sul serio; (b) immedesimarsi tanto nella parte, come fa qualcuno dei colleghi, da non riuscire a cogliere il ridicolo in cui annaspiamo.
Io ho scelto la prima opzione, naturalmente. A parte il fatto che considero ridicolo lo stato al di là dell'esame, stando seduto su questa sedia da "Commissario interno" colgo fino in fondo la natura farsesca di ciò che faccio. Davvero il ministero pretende che in cinque minuti io possa verificare, valutare e quantificare anche solo una minuscola parte di ciò che dovrei? Davvero il ministero pretende che i miei colleghi "esterni" possano valutare le medesime cose in studenti con cui parlano solo per cinque rognosissimi minuti? Davvero crede il ministero che possa essere seria e motivata una valutazione, un voto attribuito in questo modo e in queste condizioni? Allora il ministero è stupido o in malafede o entrambe le cose.
Io non mi considero stupido e non voglio essere in malafede. Recito la mia parte, faccio finta di credere che le quattro nozioncine superficiali che lo studente riesce a farfugliare in cinque minuti possano soddisfare la ybris interrogatoria, la libido valutatoria, la voluttà docimologica del leviatano ministeriale. Fingo di non sentire il frullato di informazioni che vagolano nella mente dell'esaminando, scontrandosi come asteroidi impazziti a causa di un dislocamento planetario. Fingo che lo studente possa aver costruito in pochi mesi di scuola e un paio di settimane di "ripasso" un quadro organico e completo di conoscenze articolate e interconnesse, tanto da poter essere definito "maturo", ignorando che nessuna persona normale ha una conoscenza anche solo superficiale di un quarto delle cose che noi facciamo finta di pretendere dai candidati. Ai miei alunni, ai quali spero di aver almeno insegnato come non prendere sul serio quest'esame e il voto assurdo che ne consegue,  auguro di dimenticare presto questa fuorviante confusione di nozionismo becero e di italianissima arte di arrangiarsi, nella speranza di non aver fatto un danno talmente irreparabile da averli per sempre resi impermeabili a qualsivoglia curiosità culturale, curiosità che, spero, svilupperanno quando torneranno nel mondo delle persone normali, fuori da questo manicomio, seguendo le loro inclinazioni, i loro bisogni, le loro curiosità.
E che abbiano misericordia di noi.

13 febbraio 2013

Il papa ateo

Da qui al 28 febbraio la chiesa e il mondo si troveranno nella curiosa situazione di vedere seduto, sulla cattedra di Pietro, il primo papa dichiaratamente ateo. Certo è un paradosso e so bene che Ratzinger ateo non è o, meglio, non sa di esserlo, tuttavia nel fondo dell'annuncio fatto l'altro ieri c'è questa innegabile realtà. Da che chiesa è chiesa, infatti, ci è stato sempre insegnato che dovrebbe esistere una cosa, chiamata "Grazia di stato", che lo Spirito santo donerebbe con abbondanza a coloro che da Dio ricevono un incarico o un compito per porli nelle condizioni di portare a termine il loro incarico. Tale "Grazia" sarebbe stata donata alla madre di Cristo, agli apostoli, ai martiri e, appunto ai papi (oltreché ai vescovi e a tutti i cristiani, ciascuno secondo il proprio "stato"). Ratzinger, con le sue dimissioni, ha implicitamente ammesso di non aver la "Grazia di stato" per portare avanti il compito affidatogli. Di conseguenza se ne deduce che:
1) Dio si è sbagliato a far eleggere papa Ratzinger (quindi Dio si può sbagliare, e dunque non è dio);
2) Dio ha fatto eleggere Ratzinger e poi lo ha lasciato senza "Grazia di stato" (quindi si è dimostrato incapace di fare ciò che un dio dovrebbe fare);
3) Dio non voleva Ratzinger ma non ha potuto impedire che i cardinali lo eleggessero (in tal caso non è onnipotente, dunque non è dio);
4) Dio semplicemente non esiste o, se anche esiste, non mette lo zampino nelle nostre faccende e, tanto meno, nelle vicende del Vaticano.
Quindi il gesto di Ratzinger, comunque lo si voglia interpretare è una netta negazione di dio (e che Epicuro mi perdoni).

11 novembre 2012

18 ore e non sentirle

Non è successo nulla, non c'è nulla da festeggiare. Certo il "governo"  ha fatto marcia indietro, il "ministro" è stato costretto a far finta di aver salvato capra e cavoli, il "parlamento" si appresta a varare una "legge" nella quale l'aumento dell'orario di servizio per gli insegnanti non c'è. Eppure non c'è nulla da festeggiare.
Perché il danno è stato fatto. In un paio di mesi sono riusciti a far passare l'idea che i professori italiani sono una casta di privilegiati, gente che non lavora o che lavora poco, che percepisce un salario da nababbi (1.400 di media) per lavorare soltanto 18 ore a settimana e che, oltretutto si lamenta. La scuola è un postaccio perché è infestata da questi lavativi perdigiorno, ladri e fannulloni. Loro, "ministri" e "parlamentari", da brave e oneste persone che lavorano 18 ore al giorno hanno provato a costringere questi fannulloni a lavorare ma la casta dei prof è troppo potente. Hanno vinto i prof, ma non temano gli onesti cittadini, "verrà un giorno...".
È stato inutile difendersi, invocare il tempo passato a studiare, preparare lezioni, costruire questionari, correggere compiti, inventarsi strategie per far comprendere l'eleganza di Lucrezio o la passione di Petrarca o la modernità di Nietzsche. Tutto inutile perché un operaio quando sta a casa mica lavora... lui lavora otto ore al giorno in fabbrica e tu prof, invece, soltanto tre in media: LADRO!
Il prossimo anno un altro "governo", senza la pressione delle elezioni, un "governo" fatto di "parlamentari" milionari che per hobby rubano e scopano, o di "tecnici" criminali che non scopano e non rubano ma in compenso ballano e sghignazzano sulle tombe di coloro che sono morti per le loro ricette miracolose, questo "nuovo" "governo" approverà la stessa legge, perché la scuola, la cultura, il sapere vanno messi al loro posto, cioè sotto i loro grassi culi flaccidi. E il popolo bue che li avrà votati legittimandoli applaudirà, perché in questa guerra non ci sono né vinti né vincitori, solo morti. "E a culo tutto il resto".

23 ottobre 2012

L'Italia crede ancora nella magia

La sentenza che condanna gli scienziati, disegna, meglio di migliaia di parole, il quadro della cultura scientifica in Italia. Ovvio che da tutto il mondo ci guardino con un misto di ironia e preoccupazione: ironia per un paese che condanna chi non ha saputo prevedere la possibilità "concreta" di un terremoto, preoccupazione per questa scheggia impazzita di cultura medioevale nel cuore dell'Europa postmoderna.
Inutile ripetere le argomentazioni di chi sostiene che i terremoti non si possono prevedere se non con decenni di approssimazione. Inutile perché la cultura diffusa in questo paese (e quindi comune anche ai giudici) considera la scienza sullo stesso piano della magia o della religione. In fondo questo è il paese in cui nelle commissioni di bioetica siedono i teologi; è il paese che permette ai medici di "obiettare" al lavoro per cui vengono pagati coi soldi di tutti, anche di chi vorrebbe usufruire di quel lavoro; è il paese che chiama in televisione gli astrologi, i medium, i ciarlatani di ogni denominazione a discettare di tutto fornendo loro la corona di "esperto".
Non stupisce, dunque, che un giudice possa pensare che lo scienziato (che misura ogni giorno scosse di lieve entità, su tutto un territorio che è sismico dalle Alpi alla Sicilia) abbia il dovere, ogni giorno, di lanciare allarmi, far sgomberare città e intere regioni. Lo scienziato, in fondo, non è come l'astrologo, il mago o il prete?

22 luglio 2012

Raffadali MMXII


Carissimo Gaetano, da anni non ho (più) alcuna religione a cui appartenere, tanto meno appartengo al giacominismo (come non appartenni al cuffarianesimo). Il mio totale scetticismo anarchico sulla "democrazia" mi impone l'imperativo etico della non partecipazione al voto, senza togliermi il diritto (e il gusto) di osservare e cercare di capire. Del tuo intervento condivido pienamente l'idea di fondo che è assurdo pretendere di voler giudicare un'esperienza amministrativa dopo pochi mesi, sia in positivo sia in negativo (aspetterei almeno 12 mesi, prima) e che qualsiasi giudizio emesso adesso è più frutto di viscerale irrazionalità o tifo che di analisi politica. Certo l'amministrazione si sta muovendo a tentoni, deve liberarsi da qualche imbarazzante "padrinaggio", deve ancora capire la pancia di questo paese che, ahimè, non è più quello di Totò e Vittoria né quello di Nino Cuffaro né, nel nostro infimo, quello della mia e tua giovinezza. Qualche mossa l'amministrazione di Giacomo Di Benedetto la deve ancora ben ponderare: è vero che si vogliono distruggere due campetti sportivi (calcio e tennis) costruiti da pochi anni per costruire una nuova struttura? Non sarebbe meglio costruirne una aggiuntiva altrove? Che programmazione c'è dietro la riapertura del Villaggio? È solo una "operazione nostalgia" o c'è dietro una pianificazione economica e culturale? Io sono d’accordo con te: il Villaggio è una delle poche occasioni che il passato ci ha lasciato per tentare un rilancio di questa comunità, tuttavia proprio perché è una rara occasione, va governato con oculatezza, va tenuto lontano da una improvvisazione che lo potrebbe ulteriormente danneggiare, va considerato un “bene pubblico” e le mani rapaci di privati pronti a prenderlo in gestione vanno tenute alla larga in modo netto e chiaro. Io mi auguro che questo tentativo di rilancio, credo legato più a mozioni affettive che a razionali analisi politico-economiche, vada a buon fine, tuttavia penso che un’amministrazione che si pone sotto lo slogan della rinascita del paese abbia il dovere di cominciare a pensare con uno sguardo prospettico che vada al di là delle prossime elezioni regionali e che sia capace di abbracciare il futuro. Giacomo deve avere lo stesso sguardo prospettico di quando a Raffadali venivano costruiti il Villaggio, la Biblioteca comunale, il Palazzetto dello Sport, uno sguardo che superi il prossimo ottobre e che guardi alle prossime generazioni.
E qui vengo a un altro problema molto grave che tu sollevi: piazza Progresso. Mai nome fu più ironicamente inadatto. Ogni sera turbe di ragazzi e ragazzini ubriachi vengono masticati e sputati fuori; risse e pestaggi sono pane quotidiano; si vive nella più totale illegalità: alcoolici venduti ai minorenni, rumori assordanti (certo non musica) fino a tardissima ora, circolazione di sostanze stupefacenti nei giardinetti, insomma un caos sociale e culturale che la passata amministrazione s’è guardata bene dal governare. Tuttavia, mi spiace dirlo, questo non è un accidente di natura: questa è Raffadali, questa è la Raffadali che abbiamo costruito e voluto. Questi giovani alla ricerca dello sballo sono i figli dei nostri “valori”. Se insegniamo che conta solo il divertimento, che non serve studiare tanto poi c’è la raccomandazione che aggiusta tutto, che l’importante è esibire l’automobile, il “look” e il telefonino alla moda, non dobbiamo stupirci se poi vengono fuori certi comportamenti. Io piuttosto mi stupirei dei tanti giovani raffadalesi che non si inchinano proni e mansueti a quest’etica del vuoto e dello sballo, dell’abito di marca e delle scarpe col tacco (per poi camminare come tanti robot). Questa amministrazione ha il dovere morale, prima ancora che politico di porre un rimedio a questo scempio. Ma non credo che l’apertura serotina del Villaggio sarà un rimedio: il sindaco abbia il coraggio di far rispettare le leggi che regolamentano i rumori notturni, la vendita di alcoolici, l’occupazione di suolo pubblico. Il sindaco abbia l’intraprendenza politica di proporre alternative educative ai nostri ragazzi, di trasmettere il senso del rispetto di sé e degli altri.
Io non mi aspetto soluzioni messianiche e, come dicevo, ho scarsa fiducia nella capacità dei nostri “politici” di guardare al di là del proprio interesse immediato, tuttavia questa amministrazione ha un obiettivo facilissimo da realizzare: fare meglio delle amministrazioni che l’hanno preceduta negli ultimi venti anni: un compito facile facile, fare peggio sarebbe impossibile.

08 maggio 2012

Compagni avanti, il gran partito...

...noi siamo dei lavorator...
Ricordi da ragazzino: il canto dell'Internazionale accompagnava i comizi del senatore Di Benedetto, la sua faconda oratoria (che oggi, forse, definirei retorica) infiammava folle che avevano ancora nelle mani il ricordo bruciante del feudo e negli occhi i giorni gloriosi della sua redenzione. Ricordo il mare di bandiere rosse che accompagnava la "processione" del primo maggio. Ricordo il ritmo febbrile che scandiva le campagne elettorali: «Raffadali è rossa e rossa resterà». Lo ricordo e il ricordo scolora e sbiadisce nell'immagine odierna di un paese dove le liste di destra (seppur divise in tre schieramenti) raccolgono 6675 voti, mentre le liste di sinistra (e ci metto dentro anche il PD che per me, che mi sento seriamente di sinistra, non lo è affatto) raccolgono miseri 1976 voti. Qualcuno ha distrutto la sinistra raffadalese, quella vera, quella del sogno di una diversità storica. E mentre, ieri sera, un gruppetto di "compagni" rimpolpato da decine di ex cuffariani festeggiava la "liberazione dal cuffarismo" e la "vittoria della sinistra" con un sindaco che è tale grazie ai voti dei finiani, dell'UDC e del Movimento Autonomista di Lombardo, io pensavo al senatore Di Benedetto e, soprattutto, a quei contadini con le facce segnate dal sole che gridavano «...è rossa e rossa resterà». E ringraziavo il tempo per esserseli portati via prima di poter assistere a questo scempio del loro, del nostro sogno.

30 aprile 2012

I peggiori anni della nostra storia

Bisogna complimentarsi con i candidati raffadalesi. Intendo i candidati alla carica di sindaco e le centinaia di candidati consiglieri, naturalmente. Si sono impegnati, fino allo spasimo, credo, per produrre la peggiore campagna elettorale della storia raffadalese e - sia detto a loro merito - hanno conseguito un successo pieno e totale. Già l'essere riusciti a fare una campagna senza idee ha del miracoloso (a meno che non si vogliano considerare "idee" i contenuti delle patetiche foglie di fico chiamate con altisonanza "programmi"), ma hanno voluto strafare: hanno fatto una campagna becera, densa di meschinerie e insulti, una campagna fondata sul culto della personalità, senza, peraltro, personalità tali da meritare non dico un culto, ma nemmeno un po' di considerazione. In compenso hanno sporcato il paese (già lurido) con i loro manifesti e volantini, hanno costretto tutti a guardare le loro facce non proprio esteticamente prive di mende, hanno introdotto ulteriori elementi di divisione in una comunità che non ne aveva per nulla bisogno. Il peggio è che - lo sappiamo tutti - una volta passate le elezioni troveranno il modo di guadagnarci tutti, spartendosi quel poco di cosa pubblica ancora non graffiata e consunta dai loro famelici artigli e, come al solito, saremo noi cittadini a pagare le conseguenze del loro sporco gioco. Io, per parte mia, potrò solo vantarmi di non essermi reso complice, col voto, della loro nequizia!

23 aprile 2012

Perché è meglio non andare a votare...

A Raffadali il teatrino della politica ha trovato interpreti degni del miglior "grotesque". Vecchi arnesi della politica che fanno a gara per interpretare la voglia di novità che attanaglia i cittadini dopo decenni di amministrazioni del "ppi mmia chi cc'è?"; giovani già precocemente invecchiati che sconciano il paese con fotografie da cui traspare la loro famelica voglia di uno strapuntino da cui riuscire a strappare qualche brano di cosa pubblica da divorare; gente improbabile a caccia di qualche voto, a costo di rivoltare ogni angolo nascosto, alla faccia della decenza. Ci sarebbe davvero da divertirsi se questa gente, invece di candidarsi ad amministrare il nostro paese, si proponesse per proseguire le gare di "burlesque" tanto care a colui che li ispira tutti, destri e sinistri. I miei, pochi, amici di sinistra non hanno avuto finora il coraggio di chiedermi un voto, sanno che rinfaccerei loro l'alleanza con i postfascisti e, peggio, con gli eternodemocristiani. I miei, ancor meno, amici di destra si guardano bene dal chiedermi il voto, se vogliono restare amici. D'altra parte, in queste settimane più del solito, mi tengo alla larga dalla "piazza", non si sa mai... Ho una sola certezza: chiunque dovesse vincere riuscirebbe nel progetto di precipitarci ancor di più nella merda, per questo con coscienza serena posso continuare a praticare l'arte virtuosa del non voto.

16 aprile 2012

Bello, onesto, emigrato Australia...

È consolante vedere, in questi giorni, quanti miei concittadini abbiano a cuore le sorti di questo disgraziatissimo paese. Facce sorridenti (anche se, a dire il vero, inquietanti) ci sbattono in faccia i valori eterni dei politici: la famiglia, l'onestà, il bene pubblico, il progresso, la solidarietà... Se fossi un giovane idealista non saprei proprio per chi votare: tutti belli, onesti... peccato che non siano emigrati in Australia.
Se fossi un giovane idealista, dicevo. Ma ahimè ho qualche anno sul groppone e so bene che questi virtuosi candidati si trasformeranno in famelici seguaci della religione del "ppi mmia chi cc'è?", vera bandiera inalberata dai nostri amministratori di ogni colore. L'unica vera alternativa alla politica becera dei nostri pretendenti amministratori è il non voto.

16 novembre 2011

Fine della vergogna?

Mentre scrivo il nuovo governo sta giurando fedeltà alla repubblica, alla costituzione e alle leggi. Nello stesso momento giurano di esercitare le funzioni ministeriali nell'interesse della nazione. È davvero finito il ventennio berlusconiano? Certo la coglionaggine italiana è sempre pronta a trionfare su qualsivoglia barlume di buonsenso, tuttavia questa potrebbe davvero essere la volta buona. Mentre sfilano questi giovanotti non esulto certo per il governo Monti. Qualsiasi governo, di qualsiasi colore e orientamento politico, serve sempre gli stessi interessi, è sempre espressione delle stesse classi sociali, finisce per perseguire la medesima politica di conservazione e repressione. Certo mi sia concesso di esultare per la fine del governo Berlusconi, per tutto il male che esso ha rappresentato, per la sparizione di ministri orribili come Brunetta, Gelmini, La Russa, Romano e tutti gli altri che non sto qui a nominare. Non c'è speranza nel futuro, ma almeno c'è il desiderio di chiudere la porta su un passato vergognoso.

29 agosto 2011

Calciatori, miliardari, politici e coglioni

Ho capito poco della questione dello sciopero dei giocatori di football della Serie A italiana. Ho capito poco e meno me ne importa. Però una cosa credo di averla capita. È stato creato un mostro ed è stato dato in pasto al popolo bue. Così adesso il popolo bue non guarda più la luna (cioè il colossale trasferimento di ricchezza che si prepara con la "manovra", ricchezze che, tramite l'IVA e altri balzelli si trasferiranno dalle tasche del popolo bue alle tasche dei pochi ricchi di questo paese), adesso il popolo bue guarda il dito che la indica, cioè i calciatori che scioperano perché non vogliono pagare la tassa.
Un giorno un personaggio inquietante, servo del padrone di una squadra di calcio (che è lo stesso padrone che si prepara al colossale furto di cui sopra), ha avuto l'idea: ha denunciato i calciatori che non volevano pagare le tasse (poco importa che sia vero, loro, i calciatori, dicono di non aver mai detto questa cosa) e da quel momento i calciatori sono diventati il mostro. Tutti i coglioni sui social network si sono messi a spammare link contro lo sciopero dei calciatori e non si curano del fatto che il governo, i padroni, la classe dominante li stanno prendendo per il culo.
Mi fanno schifo i calciatori miliardari, mi fanno ancor più schifo i padroni, i politici, i ricchi che hanno spogliato l'Italia e adesso si preparano a scappare come topi dalla nave che affonda, ma più schifo di tutti gli altri mi fanno gli imbecilli che continuano a farsi prendere per il culo a ogni passo!

12 agosto 2011

Per superare la crisi ci vendiamo l'anima!

Nel bel mezzo della tempesta di questi giorni rischia di passare in sordina un secondo commissariamento dell'Italia, dopo quello noto da parte della Banca Europea, si tratta della definitiva vaticanizzazione dell'Italia. Lo ha detto chiaramente Tremonti, nel momento in cui ha annunciato di voler abolire (di fatto) le feste "laiche" e di voler mantenere in vita le feste religiose, con la scusa che, essendo previste dal trattato Italia /vaticano, non possono essere abrogate. Si arriva così al paradosso che la Costituzione italiana salvaguarda, tramite il famigerato articolo 7, le feste della chiesa cattolica, storica alleata del fascismo, ma non salvaguarda la festa di coloro che quella Costituzione hanno resa possibile lottando contro il fascismo stesso.
Quello italiano si troverà così a essere l'unico popolo che festeggia e ricorda miti improbabili persi nelle nebbie del tempo (dall'epifania all'immacolata concezione, dalla nascita del teantropo a "tutti i santi") e non ha memoria alcuna degli eventi storici che lo hanno liberato dall'oppressione, della nascita della sua forma di stato, del fondamento (il lavoro) della sua convivenza civile. Gli americani rinuncerebbero alla festa del 4 luglio? I francesi rinuncerebbero al 14 luglio? I tedeschi abolirebbero la festa, seppur recente, del 3 ottobre? Certo che no, perché ciò che definisce e unisce un popolo è più importante della religione che, da sempre, i popoli li divide e li schiavizza. Solo l'Italia, colonia culturale e politica del vaticano, riesce ad approfittare anche della crisi per vendere l'anima al diavolo.

26 luglio 2011

2386 sogni di fuga dalla scuola

Ho scoperto che un inusitato numero di colleghi sta studiando e impegnando le vacanze estive per preparare le preselezioni per il mitologico concorso per 2386 Dirigenti Scolastici (ossia Presidi, per chi ignorasse le storture della moderna terminologia scolastica). Non dispongo di un campione scientifico, ma non credo di sbagliare se dico che i candidati per quei posti eccederanno e di parecchio la disponibilità effettiva. Felice di sapere che tanti colleghi sentono dentro il pulsante richiamo alla dirigenza (richiamo che io non sento affatto; d'altra parte, come si dice, c'è chi è nato per studiare e chi è nato per zappare...), tuttavia non posso non considerare che questa improvvisa smania per il ruolo del dirigere può essere solo un segno della smania di abbandonare il mestiere dell'insegnare.
E allora capisco i miei colleghi. Il desiderio di gratificazioni economiche e sociali porta lontanissimo da un mestiere che i nostri ultimi governi hanno trasformato in qualcosa di cui vergognarsi. D'altra parte la scuola italiana degli ultimi anni, guidata dalla splendida intelligenza della ministra Gelmini, non può non indurre desideri di fuga in chiunque abbia un po' di buon senso. Un grande successo per la ministra, non c'è dubbio. Ancora qualche anno con lei e della scuola non rimarrà che un fumante cumulo di merda...

I nazisti lo facevano meglio dei leghisti


20 luglio 2011

Dieci anni dopo...

Dieci anni fa, in questi giorni, in Italia veniva realizzato un colpo di stato.
In realtà pochi se ne accorsero, pochi capirono che la violenza fascista della polizia consumata contro Carlo Giuliani e contro centinaia di inermi ragazzi mentre dormivano era il preludio all'insediamento di un potere corrotto e violento al vertice delle istituzioni e del governo italiano.
Da allora i tutori dell'ordine costituito hanno interpretato alla perfezione il loro ruolo. Dopo aver visto morire Carlo sul selciato di una piazza di Genova, abbiamo assistito alle cariche violente contro i ragazzi che contestavano la "riforma della scuola", ai manganelli contro i terremotati de l'Aquila, all'esercito mandato contro i cittadini italiani della Val di Susa (forse per celebrare i fasti di Bava Beccaris) e a decine di altri inquietanti segnali del potere fascista che ha sottomesso l'Italia. Nel frattempo è stato devastato il diritto del lavoro, è stato istituzionalizzato lo sfruttamento tramite il precariato, i contratti del pubblico impiego sono stati cancellati d'imperio, le università sono state ritrasformate in luoghi di selezione classista tramite il "numero chiuso" (chiuso solo per i poveri), la società civile è stata messa a tacere, i luoghi del potere sono stati occupati da un gruppo di approfittatori che poggiano il loro potere sul sopruso, sul latrocinio e sulla violenza poliziesca. Il capo del governo di quel 2001 è ancora oggi capo del governo... Cosa manca perchè anche il più dormiente dei dormienti si renda conto che da dieci anni questa non è più una democrazia?

16 aprile 2011

La fogna

Ancora una volta il presidente del consiglio attacca la scuola pubblica.

Lasciamo da parte la rflessione circa il fatto che, avendo giurato sulla Costituzione, il suo compito sarebbe difendere quella che Calamandrei definiva un “organo costituzionale”: sappiamo che per berlusconi la Costituzione è “sovietica” e se dipendesse da lui la cancellerebbe.

Lasciamo da parte il ruolo che la scuola pubblica ha avuto e continua ad avere in Italia, ossia la diffusione della cultura e la formazione della coscienza nazionale: per lui la cultura è “chi vuol essere milionario” e la coscienza nazionale il “bunga bunga”.

Lasciamo perdere anche la considerazione circa la funzione sociale della scuola, cioè di favorire la mobilità tra le classi: sappiamo che per berlusconi è assurda la pretesa del figlio dell’operaio di voler essere uguale al figlio del professionista.

Allora come considerare questa nuova uscita del barzellettiere di Arcore? Escludendo che si tratti si semplice follia è una manifestazione ulteriore di quella volontà di dissoluzione che ha colto l’uomo ormai da tempo. Sentendo avvicinare il tempo della sua fine (politica e biologica) vuole distruggere le poche cose ancora non insozzate dalla sua sporcizia. Lo stesso atteggiamento che lo porta a insozzare giovani ragazze per trascinarle con sé nel gorgo fognario che è diventata la sua e la nostra vita.

03 aprile 2011

“Non fate parlare quella handicappata del cazzo!”

Non fate parlare quella handicappata del cazzo!”... Con queste nobili parole alcuni deputati leghisti hanno reagito al tentativo della deputata disabile Argentin di parlare nell'aula del parlamento italiano. “Non fate parlare quella handicappata del cazzo!”... non è solo espressione della volgarità che appartiene nativamente e inscindibilmente alla "Lega Nord": se così fosse non ci sarebbe di che meravigliarsi; da "la lega ce l'ha duro" a "fora da i ball", conosciamo la rozzezza e l'ignoranza dei leghisti. No. “Non fate parlare quella handicappata del cazzo!”... è molto di più. È il segno del degrado civile di un popolo. Chi vota per persone capaci di pronunciare queste parole è molto peggio di colui che le pronuncia. L'elettorato leghista non è solo rozzo e ignorante, non è solo egoista e schifoso. No: il leghista, dal deputato a chi lo vota, è indegno di appartenere all'umanità, si trova ben al di sotto di ciò che chiamiamo civiltà: nuota beato nel mare della merda!

26 marzo 2011

La soluzione finale

Il ministro degli interni e il ministro degli esteri vorrebbero rispedire i profughi nordafricani a casa loro con una mancia da 2000 euro in tasca e chi s'è visto s'è visto: non sono più problemi nostri. Il ministro delle riforme vorrebbe semplicemente rispedirli a casa loro con grandi operazioni di deportazione di massa (peccato che il buon Eichmann sia stato ammazzato, altrimenti poteva organizzare lui la cosa). Il governatore della Sicilia parla di mitra e di bande di nordafricani che scorrazzano pericolosamente per la Sicilia (forse è la memoria biologica delle incursioni dei corsari barbareschi). Insomma la guerra nordafricana, oltre ad aver risvegliato i guerrafondai assopiti di casa nostra (Ferrara) e di altre case (Luttwak), sta riportando in auge i più pericolosi istinti razzisti e nazisti dei politici italiani. A quando la ricerca di una "soluzione finale"?