05 gennaio 2010

Via dello sterco

Sono perfettamente d’accordo con la sindachessa di Milano che vuole intitolare una via della sua città al noto latitante Bettino Craxi. La sindachessa giunge fino a paragonare il Craxi a Giordano Bruno. Non il calciatore Bruno Giordano, che ha avuto a che fare più volte con la giustizia italiana, ma proprio il filosofo nolano torturato e bruciato vivo da santa madre chiesa nel 1600 per le sue idee.

“Se Giordano Bruno ha tante vie dedicate in tutta Italia, perché  Bettino Craxi no?” Questa l’argomentazione della sindachessa. E io la condivido.

Con un distinguo. Se la toponomastica è specchio della cultura e della civiltà di un popolo, l’Italia attuale dovrebbe intraprendere una rivoluzione in questo campo. Si cancellino le vie dedicate a Giordano Bruno, al XX Settembre, al XXV Aprile, ai martiri del Risorgimento e a quelli della Resistenza, ai padri della Costituzione, ai filosofi, ai liberi pensatori…

Si cambino i nomi a tutte le strade.

Via Giordano Bruno diventi via Bettino Craxi.

Via Ferruccio Parri diventi via Licio Gelli.

Via XX Settembre si ribattezzi in via Pio XII.

Via Garibaldi sia riconvertita in via Umberto Bossi.

Via Karl Marx sia santificata, diventando via Gianni Baget Bozzo.

Corso Vittorio Emanuele II, ovviamente, si chiami - più adeguatamente - corso Silvio Berlusconi.

E via Italia? beh, naturalmente dovrebbe già essere chiamata via dello sterco.

25 dicembre 2009

Servi di uno e di nessun altro

Se il papa avesse al suo servizio un Bonaiuti o un Capezzone, staremmo freschi. Oggi riempirebbero i telegiornali per dire a tutto il mondo che la donna malata di mente che ha tentato di aggredire il papa è stata mossa non dai suoi fantasmi psichici ma dal "clima d'odio" che avvolge il pontefice.
Se il papa avesse al suo servizio un Bonaiuti o un Capezzone, ci direbbero che la colpa è di tutti quelli che osteggiano il papa. Darebbero la colpa agli ebrei che hanno criticato la decisione di canonizzare Pio XII, darebbero la colpa ai liberi pensatori, che criticano la dogmaticità di questo papa, darebbero la colpa ai dissidenti interni della chiesa che chiedono un ritorno alla stagione conciliare.
Se il papa avesse al suo servizio un Bonaiuti o un Capezzone, le loro dichiarazioni a reti unificate ci istruirebbero sul fatto che il clima d'odio deve essere messo da parte e che, di conseguenza, tutti dovremmo diventare cattolici e papisti, gli ebrei dovrebbero convertirsi, idem gli islamici, per non parlare degli atei che dovrebbero entrare negli ordini religiosi e fare penitenza tutta la vita.
Se il papa avesse al suo servizio un Bonaiuti o un Capezzone... Ma, grazie al cielo, di Bonaiuti e Capezzone non ce ne sono altri e, quelli che ci sono, sono già servi di qualcun altro.

15 dicembre 2009

La distanza fra la libertà e l’Italia

michelle obama - Google Immagini_1260886482086 Da qualche mese su Google, digitando nel campo di ricerca "immagini" le parole "Michelle Obama", viene restituita questa pagina di risultati. Tra le immagini campeggia una immagine veramente vomitevole, la moglie del presidente americano ritratta con le fattezze di una scimmia, secondo le più becere e razziste tendenze della destra americana che alla first family non perdona il colore della pelle. La destra razzista sfoga così il suo odio attraverso un razzismo indecente e ignobile ma...

Ma a nessuno viene in mente di cancellare quell'immagine.
Già, quella americana è una società diversa, che prende sul serio la parola "libertà di espressione" che rispetta il primo emendamento a ogni costo, perché la libertà di espressione è il valore fondante della democrazia americana, e va difesa anche a costo di difendere con essa questi vomitevoli imbecilli razzisti.
Quanta differenza con le pseudoverginelle isteriche del nostro parlamento che si apprestano a una colossale operazione di censura approfittando della torbida vicenda milanese.
Sì, torbida, perché a questo punto conviene riflettere sul fatto che il colpo che ha ferito Berlusconi è stato un ottimo casus belli per colpire il paese con la peggiore censura dai tempi del fascismo. E allora, da vero malpensante, non posso non riflettere sul fatto che il servizio di sicurezza non ha funzionato a dovere, che è stata creata l'aspettativa adatta al "colpo", che, in fondo, in cambio della normalizzazione di stampa e internet, un paio di denti rotti non è un gran prezzo da pagare. Devo dirla per intero? Comincio a sentire una gran puzza di letame dietro questa faccenda.

14 dicembre 2009

Se questo è un duomo

L’episodio del ferimento di Berlusconi è un episodio grave e pericoloso. Non per la ferita in sé che sembra essere poca cosa, non per il feritore che – a quanto dicono – ha problemi mentali, non per il “clima” che peggio di com’era fino a ieri pomeriggio non potrebbe diventare, non per il gesto  che è comunque deprecabile, non per le ripercussioni politiche visto che in Italia la politica è quello che è.
No, il vero pericolo è per quel poco di democrazia che rimane in questo paese. Già ieri, il ministro La Russa dava la colpa a “gruppi editoriali” (leggi La Repubblica), il vicesindaco di Milano dava la colpa ai “centri sociali” (ormai li accusano di tutto, anche del buco nell’ozono), tutti se la sono presa con Di Pietro che non ha espresso solidarietà incondizionata a colui che fino a pochi minuti prima era il golpista in erba, qualcuno ha dato la colpa addirittura ai giudici (e non al bar dello sport, ma in pieno CSM). E poi, ancora, si è parlato contro l’opposizione “violenta” contro i social network che diffondono l’odio, contro l’estrema sinistra, contro gli anarchici, contro i giornali, contro i siti web, contro, contro, contro.
Il duomo scagliato contro Berlusconi sta diventando il pretesto per la più violenta e pericolosa campagna di repressione politico-opinionistica degli ultimi decenni, roba che nemmeno ai tempi dell’omicidio di Aldo Moro. Il paese (o almeno metà) ferito, chiede una stretta energica, la polizia scalpita coi manganelli roteanti, il mostro (web, giornali, opposizione, giudici...) deve essere fermato a ogni costo.
Ecco il pericolo: si sono già sentite richieste di "oscuramento" di siti web e social network, ci vuol poco a mandare la polizia nelle redazioni, a dare mandato ai prefetti di chiudere le sedi dei movimenti e dei partiti politici, a proibire ogni voce dissonante in un ulteriore tentativo di imporre, con la violenza e grazie alla violenza, il coro di regime.
Il 3 gennaio è vicino, non dimentichiamolo!

03 dicembre 2009

Lombroso aveva ragione?

 

L’esistenza, talvolta può essere dura, se non addirittura drammatica. Ma potrebbe essere ancora peggiore. Figuratevi se invece di nascere nella vostra attuale condizione vi fosse capitato di nascere Javier Lozano Barragan. A parte considerazioni di tipo lombrosiano, il cardinale è uno capace di dire cose di questo tenore: «la condotta di chi compie e pratica un aborto è sicuramente più grave di chi compra un revolver nell'armeria», oppure: «trans e omosessuali […] magari non sono colpevoli, ma agendo contro la dignità del corpo, certamente non entreranno nel Regno dei Cieli», o – infine - «ogni aborto, in quanto soppressione di una vita umana, è un crimine, un delitto e merita una punizione». Chi volesse passare cinque minuti in relax facendo qualche sana risata può leggere l’intervista integrale.

E poi dicono che i cardinali non servono a nulla!

28 novembre 2009

Cui prodest?

Io non c’ero. Lo confesso senza un filo di vergogna, non sono andato alla megamanifestazione indetta dal presidente della provincia di Agrigento per sostenere il mitologico aeroporto di Licata.

Non ci sono andato perché mi sembra una presa per il culo una manifestazione indetta da un presidente di destra, in una regione di destra, in una nazione governata dalla destra. Hanno tutte le leve del potere? Se davvero lo vogliono, lo costruiscano questo aeroporto! Se non lo costruiscono significa che non riescono a farlo, quindi, manifestando, non fanno altro che rendere manifesta la loro incapacità.

Non ci sono andato perché, contrariamente a quello che pensa il ministro Brunetta, sono rimasto a scuola a lavorare, mentre tutti i politici che dovrebbero lavorare per il loro aeroporto erano a passeggiare al viale.  Mentre i ragazzi delle scuole sono stati invitati dai politici a disertare le lezioni per “fare numero”, da utili idioti, alla loro manifestazione.

Ma non ci sono andato soprattutto perché lo ritengo una colossale idiozia.

Un aeroporto che servirebbe un bacino di utenza corrispondente a circa metà della provincia di Agrigento e un quarto di quella di Caltanissetta. Chissà, per esempio, se gli abitanti del saccense preferiranno due ore di scomoda e pericolosa statale per andare a Licata o un’ora di autostrada per arrivare a Punta Raisi…

Un aeroporto che, se anche fosse costruito, farebbe decollare un paio di aerei di linea al giorno, forse.

Un aeroporto che costerebbe un pozzo di denaro pubblico, che richiederebbe continui finanziamenti pubblici alle compagnie aeree per farle rimanere nonostante l’evidente antieconomicità.

Un aeroporto che, nonostante le balle raccontate, non rilancerebbe il turismo di una provincia senza alberghi in grado di accogliere un turismo residente, con un mare devastato da villette private e privo di strutture di accoglienza, con una valle dei templi che da sola non può tappare tutti i buchi, visto che il turismo “mordi e fuggi” proveniente da Palermo, Catania o Siracusa, riesce benissimo a fruirne senza doversi fermare a dormire.

Un aeroporto che nascerebbe già moribondo e che non salverebbe dall’isolamento la provincia. Per questo servirebbero piuttosto delle strade comode, sicure, razionali, tali da collegare la provincia alle grandi città dell’isola in tempi ragionevoli e senza rischiare la vita. Ma se si parla di strade i politici sbuffano. L’aeroporto è un bel sogno da sventolare per illudere i fessi, le strade sarebbero un loro ovvio dovere e il fatto che le strade non ci siano dimostra quanto sia imbelle la classe politica agrigentina, a tutti i livelli.

Allora, a chi serve l’aeroporto? Chi ci guadagnerebbe?

A vedere lo stuolo di famelici politici con l’acquolina in bocca che hanno animato la manifestazione, un piccolo sospetto mi sorge!

04 novembre 2009

Crucifige!

Ciò che penso del crocifisso nelle aule scolastiche e nei tribunali l'ho già detto in altre occasioni. In quanto simbolo religioso appartiene solo a una parte del mondo cristiano (molte chiese riformate non lo hanno assunto in quanto simbolo), non appartiene ai non cristiani e tantomeno appartiene a chi non si riconosce in nessuna religione. Uno stato laico dovrebbe essere neutrale rispetto ai simboli religiosi. Coloro che sostengono che il crocifisso è simbolo non di una religione ma "della nostra cultura, delle nostre radici", nemmeno si accorgono di quanto il loro ragionamento sia blasfemo. Anche i tortellini, la pizza, il Colosseo,  la lupa, sono simboli della nostra cultura e delle nostre radici, ma non credo che un vero credente sarebbe contento di vedere il simbolo della propria fede trattato in questo modo. Se i cristiani sono contenti di vedere il crocifisso ridotto a oggetto di arredamento (nelle scuole è catalogato tra gli "arredi scolastici"), fatti loro.
Delle polemiche di questi giorni mi colpisce soprattutto una cosa: l'atteggiamento e le argomentazioni di coloro che difendono il crocifisso come oggetto di arredamento. Spigolando su internet ho trovato commenti di questo tenore: "se ci tolgono i crocefissi noi mettiamo i salami", "Non sono razzista ma non amo che chi entra a casa mia mia dia ordini... abbiamo uno stato di merda! E questo è il risultato! Chi mette i porci in casa si trova merda ovungue! (sic)", "vediamo se tolgono le immagini sacre, in arabia saudita" (ah, se a scuola si studiasse la storia delle religioni!!!), "se dicono che i genitori di altre religioni non gli vanno bene che TORNINO A CASA" (studiare un po' di grammatica e sintassi a scuola, invece di perdere tempo a contemplare il crocifisso non farebbe male!). Tutti commenti, come si vede, improntati a genuino spirito cristiano. Se sono questi i figli di una cultura disseminata di crocifissi e altre pasture religiose, probabilmente staremmo molto meglio senza.

13 ottobre 2009

Tu chiamale erezioni

Da bravo imprenditore, il cavaliere ha preso l’appalto della democrazia. In fondo si trattava di un cantiere così disastrato che nessuno più aveva il coraggio di lavorarci dentro. Nel migliore dei casi alcuni vecchietti ne contemplavano, dall’esterno, lo sfacelo. Il Cavaliere, in questo cantiere aperto ormai da 61 anni, è entrato con il piglio del decisionista.

Naturalmente, dopo tanto tempo, le case già costruite erano inservibili e, quindi, senza pensarci un attimo e senza chiedere il parere alla soprintendenza, il cavaliere palazzinaro ha abbattuto tutto. Ha fatto piazza pulita e ha chiamato i bulldozer a sgombrare le macerie. Qualcuno ancora resiste chiuso nelle sua casetta diroccata ma, tra poco, sarà convinto con le buone o le cattive a togliersi di mezzo e far spazio al futuro.

Perché il cavaliere è pronto a ricostruire. Una bella democrazia fatta di villette monofamiliari, ciascuna con giardino e palizzata per proteggersi da vicini e passanti. Una democrazia con grandi viali alberati pieni di aiuole e controllati da moltissime pattuglie di polizia, perché agli abitanti interessa la sicurezza. Una democrazia con grandi parchi-gioco, televisioni via cavo, centri commerciali, cosicché i suoi inquilini abbiano tutte le loro giornate programmate e non debbano nemmeno fare la fatica di pensare.

Una bella democrazia modellata da lui, tutta somigliante a lui, con il suo benedicente sembiante pronto a far capolino da ogni teleschermo e da ogni muro per suggerire, sorridendo, ai suoi inquilini: «Tutto va bene, tutto è ordinato e sereno, tutti siamo ricchi e felici!».

Il resto? Vecchi orpelli per gente vecchia che ha una vecchia concezione della democrazia. L’importante è che lui garantisca per la democrazia e la libertà; che importa tutto il resto?… quanto alle elezioni, ovviamente non serviranno più! Meglio, molto meglio, le erezioni

05 ottobre 2009

La grande manifestazione del PDL

Mentre ormai nessuno più dubita del fatto che si dovrà tenere la grande manifestazione del PDL a sostegno di Berlusconi, qualche dubbio serpeggia ancora su tre importanti questioni collegate.

1) Anzitutto i temi su cui orientare la grandiosa adunata di massa. Essendo una manifestazione del Partito della Libertà, si chiederà libertà di escort, libertà di corruzione di giudici, libertà di compravendita di “giornalisti”, libertà di censura delle trasmissioni sgradite. Naturalmente tali libertà non potranno essere assicurate a tutti. Un apposito “Lodo” è già pronto per limitare tali libertà a una sola persona; lo slogan è già pronto “Silvio Libero”, anche se qualcuno esprime qualche dubbio su eventuali messaggi subliminali.

2) Un’altra questione è quella della data, ma un mio amico ha provveduto proponendo il 28 ottobre, riscuotendo grandi e unanimi consensi.

3) Infine, la questione più importante: i numeri. In frenetiche riunioni si sta decidendo quanti saranno gli italiani presenti alla manifestazione. Feltri ha già preparato la prima pagina del “Giornale” con il titolo «40 milioni di italiani in piazza per Silvio». Per non essere da meno, Fede ha già girato il servizio di punta del TG4 in cui si afferma che «quasi 60 milioni di italiani erano presenti alla grandiosa manifestazione di libertà». Vistosi messo alle strette, il direttore del TG1, Minzolini, ha preparato un editoriale sobrio e imparziale nel quale sottolinea come «più di ottanta milioni di italiani hanno manifestato per urlare a pieni polmoni il loro amore e la propria devozione a SILVIO BERLUSCONI» (il direttore sta cercando una maniera per far sentire le maiuscole tramite la voce). Tuttavia il centro comunicazioni del PDL esprime qualche lieve perplessità, qualcuno potrebbe pensare che i liberi giornalisti di proprietà del premier diano notizie leggermente esagerate.

04 ottobre 2009

«Avevamo previsto il disastro»

Il presdelcon si è appena vantato a Messina, davanti a decine di morti e dispersi, che lui e il suo governo avevano previsto il disastro. Qualcuno dovrebbe spiegargli che, se non avevano previsto il disastro sono semplicemente degli incapaci e che, se avevano previsto tutto e non hanno fatto nulla, sono dei criminali. Ho l’impressione che in costui cervello e lingua siano scollegati.

02 ottobre 2009

Escort Italia

«Cavolo», mi son detto, «vuoi vedere che le istituzioni funzionano?»

Oggi un membro della maggioranza, ma soprattutto presidente del Senato della Repubblica, ha detto le parole che tutti ci aspettavamo: “Siamo nella palese indecenza”.

«Finalmente», penso,  «un’alta istituzione del paese riesce a superare i vincoli di appartenenza e ritrova il coraggio di dire alto e forte che siamo tutti stanchi di escort ed escortieri»

Già mi preparavo a dover ritrattare tutto il male che penso della democrazia quando ho letto meglio.

L’alta istituzione diceva tutt’altro. Non è indecente chi va a escort, è indecente, per lui, chi fa sapere che c’è andato.

Mi spuntano alcuni punti interrogativi sulla testa, come nei vecchi fumetti, ma almeno posso tranquillamente continuare a pensare che la democrazia non funziona e che è solo un grande escortaio.

29 settembre 2009

Pesi e misure

Il presidente della squadra di calcio di Agrigento, dopo aver dichiarato che un mafioso era suo “amico fraterno”, ha subito il DASPO per 5 anni (non potrà entrare negli stadi). Sacrosanto!

Cosa avrebbero dovuto fare a chi dichiarò che un boss mafioso era “un eroe”?

Anche a lui hanno dato cinque anni. In Parlamento, naturalmente.

27 settembre 2009

L’opposizione in tasca

Povero PD, dopo anni passati a votare a favore di tutte le più sporche e fasciste guerre di Berlusconi e dei suoi compari (Bush, Blair… tutti scomparsi dalla scena, solo noi ci teniamo ancora Berlusconi, magari in Egitto governa ancora Tutankhamon…), dopo anni passati a far la faccia responsabile per non sentirsi accusare di essere anti-italiani, dopo aver taciuto davanti alle bare di tanti soldati mandati al macello nelle guerre per il petrolio e per il controllo di oleodotti e gasdotti (qualcuno pensa che stiano in Afghanistan per la democrazia?), dopo tutto questo si ritrova con Berlusconi che accusa l’opposizione di essere «un'opposizione che brucia in piazza le sagome dei nostri soldati, che inneggia a meno sei... è inaccettabile. Vergogna, vergogna, vergogna». Ha un bel dire la badante di turno (Bonaiuti, Bondi, Capezzone… uno di questi che hanno la stessa faccia:  non dico che faccia hanno) che il bizzoso  cavaliere intendesse parlare degli estremisti, da che mondo e mondo l’opposizione siede in parlamento e, nel nostro parlamento, a sinistra non ci sono nemmeno i classici cessi in fondo.

Ma una spiegazione c’è. La mente del cavaliere ogni tanto si inceppa, lo riporta a qualche anno fa. Il bizzoso utilizzatore finale ricorda molto bene episodi di 15 o 30 anni fa ma fa fatica a rendersi conto del mondo in cui vive. Attenzione, per evitare querele, sottolineo che non sto accusando il premier di demenza senile. Non è affatto vecchio!

20 settembre 2009

W la squola e la zua ministtra

 

La squola e inizziata da cualche giorno è gli genitori dei aluni stano comincianto 1253109447332_img1accapire cosa sucederà nelle clasi dei pampini e dei racazzi itagliani. In morti istitutti nci sarano clasi con pen piu di 30 racazzi con pocche posibilita di secuire in moto ciusto le lezzioni dei proffesori. I stessi profesori, poi, dovrano fare gli salti mordali per riuschire affare lezzione coretamente, perche sarano costreti ammuoversi da una squola allaltra, dovento acetare catedre spalmatte su piu squole, asciegliere tra il sequire i racazzi che mostano delle difficoltezze opure accercare di pottare avanti tuti ghli altri racazzi. Morti profesori, poi, resterano sensa lavoro, perche, per rispararmare, sono statte taghliate deccine di mighliaia di catedre, lascianto accasa tandi docendi preccari. La cualità della squola itagliana sara moltisimo piu basissima rispeto alle squole deghli altri statti europpei e ocidentali. In compenzo, pero, la ministressa acontentera molte perzone. Il ministo Tremonti che conzidera la squola una muca da muncere; i pretti che vedrano le loro squole arichirsi di finanzimendi dello statto; un notto patrone di televizioni che e morto condendo se gli itagliani sarebbero molto ingorantissimi, così continueressero avvotarlo per senpre. Inzomma un glande miraccolo si sta realizanto soto i nostri ochi.

E pre quelo che ricuarda i racazi, le famighlie e i profesori, per uzare le parolle di un’altro ministo, che vadano a morire ammazzati.

15 settembre 2009

Il miracolo semantico di papi

Stasera papi silvio consegnerà  le case ai terremotati. Un vero miracolo, dicono. Ma in cosa consiste il miracolo? Come hanno fatto papi silvio e il suo profeta a consegnare in così poco le case ai terremotati?

Non si tratta di un miracolo edilizio ma di un miracolo semantico. A ben guardare, saranno consegnate alcune decine di “case in legno” (peraltro costruite dalla croce rossa e dalla provincia di Trento), quelle che nei terremoti dell’era pre-silvio si chiamavano “baracche”. Ecco il miracolo!

Però, almeno in questo caso, papi s’è tenuto basso. Perché non chiamarle palazzi, ville, regge?

Anzi, propongo a papi altre metamorfosi semantiche. Chiamiamo il viagra “aspirina”, chiamiamo il licenziamento “vacanza”, chiamiamo i mafiosi “allevatori di cavalli” e, infine, chiamiamo il presidente del consiglio “sire”.

Vivremo, senza dubbio, in un paese migliore!

14 settembre 2009

Qui non si parla di politica

La ministra dell’istruzzzione dice che a scuola non devo “fare politica”… che significa?

Capisco che la ministra non sappia cos’è la politica, forse nessuno glielo ha mai spiegato, però  ho come l’impressione che per lei “non fare politica” corrisponda ad “non avere opinioni”. L’insegnante per lei deve essere un funzionario, un ripetitore di lezioni, un burocrate del nozionismo che ripete ogni giorno, ogni anno, le stesse cose, con il medesimo grigio disinteresse, senza passioni, senza opinioni, senza volontà.

La ministra ha della politica l’idea di una cosa sporca (d’altra parte ha imparato a fare politica dentro Forza Italia, la capisco…), della scuola, poi, ha idee molto confuse, meglio non parlarne.

Qualcuno (non io, non amo le missioni impossibili) dovrebbe spiegarle che a scuola i ragazzi devono imparare a formarsi delle opinioni, a formarsele da soli e  a non accettare passivamente quelle che vengono loro imposte dai mass media del padrone. Certo non impareranno a formarsi delle opinioni apprendendo da maestri che non hanno opinioni proprie. Lo diceva anche don Milani.

Alla ministra, invece, piacerebbe una scuola con tanti bei cartelli: “Qui non si parla di politica”, come ai tempi del fascismo. Che ci sia una relazione di qualche tipo?

09 settembre 2009

Onestà pretesca

Molte cose si possono dire della chiesa e dei preti, ma non che non capiscano le cose prima degli altri e meglio degli altri. Certo, poi stravolgono la semplice verità a proprio uso e consumo, ma questa è un’altra storia.

La Sacra Congregazione per l’Educazione Cattolica ha espresso, facendo finta di nulla, un giudizio estremamente significativo sulla realtà religiosa e sul ruolo della chiesa. I prelati hanno detto in sostanza che la fede religiosa può prosperare solo nell’ignoranza.

In che altra maniera, altrimenti si potrebbero interpretare queste parole: «se l'insegnamento della religione fosse limitato ad un'esposizione delle diverse religioni, in un modo comparativo e neutro, si potrebbe creare confusione o generare relativismo o indifferentismo religioso»?

Dicono i prelati che se ai bambini e ai giovani vengono presentate le diverse religioni e vengono fornite loro tutte le informazioni, alla fine divenuti adulti, saranno indifferenti alla religione. Solo bambini cresciuti nell’ignoranza e nel fanatismo monoreligioso diventeranno, da adulti, uomini di fede.

Complimenti ai prelati vaticani, una simile onestà me la sarei aspettata dagli amici dell’UAAR, non certo da loro.

05 settembre 2009

Garbage time

Negli sport americani è quello che si chiama il "garbage time" cioè il tempo spazzatura, quei minuti di una partita che si giocano perché si devono giocare, nonostante il risultato sia deciso. Nel derby milanese della scorsa settimana il garbage time è cominciato a metà del primo tempo: 60 minuti di spazzatura con un Milan sconfitto e un’ora da giocare senza nessuno scopo.

Il nostro tempo odierno è il garbage time del berlusconismo. Oddio, a dire il vero tutta la parabola berlusconiana è disseminata, cosparsa, coperta di puzzolente spazzatura, ma i fatti di questi ultimi mesi hanno portato alla superficie il peggio che si possa concepire della spazzatura nazionale.

Guardiamo avanti, allora, a quando Berlusconi – per motivi politici o per motivi biologici – sarà tolto di mezzo. Cosa rimarrà di questo tempo?

Ovvio, resterà la memoria di tanta, tantissima spazzatura, spazzatura legata al nome e al volto del satrapo di Arcore. Però l’Italia, si sa, è senza memoria e in pochi mesi scorderà Berlusconi e tutto il suo baraccone, negheranno persino di averlo votato!

Ma resterà qualcosa di peggio. Resteranno intere generazioni che saranno nate e cresciute in mezzo a questa immondizia. Resterà la generazione di “Amici”, del “Grande Fratello”, dei reality, delle liti e delle tette, delle veline e dei calciatori miliardari. Resteranno generazioni convinte che Fede e Vespa siano giornalisti, che il TG1 e “Il Giornale” siano testate informative.

Resteranno generazioni convinte che la moralità sia l’ostentazione di una religiosità esteriore o di un rispetto interessato ai capi religiosi. Resteranno generazioni incapaci di comprendere concetti come verità, giustizia, uguaglianza, libertà. Resteranno generazioni convinte che l’unica cosa che conta nella vita sia scopare con un potente, essere figli di un potente, essere servili con un potente.

Resterà una società marcia fin nelle più recondite pieghe del suo tessuto, resterà l’Italia di Berlusconi, insomma. Chissà come se la riderà il satrapo, dentro il suo triste mausoleo, sapendosi circondato da quello che tanto ha amato in vita.

29 agosto 2009

La testa della scuola pubblica

Crollano, una dopo l’altra, le colonne che sorreggono l’edificio del potere berlusconiano. Due, però, sono le colonne portanti del suo potere: l’alleanza di potere con la chiesa cattolica e il controllo dei mass media. Non è un caso che, mentre tutto attorno cade in macerie, Berlusconi si dedichi con ossessiva attenzione al controllo della TV e all’intimidazione dei giornali. L’assalto a Raitre, l’intimidazione a «La Repubblica», l’attacco volgare al direttore de «L’Avvenire», si iscrivono in questo disperato tentativo di salvaguardare uno dei cardini del potere berlusconiano. Senza il controllo totale dei mass media non esiste la possibilità di elevare la menzogna a sistema, cioè non esistono né Berlusconi né il berlusconismo.

Oltretutto, in questo periodo, i rapporti con la chiesa cattolica sembrano incrinarsi. Forse anche alla chiesa cattolica, che notoriamente è di bocca molto buona con gli uomini di potere, l’immoralità berlusconiana appare eccessiva e sembra che i vescovi stiano scaricando lo scomodo alleato. Ma se perde i cattolici Berlusconi perde un puntello essenziale del suo potere; di conseguenza, non può permettersi di lasciarsi sfuggire questa alleanza strategica nata all’indomani del crollo della DC.

Appare ovvio, oltretutto, che la chiesa cattolica, con il suo noto fiuto politico, abbia avvertito il fetore cadaverico che ammorba Palazzo Chigi e che si stia preparando a montare su un altro cavallo. Magari cercando di sfruttare fino alla fine il morente regime. D’altra parte, vista la debolezza di tale potere, la chiesa cattolica può alzare il  proprio prezzo ed estorcere qualcosa d’importante per sé.

C’entra qualcosa, con queste riflessioni, il fatto che ieri la ministra Gelmini si sia precipitata a Rimini per offrire su un piatto d’oro la testa della scuola pubblica alle festanti folle cielline? La distruzione della scuola pubblica a favore delle scuole cattoliche potrebbe essere l’ultimo colpo di coda del mostro morente, l’ultima ferita inferta alla libertà di questo paese che non ha mai amato la libertà, la testa che il lascivo Erode offre prima di precipitare nel suo abisso.

28 agosto 2009

Saprofilia

Censura, razzismo, egoismo, ignoranza, corruzione, immoralità, clericalismo, distruzione del senso civico, incapacità dell’opinione pubblica di accorgersi della crisi inarrestabile della “democrazia”. Cosa sta diventando l’Italia? Molti ci poniamo questa domanda.

L’Italia è abitata, governata, da un marcescente organismo saprofilo che l’ha trasformata nel suo ambiente vitale elettivo.

Un organismo che vive della distruzione, del degrado, della corruzione. Un mostruoso organismo spinto da una pulsione tanatofila, da una cupidigia di marciume, da una voluttà di degrado.

Un organismo malato e prossimo alla morte che distrugge tutto prima di andarsene, costretto dall’immanenza della sua decomposizione: «voleva che la sua roba  se ne andasse con lui, disperata come lui».