04 novembre 2009

Crucifige!

Ciò che penso del crocifisso nelle aule scolastiche e nei tribunali l'ho già detto in altre occasioni. In quanto simbolo religioso appartiene solo a una parte del mondo cristiano (molte chiese riformate non lo hanno assunto in quanto simbolo), non appartiene ai non cristiani e tantomeno appartiene a chi non si riconosce in nessuna religione. Uno stato laico dovrebbe essere neutrale rispetto ai simboli religiosi. Coloro che sostengono che il crocifisso è simbolo non di una religione ma "della nostra cultura, delle nostre radici", nemmeno si accorgono di quanto il loro ragionamento sia blasfemo. Anche i tortellini, la pizza, il Colosseo,  la lupa, sono simboli della nostra cultura e delle nostre radici, ma non credo che un vero credente sarebbe contento di vedere il simbolo della propria fede trattato in questo modo. Se i cristiani sono contenti di vedere il crocifisso ridotto a oggetto di arredamento (nelle scuole è catalogato tra gli "arredi scolastici"), fatti loro.
Delle polemiche di questi giorni mi colpisce soprattutto una cosa: l'atteggiamento e le argomentazioni di coloro che difendono il crocifisso come oggetto di arredamento. Spigolando su internet ho trovato commenti di questo tenore: "se ci tolgono i crocefissi noi mettiamo i salami", "Non sono razzista ma non amo che chi entra a casa mia mia dia ordini... abbiamo uno stato di merda! E questo è il risultato! Chi mette i porci in casa si trova merda ovungue! (sic)", "vediamo se tolgono le immagini sacre, in arabia saudita" (ah, se a scuola si studiasse la storia delle religioni!!!), "se dicono che i genitori di altre religioni non gli vanno bene che TORNINO A CASA" (studiare un po' di grammatica e sintassi a scuola, invece di perdere tempo a contemplare il crocifisso non farebbe male!). Tutti commenti, come si vede, improntati a genuino spirito cristiano. Se sono questi i figli di una cultura disseminata di crocifissi e altre pasture religiose, probabilmente staremmo molto meglio senza.

13 ottobre 2009

Tu chiamale erezioni

Da bravo imprenditore, il cavaliere ha preso l’appalto della democrazia. In fondo si trattava di un cantiere così disastrato che nessuno più aveva il coraggio di lavorarci dentro. Nel migliore dei casi alcuni vecchietti ne contemplavano, dall’esterno, lo sfacelo. Il Cavaliere, in questo cantiere aperto ormai da 61 anni, è entrato con il piglio del decisionista.

Naturalmente, dopo tanto tempo, le case già costruite erano inservibili e, quindi, senza pensarci un attimo e senza chiedere il parere alla soprintendenza, il cavaliere palazzinaro ha abbattuto tutto. Ha fatto piazza pulita e ha chiamato i bulldozer a sgombrare le macerie. Qualcuno ancora resiste chiuso nelle sua casetta diroccata ma, tra poco, sarà convinto con le buone o le cattive a togliersi di mezzo e far spazio al futuro.

Perché il cavaliere è pronto a ricostruire. Una bella democrazia fatta di villette monofamiliari, ciascuna con giardino e palizzata per proteggersi da vicini e passanti. Una democrazia con grandi viali alberati pieni di aiuole e controllati da moltissime pattuglie di polizia, perché agli abitanti interessa la sicurezza. Una democrazia con grandi parchi-gioco, televisioni via cavo, centri commerciali, cosicché i suoi inquilini abbiano tutte le loro giornate programmate e non debbano nemmeno fare la fatica di pensare.

Una bella democrazia modellata da lui, tutta somigliante a lui, con il suo benedicente sembiante pronto a far capolino da ogni teleschermo e da ogni muro per suggerire, sorridendo, ai suoi inquilini: «Tutto va bene, tutto è ordinato e sereno, tutti siamo ricchi e felici!».

Il resto? Vecchi orpelli per gente vecchia che ha una vecchia concezione della democrazia. L’importante è che lui garantisca per la democrazia e la libertà; che importa tutto il resto?… quanto alle elezioni, ovviamente non serviranno più! Meglio, molto meglio, le erezioni

05 ottobre 2009

La grande manifestazione del PDL

Mentre ormai nessuno più dubita del fatto che si dovrà tenere la grande manifestazione del PDL a sostegno di Berlusconi, qualche dubbio serpeggia ancora su tre importanti questioni collegate.

1) Anzitutto i temi su cui orientare la grandiosa adunata di massa. Essendo una manifestazione del Partito della Libertà, si chiederà libertà di escort, libertà di corruzione di giudici, libertà di compravendita di “giornalisti”, libertà di censura delle trasmissioni sgradite. Naturalmente tali libertà non potranno essere assicurate a tutti. Un apposito “Lodo” è già pronto per limitare tali libertà a una sola persona; lo slogan è già pronto “Silvio Libero”, anche se qualcuno esprime qualche dubbio su eventuali messaggi subliminali.

2) Un’altra questione è quella della data, ma un mio amico ha provveduto proponendo il 28 ottobre, riscuotendo grandi e unanimi consensi.

3) Infine, la questione più importante: i numeri. In frenetiche riunioni si sta decidendo quanti saranno gli italiani presenti alla manifestazione. Feltri ha già preparato la prima pagina del “Giornale” con il titolo «40 milioni di italiani in piazza per Silvio». Per non essere da meno, Fede ha già girato il servizio di punta del TG4 in cui si afferma che «quasi 60 milioni di italiani erano presenti alla grandiosa manifestazione di libertà». Vistosi messo alle strette, il direttore del TG1, Minzolini, ha preparato un editoriale sobrio e imparziale nel quale sottolinea come «più di ottanta milioni di italiani hanno manifestato per urlare a pieni polmoni il loro amore e la propria devozione a SILVIO BERLUSCONI» (il direttore sta cercando una maniera per far sentire le maiuscole tramite la voce). Tuttavia il centro comunicazioni del PDL esprime qualche lieve perplessità, qualcuno potrebbe pensare che i liberi giornalisti di proprietà del premier diano notizie leggermente esagerate.

04 ottobre 2009

«Avevamo previsto il disastro»

Il presdelcon si è appena vantato a Messina, davanti a decine di morti e dispersi, che lui e il suo governo avevano previsto il disastro. Qualcuno dovrebbe spiegargli che, se non avevano previsto il disastro sono semplicemente degli incapaci e che, se avevano previsto tutto e non hanno fatto nulla, sono dei criminali. Ho l’impressione che in costui cervello e lingua siano scollegati.

02 ottobre 2009

Escort Italia

«Cavolo», mi son detto, «vuoi vedere che le istituzioni funzionano?»

Oggi un membro della maggioranza, ma soprattutto presidente del Senato della Repubblica, ha detto le parole che tutti ci aspettavamo: “Siamo nella palese indecenza”.

«Finalmente», penso,  «un’alta istituzione del paese riesce a superare i vincoli di appartenenza e ritrova il coraggio di dire alto e forte che siamo tutti stanchi di escort ed escortieri»

Già mi preparavo a dover ritrattare tutto il male che penso della democrazia quando ho letto meglio.

L’alta istituzione diceva tutt’altro. Non è indecente chi va a escort, è indecente, per lui, chi fa sapere che c’è andato.

Mi spuntano alcuni punti interrogativi sulla testa, come nei vecchi fumetti, ma almeno posso tranquillamente continuare a pensare che la democrazia non funziona e che è solo un grande escortaio.

29 settembre 2009

Pesi e misure

Il presidente della squadra di calcio di Agrigento, dopo aver dichiarato che un mafioso era suo “amico fraterno”, ha subito il DASPO per 5 anni (non potrà entrare negli stadi). Sacrosanto!

Cosa avrebbero dovuto fare a chi dichiarò che un boss mafioso era “un eroe”?

Anche a lui hanno dato cinque anni. In Parlamento, naturalmente.

27 settembre 2009

L’opposizione in tasca

Povero PD, dopo anni passati a votare a favore di tutte le più sporche e fasciste guerre di Berlusconi e dei suoi compari (Bush, Blair… tutti scomparsi dalla scena, solo noi ci teniamo ancora Berlusconi, magari in Egitto governa ancora Tutankhamon…), dopo anni passati a far la faccia responsabile per non sentirsi accusare di essere anti-italiani, dopo aver taciuto davanti alle bare di tanti soldati mandati al macello nelle guerre per il petrolio e per il controllo di oleodotti e gasdotti (qualcuno pensa che stiano in Afghanistan per la democrazia?), dopo tutto questo si ritrova con Berlusconi che accusa l’opposizione di essere «un'opposizione che brucia in piazza le sagome dei nostri soldati, che inneggia a meno sei... è inaccettabile. Vergogna, vergogna, vergogna». Ha un bel dire la badante di turno (Bonaiuti, Bondi, Capezzone… uno di questi che hanno la stessa faccia:  non dico che faccia hanno) che il bizzoso  cavaliere intendesse parlare degli estremisti, da che mondo e mondo l’opposizione siede in parlamento e, nel nostro parlamento, a sinistra non ci sono nemmeno i classici cessi in fondo.

Ma una spiegazione c’è. La mente del cavaliere ogni tanto si inceppa, lo riporta a qualche anno fa. Il bizzoso utilizzatore finale ricorda molto bene episodi di 15 o 30 anni fa ma fa fatica a rendersi conto del mondo in cui vive. Attenzione, per evitare querele, sottolineo che non sto accusando il premier di demenza senile. Non è affatto vecchio!

20 settembre 2009

W la squola e la zua ministtra

 

La squola e inizziata da cualche giorno è gli genitori dei aluni stano comincianto 1253109447332_img1accapire cosa sucederà nelle clasi dei pampini e dei racazzi itagliani. In morti istitutti nci sarano clasi con pen piu di 30 racazzi con pocche posibilita di secuire in moto ciusto le lezzioni dei proffesori. I stessi profesori, poi, dovrano fare gli salti mordali per riuschire affare lezzione coretamente, perche sarano costreti ammuoversi da una squola allaltra, dovento acetare catedre spalmatte su piu squole, asciegliere tra il sequire i racazzi che mostano delle difficoltezze opure accercare di pottare avanti tuti ghli altri racazzi. Morti profesori, poi, resterano sensa lavoro, perche, per rispararmare, sono statte taghliate deccine di mighliaia di catedre, lascianto accasa tandi docendi preccari. La cualità della squola itagliana sara moltisimo piu basissima rispeto alle squole deghli altri statti europpei e ocidentali. In compenzo, pero, la ministressa acontentera molte perzone. Il ministo Tremonti che conzidera la squola una muca da muncere; i pretti che vedrano le loro squole arichirsi di finanzimendi dello statto; un notto patrone di televizioni che e morto condendo se gli itagliani sarebbero molto ingorantissimi, così continueressero avvotarlo per senpre. Inzomma un glande miraccolo si sta realizanto soto i nostri ochi.

E pre quelo che ricuarda i racazi, le famighlie e i profesori, per uzare le parolle di un’altro ministo, che vadano a morire ammazzati.

15 settembre 2009

Il miracolo semantico di papi

Stasera papi silvio consegnerà  le case ai terremotati. Un vero miracolo, dicono. Ma in cosa consiste il miracolo? Come hanno fatto papi silvio e il suo profeta a consegnare in così poco le case ai terremotati?

Non si tratta di un miracolo edilizio ma di un miracolo semantico. A ben guardare, saranno consegnate alcune decine di “case in legno” (peraltro costruite dalla croce rossa e dalla provincia di Trento), quelle che nei terremoti dell’era pre-silvio si chiamavano “baracche”. Ecco il miracolo!

Però, almeno in questo caso, papi s’è tenuto basso. Perché non chiamarle palazzi, ville, regge?

Anzi, propongo a papi altre metamorfosi semantiche. Chiamiamo il viagra “aspirina”, chiamiamo il licenziamento “vacanza”, chiamiamo i mafiosi “allevatori di cavalli” e, infine, chiamiamo il presidente del consiglio “sire”.

Vivremo, senza dubbio, in un paese migliore!

14 settembre 2009

Qui non si parla di politica

La ministra dell’istruzzzione dice che a scuola non devo “fare politica”… che significa?

Capisco che la ministra non sappia cos’è la politica, forse nessuno glielo ha mai spiegato, però  ho come l’impressione che per lei “non fare politica” corrisponda ad “non avere opinioni”. L’insegnante per lei deve essere un funzionario, un ripetitore di lezioni, un burocrate del nozionismo che ripete ogni giorno, ogni anno, le stesse cose, con il medesimo grigio disinteresse, senza passioni, senza opinioni, senza volontà.

La ministra ha della politica l’idea di una cosa sporca (d’altra parte ha imparato a fare politica dentro Forza Italia, la capisco…), della scuola, poi, ha idee molto confuse, meglio non parlarne.

Qualcuno (non io, non amo le missioni impossibili) dovrebbe spiegarle che a scuola i ragazzi devono imparare a formarsi delle opinioni, a formarsele da soli e  a non accettare passivamente quelle che vengono loro imposte dai mass media del padrone. Certo non impareranno a formarsi delle opinioni apprendendo da maestri che non hanno opinioni proprie. Lo diceva anche don Milani.

Alla ministra, invece, piacerebbe una scuola con tanti bei cartelli: “Qui non si parla di politica”, come ai tempi del fascismo. Che ci sia una relazione di qualche tipo?

09 settembre 2009

Onestà pretesca

Molte cose si possono dire della chiesa e dei preti, ma non che non capiscano le cose prima degli altri e meglio degli altri. Certo, poi stravolgono la semplice verità a proprio uso e consumo, ma questa è un’altra storia.

La Sacra Congregazione per l’Educazione Cattolica ha espresso, facendo finta di nulla, un giudizio estremamente significativo sulla realtà religiosa e sul ruolo della chiesa. I prelati hanno detto in sostanza che la fede religiosa può prosperare solo nell’ignoranza.

In che altra maniera, altrimenti si potrebbero interpretare queste parole: «se l'insegnamento della religione fosse limitato ad un'esposizione delle diverse religioni, in un modo comparativo e neutro, si potrebbe creare confusione o generare relativismo o indifferentismo religioso»?

Dicono i prelati che se ai bambini e ai giovani vengono presentate le diverse religioni e vengono fornite loro tutte le informazioni, alla fine divenuti adulti, saranno indifferenti alla religione. Solo bambini cresciuti nell’ignoranza e nel fanatismo monoreligioso diventeranno, da adulti, uomini di fede.

Complimenti ai prelati vaticani, una simile onestà me la sarei aspettata dagli amici dell’UAAR, non certo da loro.

05 settembre 2009

Garbage time

Negli sport americani è quello che si chiama il "garbage time" cioè il tempo spazzatura, quei minuti di una partita che si giocano perché si devono giocare, nonostante il risultato sia deciso. Nel derby milanese della scorsa settimana il garbage time è cominciato a metà del primo tempo: 60 minuti di spazzatura con un Milan sconfitto e un’ora da giocare senza nessuno scopo.

Il nostro tempo odierno è il garbage time del berlusconismo. Oddio, a dire il vero tutta la parabola berlusconiana è disseminata, cosparsa, coperta di puzzolente spazzatura, ma i fatti di questi ultimi mesi hanno portato alla superficie il peggio che si possa concepire della spazzatura nazionale.

Guardiamo avanti, allora, a quando Berlusconi – per motivi politici o per motivi biologici – sarà tolto di mezzo. Cosa rimarrà di questo tempo?

Ovvio, resterà la memoria di tanta, tantissima spazzatura, spazzatura legata al nome e al volto del satrapo di Arcore. Però l’Italia, si sa, è senza memoria e in pochi mesi scorderà Berlusconi e tutto il suo baraccone, negheranno persino di averlo votato!

Ma resterà qualcosa di peggio. Resteranno intere generazioni che saranno nate e cresciute in mezzo a questa immondizia. Resterà la generazione di “Amici”, del “Grande Fratello”, dei reality, delle liti e delle tette, delle veline e dei calciatori miliardari. Resteranno generazioni convinte che Fede e Vespa siano giornalisti, che il TG1 e “Il Giornale” siano testate informative.

Resteranno generazioni convinte che la moralità sia l’ostentazione di una religiosità esteriore o di un rispetto interessato ai capi religiosi. Resteranno generazioni incapaci di comprendere concetti come verità, giustizia, uguaglianza, libertà. Resteranno generazioni convinte che l’unica cosa che conta nella vita sia scopare con un potente, essere figli di un potente, essere servili con un potente.

Resterà una società marcia fin nelle più recondite pieghe del suo tessuto, resterà l’Italia di Berlusconi, insomma. Chissà come se la riderà il satrapo, dentro il suo triste mausoleo, sapendosi circondato da quello che tanto ha amato in vita.

29 agosto 2009

La testa della scuola pubblica

Crollano, una dopo l’altra, le colonne che sorreggono l’edificio del potere berlusconiano. Due, però, sono le colonne portanti del suo potere: l’alleanza di potere con la chiesa cattolica e il controllo dei mass media. Non è un caso che, mentre tutto attorno cade in macerie, Berlusconi si dedichi con ossessiva attenzione al controllo della TV e all’intimidazione dei giornali. L’assalto a Raitre, l’intimidazione a «La Repubblica», l’attacco volgare al direttore de «L’Avvenire», si iscrivono in questo disperato tentativo di salvaguardare uno dei cardini del potere berlusconiano. Senza il controllo totale dei mass media non esiste la possibilità di elevare la menzogna a sistema, cioè non esistono né Berlusconi né il berlusconismo.

Oltretutto, in questo periodo, i rapporti con la chiesa cattolica sembrano incrinarsi. Forse anche alla chiesa cattolica, che notoriamente è di bocca molto buona con gli uomini di potere, l’immoralità berlusconiana appare eccessiva e sembra che i vescovi stiano scaricando lo scomodo alleato. Ma se perde i cattolici Berlusconi perde un puntello essenziale del suo potere; di conseguenza, non può permettersi di lasciarsi sfuggire questa alleanza strategica nata all’indomani del crollo della DC.

Appare ovvio, oltretutto, che la chiesa cattolica, con il suo noto fiuto politico, abbia avvertito il fetore cadaverico che ammorba Palazzo Chigi e che si stia preparando a montare su un altro cavallo. Magari cercando di sfruttare fino alla fine il morente regime. D’altra parte, vista la debolezza di tale potere, la chiesa cattolica può alzare il  proprio prezzo ed estorcere qualcosa d’importante per sé.

C’entra qualcosa, con queste riflessioni, il fatto che ieri la ministra Gelmini si sia precipitata a Rimini per offrire su un piatto d’oro la testa della scuola pubblica alle festanti folle cielline? La distruzione della scuola pubblica a favore delle scuole cattoliche potrebbe essere l’ultimo colpo di coda del mostro morente, l’ultima ferita inferta alla libertà di questo paese che non ha mai amato la libertà, la testa che il lascivo Erode offre prima di precipitare nel suo abisso.

28 agosto 2009

Saprofilia

Censura, razzismo, egoismo, ignoranza, corruzione, immoralità, clericalismo, distruzione del senso civico, incapacità dell’opinione pubblica di accorgersi della crisi inarrestabile della “democrazia”. Cosa sta diventando l’Italia? Molti ci poniamo questa domanda.

L’Italia è abitata, governata, da un marcescente organismo saprofilo che l’ha trasformata nel suo ambiente vitale elettivo.

Un organismo che vive della distruzione, del degrado, della corruzione. Un mostruoso organismo spinto da una pulsione tanatofila, da una cupidigia di marciume, da una voluttà di degrado.

Un organismo malato e prossimo alla morte che distrugge tutto prima di andarsene, costretto dall’immanenza della sua decomposizione: «voleva che la sua roba  se ne andasse con lui, disperata come lui».

25 agosto 2009

La metafora

L’Italia non è un paese, una nazione, uno stato: l’Italia è una metafora.

E, quel che è peggio, l’Italia è una metafora di se stessa, una paradossale meta-metafora, in cui tutti sembrano agire al fine di costruire l’immagine di una inarrestabile deriva.

Il presidente del consiglio dei ministri lo cito solo perché esiste. Basta leggere un qualsiasi quotidiano straniero (cioè non soggetto alla soffocante censura del regime berlusconico). LUI è una metafora del vuoto morale di questo paese, un vuoto da lui procurato e da lui degnamente rappresentato.

A Capri si scaricano liquami fognari fino a procurare la chiusura della celeberrima “Grotta Azzurra”, causando un danno di immagine, di credibilità, oltreché ecologico ed economico, incalcolabile.

Abbiamo cominciato a perseguitare e discriminare gli immigrati africani, gli zingari, gli europei dell’est. Adesso, ovviamente, è il turno degli omosessuali. Non so a voi, ma a me questa sequenza evoca pessimi antecedenti.

Hanno successo e godono dei favori degli “elettori”, coloro che predicano la divisione, la chiusura culturale in risibili identità particolaristiche, l’innalzamento di confini sempre più angusti e soffocanti.

Nel mio piccolo, ieri, per la prima volta, ho censurato un commento in questo blog letto da quattro gatti. Il solito imbecille anonimo che crede di poter offendere i vivi e i morti nascondendosi dietro il vuoto onomastico, metafora del vuoto cerebrale. Mi spiace doverlo dire, ma anche un idiota come quello mi pare una perfetta metafora di questo paese che affonda nel proprio guano.

22 agosto 2009

Il coprantropo

Alcuni ricconi in barca avvistano una carretta piena di uomini che stanno morendo in alto mare e, invece di aiutarli o di dare l’allarme, cambiano rotta e fanno finta di non aver visto nulla; migliaia di imbecilli che amano vestirsi con la camicia verde, giocano in rete a “respingi il clandestino”, un gioco inventato da uno che ha fatto fatica a diplomarsi in un istituto privato, dove notoriamente diplomano anche i bradipi; da ogni parte, in Italia, ci sono decine – centinaia - di adolescenti pronte ad andare a letto con un vegliardo imbottito di Viagra pur di fare carriera in televisione; nell’indifferenza generale, in autunno, decine di migliaia di persone si ritroveranno senza lavoro grazie alle scelte politiche del governo dei ricchi padani; i giornalisti televisivi, servi per definizione, pompano le notizie sul superenalotto e tacciono sulla macelleria sociale in atto, sulla rapina di risorse da parte del nord nei confronti del sud.

Questi quindici anni di berlusconismo imperante, per non parlare dei decenni di berlusconismo strisciante, stanno selezionando un nuovo tipo umano, una nuova tappa nell’evoluzione della specie.

Propongo agli scienziati un nome per definire l’uomo nuovo: il coprantropo

19 agosto 2009

W l’Italia

Capita, ogni tanto, di trovarsi accanto a persone dalle quali normalmente si è (per fortuna) enormemente distanti. Oggi capita a me di essere in minima parte d’accordo con Cota e Borghezio. Il tema è il 150° anniversario dell’unità d’Italia e delle celebrazioni che si vorrebbero per questo evento.

Sono certo che, approfondendo, io e i tizi della Lega Nord ci troveremmo in totale disaccordo. Io, per dirla con don Milani, “non ho patria”, mentre loro vorrebbero delle “patriette” ridicole e asfittiche; io contesto l’idea di confini tra gli uomini, loro vorrebbero dei fili spinati a ridosso di ogni valle e di ogni fiumiciattolo; io spero in un mondo senza barriere, senza sfruttamento, senza razzismo, senza guerra, loro… beh ci siamo capiti.

Però condivido l’idea che celebrare l’unità è un delitto, almeno nelle forme in cui finiranno per celebrarla. Ci saranno parate militari, discorsi retorici, buonismo patriottardo, celebrazioni piagnone dei “nostri ragazzi che difendono la pace e la democrazia” e altre minchionerie di tal genere.

Cosa celebrare? gli eroici “Mille” che compirono la gloriosa impresa oppure “un pugno di briganti […] disertori” per dirla ancora con don Milani?

Quale Italia va celebrata? l’Italia di Bava Beccaris o quella di Gaetano Bresci? L’Italia di Matteotti o quella di Mussolini? I milioni di italiani che la nuova patria costrinse a emigrare oppure le classi dirigenti che pensarono soltanto a ingrassare i propri sederi?

Cosa c’è da festeggiare? Una monarchia fellona che abbandonò il paese nel momento del pericolo? Un parlamento che non seppe difendere quel poco di libertà che c’era e preferì inchinarsi alla dittatura? Un esercito che non esitò a usare i gas contro i civili ma si squagliò come un gelato quando c’era da difendere la “patria”? Una classe politica corrotta che ha provocato il più colossale debito pubblico del mondo occidentale?

Quale Italia celebrare? L’Italia che affrontò la nascente questione meridionale con l’esercito o quella che si lanciò in una tardiva e disastrosa impresa coloniale? L’Italia degli intrighi giolittiani o quella della “inutile strage”? L’Italia che sparò contro gli operai in rivolta per la propria sopravvivenza o quella che non mosse un dito contro un manipolo di banditi che si impossessò dello stato? L’Italia che sfilava in camicia nera o quella che si eccitò alla proclamazione della guerra? L’Italia dei servi dei nazisti che giustificarono i loro crimini con l’onore della patria o quella che fuggì nottetempo a rifugiarsi tra le braccia dei nemici del giorno prima? L’Italia del dominio clericale o quella della corruzione socialista? L’Italia dei politici mafiosi, l’Italia  delle stragi, delle trame nere, del terrorismo di stato, dei servizi deviati, della loggia P2, di Craxi, di Berlusconi?

Di certo, in queste celebrazioni, finirà per essere dimenticato proprio quel poco che andrebbe festeggiato. Si dimenticherà l’Italia degli emigranti che venivano “venduti” come forza lavoro, degli eroi oscuri che morirono nelle carceri. Non si parlerà dei contadini del sud, degli operai che vennero presi a cannonate, dei “civili” che furono gli unici a difendere la “patria” quando andava difesa, dei tanti “don Milani” esiliati su montagne reali o metaforiche perché lontani dal modello conformista. Chi festeggerà i soldati che si sparavano nei piedi per non continuare la guerra? Chi risarcirà quelli che furono chiamati codardi dopo Caporetto? Chi celebrerà coloro che bruciarono la cartolina e partirono per combattere in Spagna dalla parte giusta? Chi festeggerà quella generazione che “ha perso” ma che ebbe il coraggio di prendere a pugni in faccia l’Italia bigotta e democristiana? Chi farà discorsi per ricordare Lauro Farioli, Ovidio Franchi, Marino Serri, Afro Tondelli, Emilio Reverberi? Chi innalzerà monumenti a Giorgiana Masi, a Federico Aldrovandi, a Carlo Giuliani?

Chi avrà, infine, il coraggio di dire che il fango in cui oggi anneghiamo è la degna conclusione di questa storia?

18 agosto 2009

Facciamoci schifo!

Facciamo schifo, diciamocelo pure! Fa schifo la nostra ambiguità, fa schifo il nostro opportunismo, fa schifo la nostra etica flessibile da vermi. Chi siamo noi? Ma come, noi “occidentali”, noi “democratici”, noi gente “civile”.

Noi che ci stracciamo le vesti per la repressione del cattivo Ahmadi Nejad, che protestiamo contro il dittatore Gheddafi, che inorridiamo di fronte alle vittime in Yemen, in Iraq, in Afghanistan, in Pakistan… noi gente civile queste cose non le facciamo!

Certo poi, scava scava, scopri che con l’Iran facciamo affari d’oro, che la Libia l’abbiamo ricoperta di miliardi solo perché Gheddafi si è impegnato a fare contro i disperati quel lavoro sporco di cui noi ci vergogniamo, che le nostre guerre sporche per il petrolio hanno fatto più vittime di tutti gli attentati terroristici messi assieme, compreso l’undici settembre.

Facciamo schifo perché per noi occidentali un pieno di benzina val più della vita di un uomo.

Qualche tempo fa un giovane travolse una madre e una bimba. Un dramma, una tragedia! Il giovane fu sottratto a fatica dalle mani della folla che voleva linciarlo.

Oggi uno sconosciuto “pirata della strada”  ha travolto una madre e una bimba. Quasi nell’indifferenza generale.

Conta la nazionalità, l’etnia delle vittime? Conta la nazionalità, l’etnia dei responsabili?

Un morto italiano vale più di un morto straniero? Un “pirata” straniero è più colpevole di uno italiano? Magari c’è da sperare che lo sconosciuto “pirata” di Napoli sia uno straniero, allora sì che si scatenerebbe un po’ di sana ira popolare…

Almeno, se lo pensiamo, facciamoci un po’ schifo!

12 agosto 2009

Alla faccia nostra

La CEI ordina e la ministra della repubblica obbedisce. Il ricorso al consiglio di stato contro la sentenza del TAR che ripristinava una (parziale) laicità della scuola pubblica è stato un ricorso teleguidato, “suggerito” alla ministra dai vescovi e prontamente eseguito dalla ministra apposita.

Alla faccia della laicità, dell’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, del pluralismo culturale e dell’esigenza che la scuola sia un luogo di confronto fra opinioni diverse e paritarie, nessuna delle quali si arroghi la pretesa di dogmaticità e infallibilità.

L’ora settimanale di catechismo, tenuta da docenti pagati da tutti noi ma scelti dalle curie vescovili, è tanto cara alla chiesa, molto più della moralità pubblica. Ecco perché amano tanto il grande escortiere e il suo governo, moralmente saranno discutibili e imbarazzanti, ma, cavolo, come obbediscono!

10 agosto 2009

Le gabbie valutative

Come la maggior parte dei docenti italiani ero convinto, fino a ieri, che l’INVALSI fosse un ente totalmente inutile, nato per la nota insipienza dei ministri dell’istruzione in tema di scuola. Oggi ho cambiato idea. L’INVALSI è un istituto comico che ha lo scopo di far ridere in un paese e in una scuola in cui c’è pochissimo da ridere.

L’ultima trovata è quella dei test valutati con un “coefficiente di plagio”, in base al preconcetto che i ragazzi e i docenti del sud siano disonesti e bari.

Sembra quasi che, in attesa di riportare in vita le “gabbie salariali” volute da Bossi, questo governo di aquile abbia voluto creare delle “gabbie di valutazione”. Un “otto” dato a un ragazzo padano varrà otto, mentre un “otto” dato a un ragazzo terrone varrà sei.

Naturalmente, alla fine, un diplomato con “cento” di Milano varrà molto più di un diplomato con “cento” di Palermo. Cosicché, alla buonora, Ciro Esposito che si diploma con “cento” al primo tentativo varrà meno di, un Renzo Bossi che si diploma in un istituto privato al terzo o quarto tentativo.

Se non siamo ancora a «La difesa della razza», poco ci manca.