22 agosto 2005

La minima traccia di sofferenza insensata

La minima traccia di sofferenza insensata nel mondo vissuto sconfessa l'intera filosofia dell'identità, che vorrebbe trovare scusanti per l'esperienza di essa: «ffinchè c'è ancora un mendicante, c'è ancora il mito»; [...]. L'eliminazione della sofferenza oppure la sua diminuzione sino a un grado non teoricamente anticipabile, non limitabile, non sta nel singolo sofferente, ma solo nella specie a cui il singolo appartiene, anche quando soggettivamente se ne dissocia e quando oggettivamente viene spinto nella solitudine assoluta dell'oggetto senza aiuto. Tutte le attività della specie rimandano alla sua sopravvivenza fisica, per quanto possano ignorarlo, autonomizzarsi funzionalmente e svolgere la loro mansione ormai solo secondariamente. Persino quei provvedimenti che la società prende per autodistruggersi, sono al tempo stesso, in quanto autoconservazione sfrenata e controsenso, azioni inconsapevoli contro la sofferenza [...]. Una tale organizzazione della società avrebbe il suo telos nella negazione della sofferenza fisica anche dell'ultimo dei suoi membri e delle forme interiori di riflessione di quella sofferenza. Essa è nell'interesse di tutti, realizzabile gradualmente solo per mezzo di una solidarietà trasparente a se stessa e a ogni vivente.

T. W. Adorno, Dialettica negativa

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