12 settembre 2005

Nunc et in hora mortis nostrae


La canea degli "uomini" della destra italiana non mi interessa più di tanto. Che questi individui, buoni solo a leccare il culo del padrone, si mettano a inveire contro Prodi dandogli (che offesssa) dello "Zapatero", è un trascurabile effetto speciale della politica italiana, in cui se non sei servo di qualcuno sei passibile di fucilazione. Più interessante è il fatto che il mitico Osservatore Romano (che, Sciascia insegna, viene letto da quattro gatti spelacchiati), si scagli contro una posizione così deprimentemente moderata, quale quella espressa da Prodi. Si tratta dei primi effetti del referendum vinto in modo schiaccianta dal clero. La chiesa cattolica ha compreso che, muovendo le giuste pedine, può riuscire a metter su, nel nostro paese, un progetto neoconservatore, se non addirittura di restaurazione. La chiesa vuole fare dell'Italia il motore della sua personalissima "reconquista", fondata non più sul consenso dei fedeli ma sull'occupazione e la gestione del potere. Questa chiesa del nuovo/vecchio Sillabo è un attore di primissimo piano nella politica italiana e si dovrà tenerne conto. Naturalmente tutto questo per i cattolici autopensanti significa annoverare la chiesa tra i propri avversari. Mi spiace dirlo, ma in questo modo la chiesa ci ricaccia indietro di secoli, quando per poter essere autentici cristiani si doveva essere per forza anticlericali e anticattolici. Così avranno il potere, avranno il consenso dei Ferrara e dei Pera, ma perderanno ancor più i fedeli. Si vede che questi prelati, a partire dai più alti, hano peso la fede nella promessa del Cristo e si preoccupano solo di mantenere il loro potere. Ebbene i cattolici staranno da un'altra parte.

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