27 giugno 2006

Professori e altre particolarità zoologiche

L'estate è iniziata e, con essa, le lunghe vacanze estive che mettono da parte i problemi e le prospettive del mondo della scuola. Per bene che vada se ne riparlerà a settembre o, meglio ancora, a ottobre.
Strano destino quello della scuola, tutti ci invidiano questo "privilegio" di una lunghissima estate, considerandolo quasi una sorta di benedizione divina, per cui tutti, prima o poi, mi hanno detto: "Ah voi sì che siete fortunati, vi fate due mesi e più di vacanze estive, due settimane a Natale, una a Pasqua, lavorate diciotto ore alla settimana... che volete di più?"
E magari un po' di verità c'è. Certo poi ci sono gli esami di Stato che riducono queste mitiche vacanze estive a poco più di un mese e mezzo, c'è uno stipendio che è il più basso tra quelli della pubblica amministrazione per un laureato, c'è una considerazione sociale che è ormai sotto i tacchi, ma vallo a spiegare a chi a scuola non c'è mai entrato.
Queste lunghe vacanze estive, però, hanno un lato oscuro. da maggio a ottobre, di fatto, la sucola non esiste. Cioè, per quasi sei mesi all'anno nessuno, forse neanche al ministero, si occupa sul serio dei problemi della scuola. E così noi siamo costretti a concentrare nella rimanente parte dell'anno tutti i nostri dibattiti, le nostre rivendicazioni, i nostri sforzi per migliorare le condizioni di lavoro. Sarà anche per questo che la scuola è tarata da un immobilismo duro a morire.
Poi vai anche a vedere nei particolari e ti accorgi di chi sono i lavoratori della scuola.
La prima tipologia che salta subito all'occhio è la madama. La signora che si crede "bbene" degna consorte di un avvocato, di un ingegnere, di un barone universitario, con pochi problemi economici che insegna come hobby, che usa lo stipendio per pagare la colf, che ha la villa al mare e quella in montagna, non fa mai uno sciopero, perchè lei è di destra e vota Berlusconi perchè è uno concreto e ha fatto tanto bene nella vita. A scuola parla dei suoi cani, delle sue pellicce, dei suoi figli, è amica del preside, e perciò nessuno le dice mai che che è pagata per insegnare e non per chiacchierare nei corridoi, in fondo è amata da molti alunni, perchè non li stressa con le spiegazioni, fa la "mamma", interroga con le carezze e con rosarii di "caro" e di "tesoro".
La seconda tipologia è lo scontento/irrealizzato. Sostanzialmente un fallito. Ha studiato ingegneria nucleare e si ritrova a insegnare il moto rettilineo uniforme a studentelli che non lo capiscono, ha studiato legge per diventare un grande principe del foro e insegna inglese (sì proprio inglese) non capendo quello che insegna, ha studiato filosofia sognando di diventare il nuovo Nietzsche e si ritrova a farsi ripetere, più o meno a memoria, quattro paginette di un pessimo manuale. Va a scuola, ogni giorno, col mal di stomaco, spiega leggendo il libro e ripetendo le stesse cose, con le stesse parole senza nemmeno sforzarsi di far finta di tenere a quello che legge, vive a scuola odiandola, odiando i colleghi, odiando il preside, odiando i bidelli e, soprattutto, odiando gli alunni.
La terza tipologia è il missionario. Ha letto don Milani da giovane e si è messo in testa di essere chiamato a seminare il verbo della cultura e del progresso tra le giovani menti che lui ritiene avide di sapere, anche se non lo sanno. In effetti, tre le pagine dei libri i ragazzi nascondono le foto dei decerebrati di mariadefilippi, ma lui si ostina a non volerne sapere niente. Il missionario si esalta alla lettura di poesie o di brani di Marx o di formule matematiche che sostiene essere un mezzo di comunicazione con l'Assoluto, ma, di fatto, predica nel vuoto e, quando se ne rende conto, diventa uno dei tanti prof frustrati pronti a diventare altro, magari un pensionato.
La quarta tipologia è, appunto, il pensionato, insegna, ma con la testa è già in pensione. Deluso dal lavoro, dai ragazzi, dai presidi, dalla scuola, dalla vita, da tutto, insomma. Vegeta passando da una classe all'altra, da una scuola all'altra, da un anno scolastico all'altro, contando i giorni che gli mancano per la pensione. Spesso porta a scuola la "Gazzetta" e la legge durante le ore di lezione, o, se conserva ancora un poco di coscienza, si limita ad assegnare pagine su pagine per giustificare la propria esistenza. Metodo didattico tipico del pensionato è la "dettatura" delle lezioni ai ragazzi. Si perde molto tempo, si fa qualcosa, non ci si sforza più di tanto. Ah, dimenticavo, nulla a che fare con l'età. Ho conosciuto missionari di sessanta anni e pensionati di trenta.
La quinta tipologia è il giovane, magari ha già 40 anni, ma in mezzo a tanto vecchiume passa per "ggiovane". E lui ama sentirsi tale. Dice sempre di avere un dialogo meraviglioso con i ragazzi, lo vedi sempre accanto a loro a carpire le loro confidenze, a farsi raccontare i loro drammi esistenziali. Va in discoteca con loro, è sempre presente, nelle gite, ai pigiama party notturni. Non sa che i ragazzi inventano drammi eistenziali e crisi adolescenziali per farlo contento, non sa che i ragazzi si divertono quando lui non c'è e si rompono le palle ad averlo sempre dietro, ma fanno finta di niente perchè avere un amico in consiglio di classe fa sempre comodo.
La sesta tipologia è l'impegnato va scuola, sostanzialmente, per salvare il mondo e nessuno gli ha detto che il mondo ormai è irrimediabilmente fottuto e lui con il mondo. L'impegnato è serio, fa il suo dovere fino in fondo, perchè è giusto così e perchè bisogna fornire modelli positivi ai ragazzi. Vive da monaco, immerso nelle sue letture, naturalmente impegnate, nei suoi film, ovviamente impegnati, nella sua musica, va da sé, impegnata. Le sue lezioni sono conferenze, anzi, prolusioni, infiocchettate e farcite di riferimenti all'attualità, alla politica, al costume. Le sue parole preferite sono "dovere, impegno, coscienza, cultura, sapere".
E poi c'è la massa di tutti gli altri, un po' madame, un po' scontenti, un po' missionari, un po' pensionati, un po' giovani, un po' impegnati. O forse niente di tutto questo, perchè, se non si fosse capito, stavo scherzando, è stato solo un modo per riempire in qualche modo un pomeriggio di canicola estiva prendendomi un po' in giro e prendendo in giro la scuola e quelli che ci stanno.

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