28 gennaio 2007

Strano paese

Strano paese, il nostro, in cui un vescovo può lamentarsi del fatto che il governo e il parlamento non difendano il matrimonio cristiano, il che sarebbe come lamentarsi che Galliani non fa gli interessi dell'Inter.
Però è questo che ci siamo meritati negli ultimi sessanta anni. Anni in cui i vescovi se ne sono fregati altamente della diffusione del vangelo e invece si sono attivamente occupati di politica, di scuola, di economia e, soprattutto di potere.
Qualcuno, ogni tanto, mi ricorda che senza occuparsi di politica, di scuola, di economia è velleitario occuparsi del vangelo, visto che il vangelo è tutte queste cose e tante altre. Vero. Però il problema è che la chiesa cattolica in Italia si è occupata e continua a occuparsi prevalentemente di queste cose e mette in ultimissimo piano il vangelo. Una prova? Oggi si stanno stracciando le vesti per avversare questa blanda regolamentazione delle unioni civili che il nostro governo di destra moderata vuole varare. Ma perché lo fanno? Non certo per difendere la santità del matrimonio, visto e considerato che chi già vive in una unione civile il matrimonio se lo è lasciato fortunatamente alle spalle, né perché si vuole opporre ai matrimoni gay, visto che, ovviamente, il nostro governo manco ne parla. Il loro unico problema è che hanno paura che gli italiani scoprano che è molto più conveniente una unione civile piuttosto che un matrimonio che la chiesa ha tanto contribuito ad appesantire di tradizioni, di regole, di procedure burocratiche. Farsi sfuggire il matrimonio significherebbe farsi sfuggire una delle ultime possibilità di cohntrollo delle coscienze e di influenza sulla società.

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