11 febbraio 2007

Facciamo due conti...

Occorre fermarsi a riflettere in modo più serio su questa dolorosa questione dei rapporti tra lo stato italiano e lo stato vaticano e sulle continue intromissioni che lo stato vaticano fa e continua a fare negli affari dello stato italiano.
Forse è il caso di cominciare a elencare alcune tematiche per cui lo stato italiano dovrebbe cominciare a intromettersi negli affari dello stato vaticano, problemi seri per i quali davvero sarebbe necessario ingerirsi un poco.
1) La gravissima questione dei preti pedofili, che esiste anche in Italia, nonostante qui si tenda a mettere sempre a tacere per non dispiacere al Vaticano. Questi sudditi dello stato vaticano che compiono azioni gravissime e criminali contro i bambini non vengono mai perseguiti. Anche quei preti che normalmente si scagliano contro tutti i siti internet gestiti dai pedofili, tacciono su quegli altri siti dediti alla pedofilia che sono diventate alcune parrocchie. Sarà il caso che lo stato italiano cominci a ingerirsi negli affari vaticani?
2) La questione meno grave, indubbiamente, ma non per questo da trascurare dell'otto per mille. E' mai possibile che uno stato debba finanziare con i soldi dei propri contribuenti le attività di un altro stato? Sarebbe come se gli Stati Uniti finanziassero le attività dell'Iran o come se l'India finanziasse le casse del Pakistan. Eppure lo stato italiano continua a versare ogni anno una carrettata di miliardi (di euro) nelle casse della CEI, per finanziare i preti che nelle parrocchie (oltre a insidiare i bambini) si scagliano ogni domenica contro il governo italiano e contro i suoi provvedimenti. Mi pare una cosa alquanto curiosa. Se poi consideriamo che lo stato non si limita a versare i soldi di quelli che esplicitamente scelgono di versarli alla chiesa, ma che versa anche soldi di chi non ha fatto nessuno scelta, con una allegra spartizione del maltolto, allora la cosa assume un aspetto ridicolo.
3) E' ora di finirla col relativismo morale dei preti e dei vescovi. Questa peste del relativismo, che tanto piace ai laici ha ormai infestato anche le canoniche. Tanto che assistiamo non soltanto a preti che si scagliano contro lo stato italiano ma non rifiutano i soldi che lo stesso stato versa loro, tramite l'ottopermille, ma, oltretutto, vediamo questi stessi preti che chiedono soldi per le loro scuole, per le loro cliniche costosissime, per le loro "opere di misericordia", per costruire nuove chiese dalle forme sempre più avveniristiche, per restaurare i loro edifici di culto, per tutte le attività svolte dalla chiesa, attività che non vengono affatto finanziate dai fedeli ma dalle generosissime contribuzioni dell'erario pubblico. Come dire: lo stato italiano e le sue leggi ci fanno schifo, ma i suoi soldi ci piacciono tantissimo e li vogliamo sempre più. Uno stomachevole esempio di doppiezza morale che il papa dovrebbe condannare come crassa manifestazione di relativismo etico...
O dobbiamo pensare che anche al papa piacciano tanto i soldi del puzzolente stato italiano?

P.S.
Tanti auguri agli eredi di Pio XI e agli eredi di Benito Mussolini per l'anniversario del patti lateranensi. Solo che la maggior parte degli eredi di Mussolini si vergogna del loro capostipite, ma ancora non mi è capitato di incontrare un clericale che abbia il coraggio di condannare il fatto che la chiesa cattolica abbia stretto patti e si sia trovata seduta allo stesso tavolo di gente come Mussolini, Hitler, Franco... Ma c'è qualcuno che un poco si vergogni per queste cose?

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