24 febbraio 2007

Note a margine della crisi di governo

Bisogna riconoscere i propri errori. Ed eccomi, allora, qui a riconoscere di aver preso per anni un abbaglio di dimensioni enormi.
Sono stato per tanto tempo convinto che Berlusconi fosse il vero problema dell'Italia e della politica italiana. Ero sinceramente convinto che il personaggio, con le sue colossali zone d'ombra, con la forza corruttiva del suo impero finanziario e mediatico, con i suoi comportamenti e la sua prassi antidemocratica, fosse il veleno che stava distruggendo il tessuto democratico del paese e che rischiava di far deragliare la nostra democrazia verso forma di autoritarismo e di "caudillismo".
Ero sinceramente convinto che, una volta archiviato l'orribile berlusconismo ci si sarebbe ritrovati di fronte a una paese devastato nel profondo ma con una tempra democratica da ricostruire, da riparare, sulla quale poter contare per superare il periodo nero. Ero, in pratica, propenso a considerare il berlusconismo come una sorta di fascismo, che poteva occultare, comprimere, umiliare lo spirito democratico del paese ma che, alla fine, sarebbe stato messo tra parentesi per una nuova stagione di fioritura democratica.
Mi sbagliavo.
Adesso ritengo, sinceramente, che il berlusconismo e Berlusconi non siano affatto la causa del problema quanto uno dei suoi effetti, una specie di epifenomeno che mette in evidenza la vera natura del popolo e della mentalità italiana.
Non si spiegherebbe altrimenti la pervicacia dei berlusconidi nell'adorazione acritica del loro capo né si spiegherebbe il fatto che l'uomo possa continuare a esercitare la sua azione di corruzione antidemocratica del sistema senza che nessuno si ponga l'obiettivo di fermarlo.
Tuttavia un ordine di mentalità e di comportamenti non dissimile è riscontrabile anche nei cosiddetti avversari di Berlusconi, in quel centrosinistra che in questi giorni sta dando prova del suo spessore politico.
Berlusconi si è comprato il voto di un senatore eletto originariamente con l'Unione? Beh allora l'Unione si compra il voto di un senatore eletto originariamente con Berlusconi.
Prescindiamo da considerazioni sulla moralità di queste compravendite (un mercato delle vacche nel quale Berlusconi è destinato immancabilmente a vincere, visto e considerato che può comprarsi quanti senatori vuole, visti i soldi che si ritrova); d'altra parte la moralità non ha niente a che vedere con la politica e i politici.
Ma questi uomini, che si comprano e si vendono in continuazione, che passano allegramente da una parte all'altra, che ignorano o fingono di ignorare di essere in parlamento non per realizzare loro ambizioni, sentimenti o ideali personali ma solo per adempiere a un esplicito mandato del popolo. Questi uomini, in fondo, non sono altro che una perfetta rappresentazione del popolo italiano.
No! Né Berlusconi né Prodi né nessun altro avvelena o corrompe il popolo italiano. Il popolo italiano è profondamente corrotto, e elegge questi uomini soltanto perché comprende di essere perfettamente rappresentato da essi. La classe politica in parlamento non è né migliore né peggiore dell'elettorato italiano, anzi lo rappresenta in modo esemplare.

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