29 marzo 2007

Raffadali

Se mi è permesso l’outing, sono sobriamente indifferente rispetto alla prossima tornata elettorale a Raffadali: non sono in gioco i massimi sistemi, non si decidono le sorti magnifiche e progressive dell’umanità e, viste le deludenti esperienze amministrative degli ultimi decenni, mi sentirei un po’ ridicolo a far il tifo per la destra o la sinistra. Non andrò a votare! il candidato della “destra” o della “sinistra” che volesse il mio voto dovrebbe davvero emozionarmi e ammaliarmi per riuscire a convincermi, dovrebbe mostrare di condividere le mie idee - per quanto estremiste - dovrebbe essere, oltre che apparire, onesto e incorruttibile, dovrebbe possedere la figura e il fascino dell'uomo di cultura che sa muoversi agevolmente tra il pensiero politico di Croce e la critica dantesca del Quattro/Cinquecento. Solo allora avrebbe il mio voto, ma dubito fortemente che ciò possa accadere. Datemi del qualunquista, datemi del defezionista, datemi del traditore, ma non mi pare di intravedere fondati motivi all’orizzonte per cominciare a pensarla diversamente.
A Raffadali si vota quindi, e già questa è una notizia. Certe volte uno è portato a pensare che in certi posti del mondo si farebbe bene ad abolirli certi riti inutili. Ormai abbiamo pure messo in soffitta il buon vecchio principe di Salina e ci siamo dedicati alla massima "non cambiare nulla perché tutto rimanga esattamente com'è" il che sarà logicamente ineccepibile ma, concedetemelo, di una noia mortale!
A Raffadali si vota, dunque, e le forze politiche si preparano alla battaglia campale dalla quale dipendono le sorti della nostra comunità civile.
Comunità civile? Lasciamo perdere, Raffadali è ormai un paese in via d'estinzione. Non tanto e non solo perché i giovani, oltre una certa soglia tendono - beati loro - a sparire dal paese, ma soprattutto perché noi superstiti che ancora ci ostiniamo a viverci in questo paese, ci aggiriamo con l'atteggiamento degli scampati a un fallout nucleare, ci dedichiamo alla pura lotta per la sopravvivenza e null'altro. Tanto è vero che lo sfacelo in cui, da anni ormai, versa Raffadali ci lascia del tutto indifferenti, apatici, disinteressati.
Ma siamo poi sicuri che a Raffadali ci sia ancora una società civile? Mi ha colpito molto la piccola polemica che ho avuto modo di sentire circa alcuni giovani che da una associazione chiaramente di sinistra come l'ARCI/Ad Est sono transitati, nell'arco di una notte, verso un movimento di destra. Una polemica che mostra soprattutto il fatto che a Raffadali si lotta per sopravvivere e basta. Che colpa hanno quei ragazzi se hanno dovuto fare una simile giravolta? Evidentemente hanno avuto bisogno di qualcosa oppure hanno avuto la promessa di qualcosa, oppure - perché no? - hanno improvvisamente scoperto di essere sulla strada sbagliata e di doversi incamminare finalmente sulla retta via. In ogni caso, sia che il fatto susciti umana pietà sia che susciti sommessi risolini, ci dimostra come di civile a Raffadali sia rimasto ben poco e che, ribadisco, la nostra attività preferita continua a essere il pirandelliano "spartirsi la troja".
Ma adesso, finalmente, si torna a votare e i nodi verranno al pettine!
Già...
Certo negli ultimi cinque anni l'amministrazione comunale ha fatto molto per noi raffadalesi. Se non altro ci ha fatto passare dei sereni momenti dedicati al riso. Chi potrà mai dimenticare l'atroce beffa dei marciapiede trasformati in parcheggi? Come dimenticare il fatto che la passata amministrazione abbia rilanciato l'economia del paese, specialmente quella di un certo bar nel quale si è fatto un gran consumo di caffè? Come si farà a smaltire tutte le battute accumulate sulla fiction dei due sindaci? Chi potrà mai superare gli aneddoti divertenti che si raccontano sulle mitologiche figure di alcuni consiglieri comunali che sconoscono l'uso della lingua italiana? Insomma questi cinque anni di amministrazione di centrodestra sono stati una divertentissima sit-com, tanto che qualcuno vorrebbe una replica, magari con attori diversi ma con i medesimi risultati comici.
Però, pur avendo io molti difetti, almeno conservo ancora buona memoria. E non è che le passate amministrazione di sinistra ci abbiano lasciato un ricordo tanto migliore, anzi... Non per rivangare cose ormai vecchie, ma chi ricorda la Raffadali degli anni '90, ricorderà un pantano di cattiva amministrazione, di interessi in conflitto, di personaggi di quart'ordine, né migliori né peggiori di quelli che hanno animato quest'ultimo "civico consesso", personaggi di quart'ordine, non dimentichiamolo, che in gran parte sono transitati nelle file del centrodestra prima delle elezioni e che, almeno a quanto mi dicono, sono già con le valigie pronte per fare il viaggio di ritorno nel caso - improbabile - di una rivincita elettorale del centrosinistra il prossimo 13 maggio.
Allora dovremmo forse sperare che una nuova amministrazione di sinistra possa migliorare le cose? Ma se io stesso (cioè il più fesso dei raffadalesi), durante la breve stagione dei primi anni '90 andavo dicendo che un certo personale politico doveva essere rimpiazzato perché aveva ormai fatto il proprio tempo!
Certo, a vedere quelli che sono venuti dopo, uno rivede se stesso e i propri errori, e si convince che al peggio non c'è proprio fine. Però, proprio questa considerazione mi porta a temere che il peggio, destra o sinistra che vinca, sia ancora di là da venire.
Una cosa è certa. Non mi fregheranno più con le fesserie di un voto come una sorta di ordalia nel quale si deve andare a votare per salvare la patria e per evitare che il male si abbatta su di noi. L'ultima volta che mi hanno fregato con questa storia sono andato a votare contro il governo Berlusconi (volentieri!) e mi sono ritrovato al governo, con il mio voto, i vari mastella, rutelli, amato, parisi, che si fanno comandare a bacchetta dal papa, che seguono le orme politiche di Berlusconi, che continuano a tenere l'Italia in guerra, che non si sognano minimamente di combattere il lavoro precario, di far pagare le tasse ai commercianti e ai liberi professionisti che si sono arricchiti col governo Berlusconi e via dicendo. Mi hanno fregato, lo so, perché col mio voto mi ritrovo il governo Prodi, che sarà pure di destra moderata, ma è pur sempre un governo di destra.
Adesso mi diranno di andare a votare per salvare Raffadali e per promuovere il rinnovamento della sinistra.
Ma non mi facciano ridere: li avete guardati bene in faccia questi innovatori? a me sembrano tanto somigliare a ruderi inamovibili. Non avrò più i miei vent'anni, ma almeno un ricordo di quelle passioni mi è rimasto e ho deciso di non accontentarmi più del meno peggio e di non votare mai più tappandomi il naso.
Se i raffadalesi vorranno un'amministrazione di destra-bis significa che si saranno meritato questo. Se uno vuole raccogliere il letame dalla strada e spalmarselo in faccia, chi sono io per impedirglielo? Facciano pure.
Per conto mio, riempitemi pure di contumelie, ho deciso che quest'anno e d'ora in poi, a votare non andrò.
Risparmiatemi, vi prego, le prediche sui valori sacri della democrazia, del valore della libertà della lotta contro la tirannide e altre simili ovvietà. Non ho bisogno di improvvisati predicatori per sapere quanto è costata questa “libertà” di cui godiamo e a che prezzo è stata conquistata. La democrazia è tale e ha valore solo quando è sostanziale. Non so che farmene di una democrazia vacuamente formale, come quella che oggi si è imposta in tutto lì occidente e in Italia in particolare.
Tuttavia, proprio perché questa “libertà” e questa “democrazia” sarebbero così preziose, ci siamo mai chiesti in che mani le affidiamo?
Lasciamo perdere la corruzione, cancro che divora la classe politica italiana senza mai ucciderla. È così entrata nel sistema da essere, di fatto, ineliminabile e, dopo tangentopoli, si è visto come le stesse facce siano tornate a galla senza nemmeno far finta di vergognarsi almeno un po’. Lasciamo perdere anche il discorso su mafia e politica, tanto lo sappiamo che la mafia, in molte regioni del sud, ha preso il sopravvento sullo Stato e si serve dei corpi dello Stato e chi si illude che quello della mafia sia soltanto un problema del Centrodestra si vada un po’ a leggere la cronaca giudiziaria dei DS in Sicilia.
A ben guardare, però il problema vero non è quello delle deviazioni patologiche della politica quanto quello dell’ordinario atteggiamento “democratico” dei nostri uomini politici. Come non notare che dalle loro azioni e dal loro modo di intendere il proprio ruolo traspare un evidente disprezzo verso quella democrazia e libertà che intenderebbero rappresentare?
Quando i politici vanno in televisione si aspettano di essere serviti e riveriti come signori in casa propria e non appena qualche raro giornalista accenna a una critica o appena a una domanda non concordata, si mettono a urlare come vergini violate e, nella migliore delle ipotesi, scappano via, nella peggiore chiedono la testa del giornalista che ha osato porre una domanda.
Quando entrano nelle loro sedi istituzionali si preoccupano di sistemare fratelli, sorelle, mogli, cugini, e di procurar loro un cadreghino per il futuro.
Quando vengono eletti riescono a inventare qualsiasi falsità pur di attribuirsi finanziamenti, rimborsi, gettoni di presenza e altre forme di furto legalizzato ai danni del popolo bue che tanto pagherà tutto con le tasse. (e a Raffadali ne sappiamo qualcosa…)
Vengono eletti in nome e per conto del popolo, ma una volta giunti al loro posto di potere si preoccupano di rappresentare non gli interesse del popolo ma altri interessi, quelli dei vari cardinali Ruini, ad esempio, che impongono il loro volere con la violenza arrogante di chi non ha mai messo in discussione il proprio punto di vista perché si illude di essere depositario e proprietario della verità.
Passano il tempo a prendersi a male parole in pubblico e a fare affari in privato, prendono in giro i militanti che si ammazzano di fatica per raccogliere quattro voti e poi quegli stessi voti li portano in giro in parlamento, passando da una parte all’altra dello schieramento politico e continuando a tramare per stravolgere il senso del loro mandato in vista di “grandi intese”, “grosse coalizioni” o altri imbrogli destinati soltanto a mantenere in vita una oligarchia che di democratico non ha più nulla, nemmeno una foglia di fico a coprire la loro vera natura.
E io dovrei continuare a emozionarmi, a impegnarmi o semplicemente a incazzarmi per il sindaco di Raffadali o per il presidente del Consiglio dei ministri? Mi spiace ma, sarò qualunquista, non me ne importa assolutamente nulla. Nell’attesa di una palingenesi della politica italiana o di un mulo che venga a cambiare il futuro (sto citando Asimov, tanto per non essere frainteso dai soliti che evitano come la peste la frequentazione della biblioteca comunale), preferisco, come il poeta “magnare un tozzo e aritoppare le sciavatte”.

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