14 aprile 2007

Piazza delle tre italie

Questo post nasce da alcune obiezioni o domande che degli amici hanno sollevato contro le mie considerazioni sulle elezioni amministrative a Raffadali. Tra le domande, anche quelle dell'anonimo "rafadalisi disillusu". Tuttavia il punto di partenza, come spesso accade non coinciderà col punto d'arrivo, perché, come al solito, divagherò.
Sulle piazze virtuali d'Italia, che frequento con regolarità, come sulla piazza reale di Raffadali che frequento molto meno, si agitano e si intersecano almeno tre diverse italie che convivono l'una accanto all'altra ma che solo raramente vengono a contatto.
Cominciamo, per ordine, dalla più seria alla meno seria.
In questi giorni, per una tragica serie di coincidenze, sta venendo fuori un aspetto del capitalismo italiano che credevamo scomparso. I nostri capitalisti, o meglio, i "padroni", per essere chiari, mostrano il loro vero volto. Lo squallore del capitalismo italiano mostra la sua inconsistenza di fronte alla concorrenza di veri capitalisti, cresciuti nella giungla di un liberalismo reale e non nelle gabbie del nostro zoo, dove il falso liberalismo è sempre stato nutrito dalla politica e dalla protezione dello Stato. Tra l'altro questi falsi capitalisti di casa nostra mostrano il loro vero volto di "padroni delle ferriere" nel momento in cui, contemporaneamente, ci accorgiamo che la condizione del lavoro in Italia è tra le meno sicure del mondo occidentale con lo stillicidio quotidiano di morti nei cantieri e nei luoghi di lavoro e proprio questa gente vera che muore ogni giorno è la prima Italia su cui riflettere.
La seconda Italia è quella dei diritti, che vengono messi in discussione dall'invadenza illiberale e antistorica delle gerarchie cattoliche che conducono la loro ultima battaglia di retroguardia. Cosicché Benito XVI si scaglia contro i gay, le lesbiche, le coppie di fatto, con la stessa violenza con cui il suo santo predecessore Pio IX si scagliava contro la "peste" della libertà di pensiero e di coscienza. Cito semplicemente questa seconda Italia, ne ho già parlato in abbondanza e tornerò a parlarne in un prossimo futuro.
La terza Italia, la meno seria, per non dire ridicola, è quella dei nostri uomini (e donne) politici, dal Parlamento della Repubblica giù giù fino al Consiglio Comunale di Raffadali. Un pollaio in cui galli (pochi), galline (molte) e capponi (tantissimi) si accapigliano ogni giorno inscenando baruffe chiozzotte di ogni tipo che ormai sono soltanto fumo negli occhi. Credere a questi "signori" con tutta la buona volontà, è sempre più difficile.

C'è uno scontro in atto in Italia? io credo di sì, caro "rafadalisi disillusu" ma lo scontro non è tra destra e sinistra ma, più profondamente, tra una oligarchia "trasversale" (orribile parola, mi scuso con i cultori del buon gusto) da un parte e la gente normale dall'altra. Da un lato c'è questa oligarchia che copre l'intero arco parlamentare (per non parlare del Consiglio Comunale di Raffadali), fatta da professionisti del governo e dell'amministrazione che apertamente fingono di scontrarsi tra loro ogni giorno per gettare fumo negli occhi, ma che di fatto difendono, in modo compatto, le loro posizioni dominanti e i loro privilegi, dall'altro lato ci siamo noi, gente normale che fatica a tirare ogni giorno la pagnotta e che per ottenere questo scopo è disposta a vendersi. Il vero scontro in corso in questo paese non è uno scontro politico, ma uno scontro sociale, uno scontro vecchio come il mondo, tra sfruttati e sfruttatori, tra una classe dominante e una classe subalterna. E poco importa che lo strumento della subalternità oggi non sia più la sottrazione del plusvalore (c'è anche quella!) ma la televisione e il Grande Fratello (inteso come programma televisivo). Non per questo il controllo è meno duro. Occorre andare al di là dello schema destra/sinistra per comprendere come la politica oggi debba essere scegliere tra sfruttatori e sfruttati, tra oligarchia politica dominante e gente vera. Mi fa schifo una destra come quella al potere a Roma come a Palermo o a Raffadali, preoccupata solo di difendere i privilegi di pochi, ma non mi fa meno schifo una sinistra che ha sprecato un anno in giochetti di palazzo, mentre la gente vera continua a morire di lavoro nei cantieri italiani. Mi fa schifo una sinistra che continua le guerre schifose della destra, mi fa schifo una sinistra che non appena scorge all'orizzonte un prete benedicente si appresta a inginocchiarsi per ricevere la benedizione (visto che ogni benedizione vaticana porta voti).
E mi fa schifo andare a votare, visto che ormai il voto è diventato solo una scelta tra due padroni che ti sfrutteranno, l'uno o l'altro, l'uno in modo più esplicito e violento, l'altro in modo più sorridente e mellifluo.
Per me la vera politica è scegliere la gente vera, che non sta nei palazzi, che non si candida al Parlamento o al Consiglio Comunale. Il problema è che a questa scelta politica, oggi, mancano gli strumenti, perché si trova a dover combattere non contro singoli soggetti o una semplice classe sociale altra (come all'epoca di Marx) ma contro una configurazione imperiale difficilissima da capire, figuriamoci da affrontare e sconfiggere.
Trovare una via, pacifica ma non paciosa, per combattere questa battaglia è diventato il compito di questi ultimi anni dei diversi movimenti eterogenei che sono sorti nel mondo dai no-global in poi. Nessuno ha mai detto che sia facile. Ma, mi pare, già il fatto di cominciare a riflettere su questi temi, può essere un primo passo.

Mi pare che questo post sia già abbastanza lungo. Ma siccome il tema è interessante e cruciale, tornerò a parlare di nobiltà, di clero e di terzo stato.

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