17 maggio 2007

À la guerre comme à la guerre

Il vescovo Betori ha affermato che la chiesa è come una città assediata dai barbari, come un fortino che è sotto la continua minaccia della distruzione, come Gubbio assediata da Federico I Hohenstaufen nel 1155.
E, naturalmente, i barbari sono sempre i soliti: i gay, le donne che abortiscono, i "relativisti" e via delirando.
Ormai siamo abituati ai vescovi che dicono assurdità spacciandole per riflessioni cristiane e, quindi, non ci fa più molta impressione. Piuttosto mi piacerebbe riflettere su cosa è ormai diventata la chiesa cattolica. Dopo aver fatto carta straccia della Gaudium et Spes, la chiesa cattolica ha stracciato molte pagine della sua storia recente e le ha sostituite con le pagine più nere della sua storia passata, pagine, del resto, mai rinnegate.
Non è che la chiesa vuole tornare a un regime teocratico, no! Il fatto è che per la chiesa la teocrazia non è mai finita. Convinta della propria vocazione all'eternità, la chiesa si muove su un altro piano, sta ad aspettare sula riva del fiume il cadavere dei propri nemici convinta che la storia farà i suoi interessi, ancora una volta, come sempre.
Ecco perché un vescovo, come Betori, si può permettere di insolentire la politica, la cultura, la civiltà, il buon senso e, soprattutto, gli esseri umani. Perché non è semplicemente convinto di aver ragione, ma è convinto che in sé alberga inamovibilmente La RAGIONE, il LOGOS o come vi pare e piace chiamarlo.
Monsignore sappia che, ormai, molti nemici della chiesa, fraternamente uniti a molti ex amici, hanno capito il trucco e stanno aspettando lungo lo stesso fiume, ma un po' più a valle...

P.S. A causa di un guasto al computer i post saranno parecchio saltuari, per qualche settimana, ma al ritorno delle piene funzioni parlerò delle elezioni che la "sinistra" di Raffadali ha perso rovinosamente; chissà che non ne venga qualcosa di buono?

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