01 maggio 2007

Riflessioni di mezza età

Mi ha scritto un vecchio amico, uno di quelli che senti ogni tanto, anzi meno di ogni tanto, ma che, tuttavia, ti conoscono meglio di quanto tu stesso possa intuire, in nome di una comunanza spirituale non razionalmente spiegabile.
Insomma, questo vecchio amico mi scrive e mette a nudo un aspetto delle mie ultime esternazioni che io stesso avevo in qualche modo compreso ma sulla quale non mi ero soffermato, forse per accidia, forse per difetto di introspezione, forse per paura di scoprire cose che non si vogliono scoprire.
Dice il mio amico: "ultimamente noto che i tuoi scritti si rivolgono in modo sempre più polemico contro la chiesa cattolica e contro la sinistra che sono, per quanto posso dire di conoscerti, le due grandi identità nelle quali ti sei ritrovato nella tua vita. Visto che non credo che si possa dire che sono opinioni passeggere, devo concludere che ti trovi alle soglie di una crisi di mezza età".
Per quanto riguarda la mezza età non posso che dargli ragione, sono un uomo di mezza età che ancora gioca a fare il ragazzino, uno di quegli idioti di quarant'anni che fanno i "gggiovani".
Ma la parte più interessante, per me, è la prima. E' vero che chiesa cattolica e sinistra (estrema?) sono le due grandi identità della mia vita fin qui. E' vero che se dovessi definirmi non potrei prescindere da questi due pilastri della mia vita fino a questo momento. E allora perché me la prendo tanto proprio con loro?
La prima e più facile risposta sarebbe il dire che me la prendo con la chiesa e con la sinistra perché mi appartengono e non posso fregarmene come, invece, me ne frego di tutto il resto. D'altra parte che valore avrebbe mettersi ad accusare la destra di essere egoista, classista, mafiosa, capitalista... la destra quando fa queste cose fa esattamente il suo mestiere. A che servirebbe accusare le superstizioni magiche, gli orientalismi, gli acquariani, di essere fideisti e creduloni? è esattamente il loro modo d'essere, perché prendersela?
Però non me la sento di prendermi in giro. Non è solo per questo che mi incazzo con la chiesa e la sinistra. Mi incazzo anche perché sento che la mia identità è ormai troppo poco rappresentata sia dall'una sia dall'altra. Non mi ritrovo più in una chiesa che giorno per giorno si allontana sempre più da quella chiesa del concilio che, ancora 30 anni fa, sembrava aver intrapreso una strada di confronto e dialogo col mondo e di revisione dei propri errori storici. Non mi ritrovo più in una sinistra che non solo ha abiurato la propria storia, i propri ideali, i propri valori, i propri padri nobili, ma oggi comincia ad accogliere altre storie, ideali, valori, padri che mi sembrano, francamente, ignobili. Probabilmente, poi, sono cambiato anch'io e, giunto a quarant'anni mi sono spostato un po' più a sinistra della sinistra e un po' più lontano dalla chiesa, cosicché, con uno sguardo prospettico, mi accorgo oggi più di ieri dei difetti e delle inadempienze di entrambe.
Tuttavia, sia come sia, non ho nessuna intenzione di smettere di criticare la chiesa e la sinistra. Anzitutto perché sono convinto che si critica ciò che si ama e, invece, si tace su ciò che non ci interessa, poi perché se smettessi di interessarmi delle cose che mi interessano veramente, cesserei di avere interessi e, quindi, sarei morto.

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