27 luglio 2007

Carissimo Gaetano...

Carissimo Gaetano, ho letto i commenti che i tuoi amici hanno lasciato al mio post che, gentilmente, hai voluto ospitare sul tuo blog.
Ti risparmio i metacommenti che potrei facilmente metter su, tanto per dire delle ovvietà, del tipo: "i giovani d'oggi sono tutti incapaci di impegno"; "i giovani non leggono più, anche perchè molti non sanno leggere"; "non abbiamo strumenti di mediazione culturale intergenerazionale" e così via.
D'altra parte a me è capitato spesso di discutere con ragazzi della tua età (lo faccio per mestiere) e di constatare come le categorie interpretative della realtà che uso io siano molto diverse dalle vostre. Cito solo un esempio: per quelli della mia generazione le parole "destra/sinistra" avevano un senso ed evocavano concetti e idee ben precise; oggi, invece, molti ragazzi (e non solo) le interpretano come "contro/pro Berlusconi" e non è certo colpa dei ragazzi, è colpa del mondo schifoso in cui viviamo e della società schifosa che abbiamo costruito. Però, ricordo, quando avevo io la vostra età, i più grandi, quelli che erano stati adolescenti negli anni Settanta ci dicevano che eravamo disimpegnati e, suppongo, anche a loro venivano mosse le medesime accuse da quelli che lo erano stati nei Sessanta.
Insomma volendo evitare le banalità ne sto raccogliendo una quantità non indifferente. Ti lascio solo un paio di meditazioni conclusive altrettanto banali - sarà la canicola a ispirarmi ovvietà?
Anzitutto riflettevo sul linguaggio. I tuoi amici hanno trovato il mio modo di scrivere, noioso, prolisso, forse difficile. Magari hanno ragione. Non starò qui a discutere i vantaggi della brachilogia sulla macrologia e viceversa (concedimi, da prof di filosofia, di citare Platone), né a lamentarmi del fatto che i ragazzi leggono poco e scrivono solo sms di 160 caratteri. Ma non sarà anche colpa della scuola, cioè colpa mia, se molti, di fronte alla seconda subordinata o al primo congiuntivo, cominciano a sudar freddo e preferiscono passare oltre?
Ma c'è anche un altro problema, secondo me più grave. Le cose che appassionano me, che appassionano te (visto che le pubblichi sul tuo blog), che appassionano una minoranza, probabilmente lasciano indifferente la rimanente maggioranza .
Chi se ne frega del global warming, del G8, di Carlo Giuliani, del rapporto tra potere e persona, dell'Anarchia, e di tutte le altre panzane? La politica fa schifo, il mondo va sempre nella stessa direzione, non possiamo farci niente, tanto vale costruirci una vita come una dorata prigione e starci dentro comodamente.
Non dico che sia un atteggiamento giusto o sbagliato, semplicemente moltissimi scelgono di far così e basta.
Anche questo deve far riflettere e, ti prego, non chiedermi soluzioni né all'uno né all'altro problema.

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