18 settembre 2007

La scuola "seria" 2

Ritorna la scuola e ritornano le polemiche. Tagli al sostegno che lasciano bambini e famiglie senza alcun aiuto, dubbi sulle modalità del recupero dei debiti formativi, incomprensioni sul significato globale della strategia del ministero... Insomma, visto che a parlar male dell'azienda per cui si lavora si rischia il licenziamento, meglio che me ne stia prudentemente zitto.

Però non si può non denunciare la logica con cui la scuola viene "governata" da qualche anno a questa parte. La scuola è diventata la sentina della famosa "nave" italiana che un tempo andava e che ora ha incontrato una piatta bonaccia.

La scuola è costosa e inutile, un baraccone cui sarebbe economico liberarsi e la cui sopravvivenza rappresenta un costo per le casse dello stato. Al di là della retorica solita, la scuola non è affatto il cuore del futuro per l'Italia, è, invece, il peggior affare nazionale. Più di un milione di lavoratori, migliaia e migliaia di edifici, strutture spesso di grande valore che non possono essere vendute, anzi "cartolarizzate", spese di ogni tipo che no procurano alcun vantaggio economico immediato.
Tagliare, tagliare... è la parola d'ordine di tutti i ministri degli ultimi anni. E tagliare a partire dai rami più inutili, il sostegno ai disabili, l'aggiornamento culturale, la formazione seria dei docenti...
Chissà cosa intende il ministro quando parla di una scuola seria?

Io oggi ho fatto lezione a 15 ragazzi in uno scantinato buio, con la finestra aperta su un ridente panorama di monnezza, con la parete alle mie spalle rosa dal salnitro, con un corridoi in cui stagnava un inconfondibile olezzo di piscio stantio... non so cos'è una scuola seria, ma oggi mi scappava proprio da ridere!

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