14 novembre 2007

Piazzale Loreto: c'è ancora tanto posto

Per carità, sono un pacifista e sono contrario alla pena di morte. Piazzale Loreto è un luogo simbolico, un modo di dire. Come quando fu pronunciata la frase rivolta ai neofascisti: "con voi i conti li abbiamo chiusi a Piazzale Loreto" che Il Manifesto usa per promuovere la sua raccolta di figurine.

Piazzale Loreto fu, per l'Italia del '45 un luogo di damnatio memoriae e, in qualche modo, anche un atto catartico collettivo, ancorchè violento, nonchè una sorta di gesto apotropaico nel timore che il passato potesse tornare con Lui o senza di Lui.

Ma non ho potuto non pensare a Piazzale Loreto, oggi di fronte alle foto (opportunamente censurate nei tg) di un gruppuscolo di neofascisti d'accatto che a un funerale alzavano il braccio nel saluto romano.

Ha senso questo rinascere e questo raggrumarsi del fascismo nell'Italia di oggi? Chi sono e cosa sanno del fascismo questi cosiddetti fascisti del XXI secolo?

Certo! Forse è gentaglia che cerca una bandiera che possa coprire la propria voglia di violenza e, quindi, è un problema di sanità mentale. Ma se così non fosse, se in effetti in questo paese fosse davvero in atto una diffusione del fascismo come mentalità e come prassi "politica" cosa dovremmo pensarne?

Io, dal mio punto di vista, arrischio una interpretazione. Se uno, cento, mille giovani nati a cinquant'anni da Piazzale Loreto si dichiarano fascisti e ne ripercorrono le tristissime coreografie, allora siamo di fronte a una serie di fallimenti.

Il fallimento della costruzione della "democrazia" in Italia, fallimento che è sotto gli occhi di tutti e non abbisogna di commenti

Il fallimento della "sinistra" che non è riuscita a trasmettere nemmeno l'abc della propria cultura politica, limitandosi a essere e voler essere potere tra i poteri e non già contropotere.

Il fallimento della scuola italiana, che non ha saputo insegnare neppure uno dei valori in cui ciancia di credere. In fondo questi giovani "salutatori romani" vengono da questa scuola e, probabilmente, hanno sentito stanchi professori che ripetevano stantie ricostruzioni del fascismo.

Il fallimento della cultura italiana, che, nata antifascista dalle ceneri della ricostruzione, si è pian piano trasformata sotto i nostri occhi fino a diventare la cultura del "reality" della "fiction" e del "dibattito", anzi del "dibbattito", per assecondare il dominante slang televisivo.

Il fallimento, mi duole dirlo, di Piazzale Loreto, cioè del tentativo di scacciare i fantasmi del fascismo e di costruire su quel gesto, così duro e tuttavia significativo, una cultura, un'etica, una coscienza condivise.

Quei giovani che salutano romanamente, probabilmente, se avessero consapevolezza storica e consapevolezza di sé, crederebbero di essere i vincitori sopravvissuti a un tentativo di toglierli di mezzo come individui e come portatori di un'ideologia. Invece essi stessi sono sconfitti, figli di due sconfitte e destinati a essere loro stessi una sconfitta. Carne da appendere ai lampioni del prossimo Piazzale Loreto, quello dell'umanità nuova che deve nascere sulle ceneri di questa Italia che affoga lentamente nel letame che essa stessa inconsapevolmente produce.

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