09 dicembre 2007

Dialogo con Vincenzo Lombardo

Questo scritto costituisce un intervento nella discussione iniziata da Vincenzo Lombardo sul blog di Ad Est.

All'inizio degli anni '90 ero stanco del sistema politico italiano, stanco dei soliti partiti e delle solite facce. Mi dissero che col maggioritario tutto sarebbe cambiato: ho creduto e ho votato al referendum. Poi mi dissero di credere nel progresso e nella gioiosa macchina da guerra: ho creduto e votato. Poi man mano mi hanno detto di credere a Rutelli, a Prodi, a Bertinotti, ho votato e... ho perso la fede.

Il compagno Vincenzo Lombardo ha dimostrato, con perizia politica e dovizia di argomentazioni, che il sistema maggioritario non soltanto è a-democratico ma addirittura è anti-democratico, in quanto, sintetizzando, non assicura la corrispondenza tra espressione del voto e rappresentanza politica, introducendo meccanismi di concentrazione della rappresentanza a scapito della rappresentatività. Sono d'accordo con Vincenzo. In effetti tutti i sistemi maggioritari hanno questo enorme difetto e sono, infatti, figli di sistemi sociali tendenzialmente semplificati (costituiti cioè da poche, amplissime, classi sociali molto simili fra loro) o che tendono, consapevolmente o inconsapevolmente, a conseguire una simile semplificazione. Non a caso il maggioritario è tipico della cultura anglosassone, in cui le dicotomie sono frequenti e socialmente rappresentate massicciamente. In Italia, forse non a caso, il sistema maggioritario fu sostenuto dal fascismo (salvo poi renderlo di fatto inutile con l'instaurazione del regime a partito unico). D'altra parte anche i cosiddetti "premi di maggioranza" tendono a perseguire lo stesso scopo. La DC tentò di introdurne uno, con la "legge truffa" che Vincenzo, a ragione, ricorda (la seconda legge truffa, essendo stata la prima quella approvata dal fascismo, la "legge Acerbo"). I sistemi a premio di maggioranza, pur non eliminando del tutto la rappresentanza dei "minori" tendono a sottodimensionarla rispetto all'effettiva consistenza del consenso, introducendo elementi palesemente antidemocratici. Per non parlare delle "soglie di sbarramento", vero e proprio aborto democratico, che impediscono, a chi raccoglie un certo numero di voti, di poter essere presente in parlamento, fino all'assurdo che un partito con il 5,001% dei voti avrebbe un buon numero di parlamentari mentre con il 4,999% non ne avrebbe nessuno... alla faccia della democrazia. D'altra parte non è affatto vero che il sistema proporzionale garantirebbe poca "governabilità": 45 anni di governi parademocristi in Italia lo testimonano con ragione insopportabile.

Casomai il problema del proporzionale è un altro. Siamo sicuri che sia "democratico"? e che sia davvero garante della rappresentatività della rappresentanza? che dire poi del cosiddetto "diritto alla rappresentanza"? chi ha diritto a essere rappresentato? E che significa essere rappresentato?

Faccio un esempio.
Un elettore ritiene che lo Stato non debba finanziare con i soldi pubblici le scuole private ma dovrebbe finanziare le squadre di calcio, che gli immigrati dovrebbero essere cacciati perchè ci rubano il lavoro ma che si dovrebbe assicurare la piena occupazione anche a costo di nazionalizzare le imprese, che si dovrebbe consentire l'aborto ma vietare che gli omosessuali possano esprimere in pubblico il loro amore, vorrebbe una stampa e una tv molto libera e indipendente ma vorrebbe limitare l'autonomia della magistratura, è favorevole alle centrali nucleari ma contrario agli ogm... questo elettore per chi vota? Naturalmente non troverà nessun partito che lo rappresenti e sarà costretto a fare una scelta del meno peggio, cioè del partito che più si avvicina a quel coacervo di apparenti contraddizioni che sono le sue opinioni. Se ci pensiamo bene, in effetti, la maggior parte degli esseri umani è così: gli uomini normali hanno idee spesso contraddittorie, che cambiano, si adattano, sono condizionate dagli eventi della vita. Ho conosciuto persone "di sinistra" che sbraitavano contro gli immigrati perchè erano stati rapinati da un albanese e persone di estrema destra che fumavano spinelli e si dichiaravano a favore della liberalizzazione della cannabis.

Come si fa a rappresentare tutte le opinioni? come si fa ad assicurare a tutti il diritto alla rappresentanza? Naturalmente non si può, a meno di non tendere alla democrazia diretta (il che ci porterebbe a parlare di ben altro, ma ci fermiamo qui).

Sono d'accordo nell'affermare che il sistema maggioritario sia anti-democratico, ma anche quello proporzionale non scherza. Io, oggi come oggi, non mi sento rappresentato da nessuno e sento che nessuno può rappresentarmi. Ho votato alle ultime politiche, ho votato per questa maggioranza, ho votato contro Berlusconi, ho votato Rifondazione. Ma non mi sento affatto rappresentato: né da Dini né dalla Binetti, né da Prodi né da Mastella, né da D'Alema né da Bertinotti. E un sistema proporzionale diverso, con o senza sbarramenti, non migliorerebbe la situazione, anzi.

Sono arrivato a una conclusione, che so non sarà molto gradita: non è un problema di leggi o di sistemi elettorali, non è un problema di rappresentanza chiusa o aperta, di plurality o majority, di quozienti o di resti... il vero problema è che, comunque la giri, la democrazia non funziona. E' semplicemente disfunzionale ed è incorreggibile e irriformabile. Qualcuno dirà la solita frase, che non c'è un sistema migliore. Come sa benissimo chi mi conosce non ne sono per nulla convinto! E tuttavia non è questo il problema. So bene che la democrazia, pur non essendo il miglior sistema possibile è, attualmente il sistema di potere trionfante e dominante e ce lo dobbiamo tenere, ci piaccia o no.

L'obiettivo, allora, è far sì che la democrazia faccia il meno male possibile. Cioè, in altri termini: è possibile evitare le deviazioni della democrazia?

I padri fondatori americani ritennero che il modo migliore fosse quello di limitare il potere del governo facendo sì che la società fosse tendenzialmente più libera possibile mentre il governo doveva limitarsi a poche essenziali materie. Sappiamo che fine ha fatto questo principio.

I rivoluzionari russi ritennero che si dovesse governare dal basso, con un sistema, quello dei soviet che proponesse una democrazia partecipata in cui il governo fosse davvero espressione di tutta la volontà di tutto un popolo permanentemente convocato Sappiamo che fine ha fatto questo sistema.

I nostri costituenti ritennero che un sistema di equilibri di poteri che si controllano reciprocamente, in modo che nessun potere potesse mai ritenersi sufficientemene autonomo da sottomettere gli altri o farne a meno, potesse servire a governare una società attraversata da pericolosi istinti totalitari. Vediamo ogni giorno com'è finita.

Quindi?

E' il momento di deludere chi ha avuto il coraggio di leggermi fino in fondo. Io ritengo che non sia un problema di legge elettorale, non mi aspetto nulla, nè da un governo di destra nè da uno di "sinistra", non mi aspetto nulla nemmeno da un parlamento in cui ci siano agguerrite opposizioni a controllare le maggioranze (tangentopoli ha prosperato nel parlamento con l'opposizione teoricamente più ampia e motivata immaginabile). Non sono i sistemi politici a redimere le società e i popoli e non ho abbastanza fede messianica per ritenere che l'avvento di una legge elettorale proporzionale cambierà le sorti della nazione. L'unica prospettiva praticabile a cui sono interessato è quella di una società che comincia a riformarsi dal basso, che intraprende un duro e, temo, lungo cammino autonomo di liberazione da ogni forma di subalternità al potere, di servitù clericale, di messianismo politico. Non una società civile (che ancora non esiste) ma una società in via di civilizzazione. Non so quale potrebbe essere l'approdo di un simile cammino, so soltanto di volermi vedere impegnato nel mio lavoro e nella mia quotidianità nella costruzione di questa società. Per il resto, per la forma di governo, per il sistema politico ed elettorale, per ogni forma di gestione del potere, a qualsiasi livello, nazionale o locale, mi dichiaro agnostico.

Nessun commento:

Posta un commento