13 dicembre 2007

Senza vergogna, senza etica, senza futuro

Il vero problema di questo paese, ormai ne sono convinto, non è Berlusconi; non sono nemmeno i politici che, nonostante le indagini, i processi o le condanne, non accennano a dimettersi dalle loro cariche pubbliche; non sono nemmeno i giornalisti che si vendono e che concordano con il loro padrone ciò che si può dire o quante volte nomineranno il padrone. Non credo che siano questi i problemi dell'Italia.

Caso mai questi sono gli epifenomeni del problema, assomigliano ai bubboni infetti della peste: sono schifosi, puzzolenti, mortiferi ma sono solo manifestazioni esterne della vera malattia mortale del paese.

Il nostro vero problema, ormai è evidente, è la mancanza di un'etica pubblica, di un senso morale, di una seppur minima decenza politica.

In quale altro paese, nel quale sia presente un senso etico, anche minimo, sarebbe possibile immaginare ciò che in Italia è invece cronaca politica quotidiana?

Non è nemmeno possibile immaginare un candidato alla presidenza americana che, più o meno pubblicamente, incontri esponenti del partito avverso offrendo loro cariche nel suo eventuale futuro esecutivo per farli passare dalla sua parte. Se anche una cosa del genere dovesse accadere, nel momento un cui si venisse a sapere, un tale candidato dovrebbe nascondersi dall'onda di vergogna nazionale che lo sommergerebbe, dall'assalto dei giornalisti indignati, dalla riprovazione unanime che lo costringerebbe a lasciare per sempre la vita politica. Figurarsi poi se, questo stesso candidato, avesse inviato ambasciatori a promettere denaro in cambio del tradimento; credo che avrebbe problemi anche a circolare liberamente nel paese, dovrebbe emigrare e cambiar nome.

In Italia, invece, tutto sembra normale, Berlusconi può andare in televisione a fare la vittima e non trova nessun giornalista che gli faccia la sola domanda che un giornalista libero dovrebbe fargli: MA NON SI VERGOGNA?

Invece lui, candidamente, confessa: che c'è di male a tentare di portare dalla mia parte un senatore per far cadere il governo? E riceve applausi, attestati di stima e solidarietà, coperture politiche da tutti, da "destra" e da "sinistra". E non si capisce dove sia finita la vantata "diversità" della destra fascista di Almirante, o la "questione morale" posta da Berlinguer quando la sinistra era ancora tale. Anzi, si capisce che fine abbiano fatto: buttate nel cesso.

Ecco, questo è il problema.

Nel nostro paese manca un'etica pubblica, cioè una percezione di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, di ciò che è motivo di vanto e di ciò che deve essere motivo di vergogna.

La politica è, sotto questo punto di vista solo un'evidente dimostrazione del dato di fatto. In nessun altro paese civile sarebbe stata selezionata una classe politica così infingarda, indecente, criminale come in Italia. Sembra quasi che il paese si sia divertito a selezionare il peggio di sé. Corruttori e corrotti, immorali e servi, incolti e impudenti: questi sono i nostri uomini politici e non perchè siano stati resi tali dal potere, ma semplicemente perchè l'intero nostro sistema politico, l'intera nostra società tende a selezionare proprio questo tipo di persone.

Un uomo che rubi, che si venda, che corrompa altri uomini, che viva senza alcun freno morale, viene considerato un modello da imitare, un degno rappresentante, se non di ciò che siamo, di ciò che vorremmo essere.

Sarà colpa della morale cattolica, così diffusa nel nostro paese? Sarà colpa di quel complesso di arrivismo, pedanteria, istrionismo e malcostume che caratterizza la nostra società almeno in larga misura? Sarà l'abitudine a eludere e turlupinare tutti i governi che si sono succeduti, da quello napoleonico a quello papalino, tutti considerandoli nemici da blandire, da ingannare, da sfruttare, non da combattere apertamente né da sostenere lealmente?

Di fatto la nostra società è questa. L'Italia, questa Italia di merda, è il paese che esalta chi cerca di corrompere con promesse (e soldi?) un senatore e poi confessa di trovare la cosa non solo moralmente accettabile, ma anche "normale". Questa è l'Italia i cui rappresentanti litigano da mesi, da anni, sulla legge elettorale (nella speranza che ciascun partitino, formato mignon o formato famiglia, possa salvare il suo zerovirgolaqualcosapermille), mentre gli operai muoiono nelle fabbriche e nei cantieri, le coppie vanno e vengono dalla Spagna per le inseminazioni artificiali, i lavoratori salariati perdono ogni anno centinaia di euro di potere d'acquisto, i giovani vengono costretti a emigrare, le università sono preda di domini familistici e intere regioni del paese sono controllate, ormai ufficialmente, dalla criminalità organizzata che fa eleggere propri membri per rappresentare direttamente i propri interessi.

Questa è l'Italia, questa è la nostra democrazia. Se questa è la strada che abbiamo imboccato non ci dobbiamo meravigliare della corruzione dilagante, piuttosto dobbiamo chiederci: fino a quando potrà resistere una società priva di valori che non siano quelli falsamente cristiani di cui si riempiono la bocca i nostri rappresentanti?

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