07 gennaio 2008

Dio esiste?

Come ti poni di fronte al problema dell'esistenza di Dio? (test di Richard Dawkins)

100% di probabilità che esista: "non credo, so"

10 (12%)
Probabilità altissime ma non al 100%: "non lo so per certo ma vivo come se esistesse" 9 (11%)

Probabilità superiori al 50% ma non di molto: "sono molto incerto ma tendo a credere in dio"

6 (7%)
Probabilità pari al 50%: "esistenza e inesistenza sono equiprobabili" 7 (9%)
Probabilità inferiori al 50% ma non di molto: "non so se dio esiste, ma tendo a essere scettico" 11 (14%)

Probabilità bassissime ma superiori a zero: "non posso essere sicuro, ma vivo come se non esistesse"

26 (33%)
Probabilità pari a zero: "sono certo che dio non esiste" 8 (10%)

Questa è la domanda che ho posto ai visitatori del mio sito negli ultimi giorni del 2007 e i 77 cortesi visitatori che hanno ritenuto di dover rispondere hanno dato le risposte che vedete. Il test, come ho detto, l'ho preso dal libro di Dawkins "L'illusione di Dio", perchè mi è sembrato che, pur nella ineliminabile semplificazione di un test con sette opzioni, offrisse un ampio ventaglio di scelte, tanto da poter classificare ogni posizione, dal tesismo più esasperato all'ateismo più radicale, passando per un indecidibile agnosticismo.

Dawkins sostiene che si riterrebbe sorpreso di vedersi rispondere con l'ultima risposta, cioè quella dell'ateismo radicale, preferendo egli stesso, dichiaratamente ateo, porsi nella penultima posizione. Allo stesso modo, ritengo, la certezza assoluta di chi afferma senza alcun dubbio l'esistenza di Dio sembra più una posizione ideologica che una effettiva risposta meditata. Tuttavia ben il 22% di coloro che hanno risposto al test, cioè quasi un quarto dei miei visitatori/amici si è detto illuminato da una certezza assoluta... beati voi!

Da parecchio tempo, ormai, rifiuto di rispondere alla domanda in questione e, quindi, ho coerentemente evitato di rispondere al questionario, perchè ritengo la domanda stessa incomprensibile e la risposta, di conseguenza, incomunicabile. Questo mio atteggiamento è oggetto, spesso, di frustrazione da parte dei miei alunni i quali vorrebbero una risposta chiara a quella che sembra loro una domanda chiarissima: tu credi in Dio?

Spesso me ne tiro fuori con la vecchia battuta (credo) di Woody Allen: «credere è una parola grossa, diciamo che lo stimo» ma, non basta una battuta e, perciò, mi vedo costretto a spiegare che a questa domanda non è possibile dare una risposta sensata. Che significa, infatti credere in Dio? In quale Dio innanzitutto? Ognuno ha un'idea diversa di Dio, e pensa e crede in una cosa diversa quando pronuncia la parola "Dio": il Dio misericordioso, il Dio degli eserciti, il Dio che accoglie i peccatori, il Dio che manda all'inferno gli omosessuali, il Dio della bibbia ebraica, il Dio dei sinottici, il Dio della teologia giovannea, il Dio di Paolo, e poi, il Dio del Corano, quello della mistica ebraica, quello dei filosofi, di Tommaso o di Guglielmo d'Ockham, di Spinoza o di Leibniz, di Kant o di Hegel...

Allora, vista la frustrazione, la domanda ti viene posta nel modo più generico possibile: "credi in un essere superiore?". Al che io rispondo: "Superman!!!".

Oppure, se non mi va di scherzare, dico che in un essere superiore, che è meno di un concetto filosofico, c'è poco da credere... caso mai, se qualcuno riuscisse mai a dimostrarne l'esisitenza... ben sapendo che la cosa è impossibile e quindi c'è poco da discutere. Non ricordo dove ho letto che anche il più fideista dei credenti in Dio è, di fatto, ateo nei confronti di Zeus e del Big Spaghetti Monster. Quindi qualsiasi definizione in questo senso è inutile e fuorviante.

Naturalmente, quando qualcuno ti chiede: "credi in Dio?", pensa alla sua idea di Dio, al suo personale concetto e allora la risposta deve essere sempre e comunque "no" fosse anche il papa a dover dare questa risposta, perchè non esistono due uomini che quando dicono "Dio" pensano alla stessa cosa. Oppure quando qualcuno ti chiede: "credi in Dio?" pensa al Dio di una specifica tradizione religiosa; cioè ti sta chiedendo, per esempio: "credi nel Dio che, attualmente in questo momento, è predicato dalla chiesa cattolica?" (fermo restando che è diverso dal Dio che la stessa chiesa predicava 5 anni fa, 50 anni fa, 500 anni fa e così via ed è, ugualmente, diverso dal dio che la stessa chiesa predicherà fra 5, 50 o 500 anni. Anche in questo caso la risposta è sempre no. Nemmeno la chiesa sa in quale tipo di Dio crede in questo esatto momento e io certamente non credo nel Dio di Ratzinger o di Ruini. Non mi sottraggo, quindi, alla domanda. Attualmente non posso dire di credere nel Dio ufficialmente predicato dalla chiesa cattolica. In passato probabilmente ho creduto in questo Dio (dico probabilmente perchè, a detta di molti cattolici - anzi, Kattolici - io non sarei mai stato cattolico, nemmeno ai tempi in cui frequentavo il seminario) ma adesso le mie divergenze rispetto al Dio predicato dalla chiesa cattolica sono tante e tanto profonde da non potemi più permettere nessuna, nemmeno blanda, identificazione con quella comunità credente. Diverso, naturalmente, è il problema culturale. Sono stato educato da cattolico, sono cresciuto da cattolico e, quindi, in qualche modo, qualche traccia (molte tracce) di tutto questo è rimasta. Ma di questo tema parlerò in una prossima occasione.

Ma allora in cosa credo? E' una domanda alla quale vorrei poter dare una risposta esauriente. ma questo è un discorso lungo e serio, che dovrà continuare. Per adesso credo...

Credo nelle rovesciate di Bonimba, e nei riff di Keith Richards. Credo al doppio suono di campanello del padrone di casa, che vuole l'affitto ogni primo del mese. Credo che ognuno di noi si meriterebbe un padre e una madre che siano decenti con lui almeno finché non si sta in piedi. Credo che un'INTER come quella di Corso, Mazzola e Suarez non ci sarà mai più, ma non è detto che non ce ne saranno altre belle in maniera diversa.
Credo che non sia tutto qui, però prima di credere in qualcos'altro bisogna fare i conti con quello che c'è qua, e allora mi sa che crederò prima o poi in qualche dio. Credo che se mai avrò una famiglia sarà dura tirare avanti con trecento mila al mese, però credo anche che se non leccherò culi come fa il mio caporeparto difficilmente cambieranno le cose.
Credo che c'ho un buco grosso dentro, ma anche che, il rock n' roll, qualche amichetta, il calcio, qualche soddisfazione sul lavoro, le stronzate con gli amici ogni tanto questo buco me lo riempiono. Credo che la voglia di scappare da un paese con ventimila abitanti vuol dire che hai voglia di scappare da te stesso, e da te stesso non ci scappi nemmeno se sei Eddie Merckx. Credo che non è giusto giudicare la vita degli altri, perché comunque non puoi sapere proprio un cazzo della vita degli altri.

Banale? forse, ma almeno si comincia a intravedere un po' di luce. A chi ha avuto il coraggio di rispondere, comunque abbia risposto, do un appuntamento su queste pagine. Ne riparleremo!

1 commento:

  1. Ciao, sono arrivato sul tuo blog avendo scoperto che c'è un link al mio, e di questo sono onorato. Peccato solo che la foto del robot di Padre Pio sia caduta, ma sto cercando di trovare un'altra testimonianza di quell'oscenità che a suo tempo mi sconvolse.
    Approfitto per dirti che la battuta "credi in dio? Diciamo che lo stimo" è di Walter Fontana, grandissimo umorista. Quello delle schede di Carcarlo Pravettoni, per intenderci.
    Ti faccio i miei complimenti per il sito.

    RispondiElimina