26 gennaio 2008

I sommersi e i salvati

Oggi ho avuto un'esperienza a scuola e ci tengo a raccontarla, almeno per rifletterci su un poco. Per la coincidenza con la domenica si doveva celebrare la "giornata della memoria". Confesso che queste celebrazioni mi suscitano una certa diffidenza, mi sembra quasi che la scuola (la società) decida di confinare in uno spazio delimitato la memoria quasi per esorcizzare la propria cattiva coscienza. Oltretutto queste occasioni vanno sempre a finire col vedere il solito film (che i ragazzi vedono ogni anno) e a sentire i soliti discorsi (anche quelli si ripetono ogni anno).

Cionondimeno, non mi sottraggo alla necessità della memoria, dicendo a me stesso che la memoria della shoah così come la trasmissione di una coscienza antirazzista e antifascista devono essere parte del mio modo di insegnare di ogni giorno e non solo del 27 gennaio.

Oggi i ragazzi mi hanno provocato, probabilmente delusi dal fatto che non si andasse a vedere il solito film che permette di "perdere" qualche ora di lezione e hanno pensato bene che qualche domanda ben assestata e una discussione sull'argomento col prof di storia potesse valere bene un film non programmato. Tuttavia ho concesso loro il beneficio del dubbio e ho accettato la discussione, un po' perchè avevo già pensato di cimentarmi in qualcosa del genere, un po' perchè mi sembrava giusto accettare un dialogo su un argomento così importante, magari ogni giorno i ragazzi proponessero argomenti tanto importanti!

Sulla Shoah i ragazzi sono vaccinati, sanno, più o meno, di cosa si tratta: "una strage", "i campi in cui uccidevano gli ebrei" (non ho chiesto cosa intendesse per "campi"), "la persecuzione di ebrei, zingari e omosessuali"! Il messaggio informativo è passato, mi sono detto; probabilmente non tutti colgono, però, il senso di ciò che è accaduto... niente di strano, la scuola non deve dare tutte le informazioni possibili, deve semplicemente fornire strumenti con i quali, chi vuole, può costruire il proprio personale bagaglio.

Le stranezze sono iniziate quando abbiamo cominciato a parlare, necessariamente, di fascismo, di leggi razziali, di razzismo italiano di allora e di oggi. C'era la solita, alta, percentuale di disinteressati o di fintamente interessati, qualcuno che mostrava di ascoltare con attenzione e qualcuno che partecipava animatamente alla discussione. Qualcuno esprimeva simpatie fasciste, non so quanto frutto di riflessione, quanto di parafascismo familiare, quanto di male indirizzato spirito ribellista ("Mussolini fu un grand'uomo", "il fascismo fece molte cose buone", "fascismo e nazismo sono due cose diverse e Mussolini fu costretto ad allearsi con Hitler", fino all'immortale: "durante il fascismo si dormiva con la porta aperta" immancabile corollario della sempiterna: "i treni arrivavano in orario").

Strani ragazzi, impermeabili a tante sollecitazioni che noi a scuola crediamo di fornire loro, indifferenti a progetti, esperimenti formativi, carichi disciplinari e poi così facilmente preda di miti familiari o di gruppo, pronti alla santificazione mussoliniana senza curarsi di ciò che significò il fascismo.

Strana esperienza, nella giornata della memoria. Mi è venuto in mente il titolo di questo post. Pochi sono coloro che la scuola riuscirà a salvare dal cadere nel fascismo di ritorno della nostra smemorata società. Molti saranno i sommersi in questo genocidio di intelligenza e di moralità che la nostra smemorata società sta allegramente preparando.

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