21 gennaio 2008

In nome del Papa-Re

La vicenda della "Sapienza", lungi dall'essere un episodio di "intolleranza laicista" o un limitato caso di incomprensione culturale, è diventata lo strumento per portare alla luce una precisa strategia politica di una consistente e potente fetta della gerarchia cattolica in questo paese. Hanno un bel dire che la chiesa non fa politica: ormai appare sempre più evidente la presenza di un preciso piano politico, con un programma di governo, con una lista di priorità con una strategia di occupazione dello spazio mediatico e di progressiva sostituzione del potere clericale al potere politico attuale. D'altra parte le gerarchie vaticane hanno compreso che la classe politica italiana sta squalificandosi da sola e quindi hanno compreso come, presto o tardi, si creerà un nuovo vuoto di potere nel paese, simile a quello prodottosi nel '92/'94, e questa volta vogliono essere preparate ad approfittarne per riuscire a dar vita a quell'utopica Republica Christiana che è da sempre nei sogni del Vaticano.

Il programma politico è chiaro, non riguarda solo la sfera pubblica (scuole, ospedali, assistenza agli anziani, ai poveri, ai disabili) ma anche e soprattutto la sfera dei diritti individuali.

La chiesa, naturalmente, vuol mettere le mani nel sacco del pubblico denaro laddove esso abbonda. Soldi alle scuole cattoliche, finanziamenti agli ospedali cattolici (ultimamente il papa ha, spudoratamente e senza vergogna, parlato di vile pecunia per sostenere le spese di un ospedale cattolico), delegare l'assistenza alle istituzioni cattoliche. Specie oggi che conventi e seminari si svuotano (o si riempiono come mi disse una volta un vecchio prete di "preziosi rottami"), la chiesa deve convertirsi agli affari, cambiare il proprio "core business" dalla fornitura di servizi religiosi (ormai poco richiesti) alla fornitura di servizi tout court.

Ma il programma di governo della chiesa passa soprattutto dalla sfera privata. Non si governano gli uomini senza controllare quello che avviene nelle loro vite quotidiane, senza controllare i loro pensieri, i loro desideri, i loro genitali. Questa è l'antica sapienza della chiesa e, difatti, nel programma di governo della chiesa italiana spiccano i progetti per mettere sotto tutela etica gli italiani. Abolire la 194, impedire qualsiasi forma di fecondazione non "naturale", imporre una visione della famiglia di tipo ottocentesco (famiglia borghese, fallocentrica), vietare qualsiasi esercizio della sessualità che non sia quello benedetto dalla chiesa stessa (non lo fo per piacer mio ma per dare figli a dio), reprimere e sopprimere (nessuno scandalo lo fece già Hitler, con cui la chiesa aveva stipulato un concordato) tutti i "deviati". Chi controlla la sessualità controlla gli uomini, questo la chiesa lo ha sempre saputo, per questo occorre una "controrivoluzione sessuale" che riporti le mutande strette ai genitali e ai cervelli delle persone.

Quando la chiesa parla di libertà parla della libertà di obbedire a dio (cioè al papa), quando parla di ricerca della verità parla del fatto che solo lei conosce "la verità tutta intera", quando parla di obbedire alla coscienza parla di una coscienza formata, guidata, obbediente ai precetti della chiesa, quando parla di "sana laicità" parla di un pensiero posto sotto la tutela di una verità assoluta e rivelata.

Questo il programma di governo della chiesa; gli uomini li conosciamo già sono i "politici cattolici" cioè le marionette guidate dal papa e obbedienti a lui, presenti e infiltrati in tutti i partiti.

Non finisce qui, ne continueremo a parlare, ne dobbiamo parlare, prima di riuscire a capire se c'è, se è ancora possibile un'alternativa.

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