20 gennaio 2008

Schiavi della verità

C'è una parola che in questi giorni ricorre con avvilente improprietà. Tutti parlano, spesso a sproposito, della verità. L'università è il luogo della verità, la scienza deve cercare la verità, l'unico criterio per giudicare un discorso è la sua attinenza alla verità e altre amenità del genere. La filosofia si occupa da sempre della verità da Aristotele alla logica contemporanea passando per tutte le filosofie e tutte le possibili interpretazioni, dall'assoluta dipendenza rispetto al concetto di vero fino all'assoluta negazione della possibilità di una qualsiasi verità.

Proprio per questo motivo ogni volta che sento qualcuno parlare della verità o, peggio, parlare in nome e per conto della verità, mi vengono i brividi. In fondo in nome della verità sono state dichiarate guerre e sono stati uccisi uomini. In nome della verità sono nati tribunali di inquisizione e sono stati celebrati feroci auto-da-fè, in nome della verità sono stati sterminati popoli e sono state commesse atrocità di ogni tipo.

Non c'è concetto più pericoloso di quello di verità. E difatti, correttamente, dal proprio punto di vista, ogni volta che un papa o un vescovo parla della verità, pensa che la verità sia quello che crede lui. Quando il papa dice che la scienza deve cercare la verità parla dal punto di vista di chi è certo che la verità è esattamente quello che lui conosce già per rivelazione divina. Certo, il papa sostiene che gli scienziati devono cercare la verità, ma lo dice sottintendendo che lui si trova già lì ad aspettare che quei tiratardi si decidano a comprendere che la verità è quella sostenuta da secoli dalla chiesa cristiana e cattolica.

Così, allo stesso modo, oggi con spudorata onestà, mons. Fisichella, rettore dell'università pontificia del Laterano ha sostenuto che la "vera" laicità è quella di chi ha fede, perchè solo la fede è pienamente razionale.

Ecco perchè è impossibile un dialogo effettivo tra la cultura laica e la cultura "veramente laica" cioè cattolica. Il laico non solo non si fa infinocchiare dalla ricerca di una ipotetica verità, ma non si pone mai, preventivamente, dal punto di vista di chi la verità la possiede già. Il papa non potrà mai onestamente porsi nella condizione di chi guarda al mondo con gli occhi disincantati di chi coltiva seriamente la virtù del dubbio: sarebbe contro la sua natura e contro il suo mestiere. Ecco perchè il papa non ha nulla da dire agli scienziati o agli intellettuali laici se non la testimonianza di un punto di vista che lo scienziato può studiare come un fenomeno ma, certamente, mai condividere.

Nessun commento:

Posta un commento