03 febbraio 2008

¡Cojones!

José Luis Rodríguez Zapatero è un uomo politico moderato, un esponente di quel socialismo europeo che vede la politica di sinistra come costruzione riformista di una società fondata su principi liberali, mitigati da un socialismo che crede molto nello stato sociale e nel riconoscimento delle pari opportunità di partenza, pur in un modello sociale competitivo e caratterizzato dalla preminenza dell'iniziativa privata. Non è un pericoloso comunista, non è un rivoluzionario barbuto, non è un feroce e sanguinario riformatore sociale "costi quel che costi"; gli spagnoli lo chiamano "Bambi", e questo dice tutto.

Eppure Zapatero ha mostrato i cojones di fronte a un potere nemico della democrazia e della società spagnola, il potere della chiesa cattolica che vuole trasformare la Spagna in qualcosa di simile all'Italia, cioè una teocrazia eterodiretta, i cui fili vengono tirati dal Vaticano.

Il difetto di Zapatero è di credere troppo nel principio della laicità dello Stato: riconoscimento dei diritti, sottrazione dei privilegi alla casta religiosa, tentativo di separare lo stato spagnolo da quella specie di lobby che ai tempi di Aznar si era impadronita di tutti gli snodi della società spagnola (banche, università, società economiche) e controllata dall'Opus Dei, cioè dal braccio armato del Vaticano (o è il Vaticano a essere il braccio mediatico dell'Opus Dei?).

Così, ieri, Zapatero ha mostrato i cojones e ha detto chiaro e tondo che i vescovi devono fare i vescovi e non gli uomini politici. Se vogliono fare politica la facciano, ma la facciano apertamente, mettendosi in competizione. L'atteggiamento vergognosamente ambiguo della chiesa spagnola (atteggiamento di cui lo stesso Partido Popular si vergogna), finalizzato a condurre una guerra senza quartiere contro il PSOE e contro il primo ministro, manifesta che la chiesa si vuol trasformare in Spagna in un potere eversivo, in un contropotere, anzi in un potere parallelo.

Zapatero combatte la chiesa come un avversario politico e rinfaccia ai vescovi le loro contraddizioni. L'uso politico del terrorismo, una ferita per l'etica pubblica, è l'ultima arma usata dai vescovi che senza vergogna hanno lanciato la loro campagna elettorale. Ma è l'ultima solo in ordine di tempo; da una categoria priva di qualsiasi senso dell'etica, quale sono i vescovi, Zapatero deve aspettarsi di peggio. La posta in gioco è la revisione del Concordato stipulato tra la chiesa cattolica e il dittatore Francisco Franco Bahamonde un concordato (solo blandamente rivisto nel 1979) che riconosce alla chiesa privilegi enormi (quasi come quelli riconosciuti alla chiesa in Italia) in cambio del suo silenzio e della sua connivenza sugli omicidi e sui massacri perpetrati dal dittatore. La guerra è dichiarata. Pur di difendere i loro interessi i vescovi sono capaci di tutto!

1 commento:

  1. Anche Prodi di fronte all'offensiva della Cei ha mostrato i coglioni: Mussi, Fioroni, Gentiloni, Rutelli...

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