13 febbraio 2008

Etica #1

Per quanto possa apparire anacronistico, queste prossime elezioni, più di tutte le precedenti degli ultimi trent'anni, si muoveranno, a quanto pare, attorno a temi etici particolarmente rilevanti e rivelanti.

L'enfasi che si sta caricando sulla tematica dell'aborto denuncia che lo scontro politico-elettorale in questo paese si sta spostando dalle scelte quotidiane di economia o di organizzazione sociale alle scelte di fondo su argomenti come la vita e la morte, il bene e il male, il giusto e l'ingiusto.

A uno sguardo superficiale questo potrebbe anche sembrare un passo in avanti, potrebbe esser considerato segno di una politica che comincia a occuparsi della vita vera delle persone e non sempre e solo dei propri equilibri. Tuttavia, a ben guardare, l'interesse dei politici per i temi etici si ferma solo alla considerazione di quanto vantaggio, in termini di voti, l'etica può portare all'una o all'altra lista. Delle vere problematiche etiche del dramma o della tragedia a nessuno importa nulla.

E' il tema dell'aborto a costituire il centro d'interesse principale di questi giorni, alle velate minacce di revisione della legge 194, si sono succedute proposte sempre più precise, sempre più revisioniste, fino all'assurda proposta di una "moratoria" sull'aborto e, ultime notizie, alla ventilata presentazione di una lista "tematica" dedicata proprio a combattere l'aborto e, soprattutto, l'odiata 194.

Che il vero obiettivo sia la legge 194 lo si intuisce dalle parole dei protagonisti che sempre più mancano di vergogna nel parlare di "omicidio", "infanticidio", "feticidio"...

Se l'embrione è persona, se è essere umano a tutti gli effetti e i diritti, allora l'esistenza di una legge che ne preveda la soppressione è una mostruosità giuridica, un delitto colossale, qualcosa che si può paragonare solo ai campi di sterminio, come qualcuno, ogni tanto, non manca di ricordare.

Ma è proprio questo il problema; cos'è un essere umano? Quando comincia e quando finisce la sua esistenza in quanto tale? Chi è abilitato a tracciare un confine? La chiesa afferma che l'embrione è essere umano al momento del concepimento (e anche qui non si capisce cosa sia questo mitologico momento del concepimento), ma è lecito avere opinioni diverse? E' lecito pensare che un essere umano per esser tale abbia bisogno di un cuore, un cervello, una rete neurale, una capacità di sopravvivenza autonoma? Una possibilità concreta di esistenza non condizionata, in radice, da devastanti danni fisici e cerebrali?

La legge stabilisce termini, anche qui arbitrari, variabili da legislazione a legislazione, ma certo un'imposizione di un criterio assoluto e veritativo in questo campo è impossibile.

Ma non è nemmeno questo il problema, si può discutere a lungo sulla definizione di "essere umano" e sui parametri e limiti per definirlo, ma adesso è in gioco ben altro.

E' in gioco la dignità della donna che decide di abortire per motivi che solo lei è in grado di valutare, è in gioco il diritto della donna di non essere solo un'incubatrice familiare o sociale.

La mostruosa campagna di speculazione sul corpo della donna, che porta intelletti deboli a denunciare un presunto "feticidio" e a far arrivare i carabinieri in corsia per "sequestrare il feto abortito" aggiunge dramma a dramma, offesa a offesa, dolore a dolore.

Nessun commento:

Posta un commento