25 febbraio 2008

Lettera a Gabriele Polo, direttore de "Il Manifesto"

Carissimo Gabriele, condivido pienamente la sostanza del tuo editoriale sul manifesto del 23 febbraio e la condivido a partire dal punto di vista di uno che, con ogni probabilità, si comporterà in modo diverso dal tuo. Tu dici che voterai l'arcobaleno per necessità, io, per la stessa necessità penso proprio che non lo voterò, astenendomi. Penso che la "sinistra" debba risolvere almeno tre grandi problemi prima di poter proporre con credibilità il problema della propria rappresentanza parlamentare (pur se si tratta di un'urgenza pressante in un momento come questo, con le elezioni alle porte).
Il primo problema è quello del doversi liberare dall'assillo dell'essere "sinistra di governo" a ogni costo. Un assillo che ci ha portato a condividere scelte scellerate (Afghanistan, Libano), politiche al limite del neoliberismo (politica economica del governo Prodi) e a rinunciare a porre con forza credibile domande di verità (Genova) e coerenza (precariato, sicurezza sul lavoro, questione salariale). In second'ordine la sinistra deve chiarire, al proprio interno, il tema della rappresentanza. Concordo con te: la formula del soggetto unitario e plurale è ambigua e non affronta il tema della convivenza e delle difesa delle molte anime della sinistra, un tema che non si può risolvere con l'espulsione o l'emarginazione di quei compagni che hanno avuto il coraggio di esporsi in difesa di battaglie che avrebbero dovuto esser battaglie di tutta la sinistra. Un terzo problema da affrontare è, mi spiace doverlo dire, quello del personale politico. Non è ammissibile che la sinistra non sappia proporre un ricambio credibile del personale politico nazionale. La ricchezza e il dinamismo della base vengono mortificati da gruppi dirigenti inamovibili che, anche dopo il bilancio fallimentare degli ultimi due anni, non hanno sentito il bisogno di avviare un processo di ricambio. Comunque vadano le elezioni la sinistra dovrà porsi questi problemi, se vuole credibilmente porsi come alternativa al costituendo sistema para-americano.

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