21 febbraio 2008

Orate fratres

Il Manifesto di oggi dedica una pagina interessantissima al rapporto tra la chiesa cattolica e le elezioni in Spagna. Conformemente alla tradizione gloriosa della chiesa spagnola, pare che la lotta contro Zapatero e le sue innovazioni si stia trasformando in una vera e propria santa crociata. Visto che l'ultima volta che la chiesa spagnola si è lanciata in una crociata ci sono andate di mezzo alcune migliaia di morti e una quarantina d'anni di sanguinaria dittatura, c'è da aver paura. La chiesa poi, ha messo in campo tutte le sue forze nella speranza di riportare indietro la società spagnola, riportarla al tempo felice in cui l'assassino Francisco Franco Bahamonde si inginocchiava in chiesa (mentre i suoi sgherri garrotavano coloro che non volevano inginocchiarsi) e la chiesa cattolica celebrava pomposi congressi eucaristici nei quali il sangue, più che quello di Cristo, era il sangue degli oppositori politici.

Ma la Spagna è un altro mondo. La chiesa cattolica è potente e infida, tuttavia la società spagnola è sufficientemente secolarizzata da potersi opporre con successo a questi tentativi clericali. Può anche darsi che il PP vinca le prossime elezioni, ma è certo che non si potranno compiere clamorosi passi indietro sulla via che porta alla modernità e alla civiltà.

Diverso è il discorso in Italia, paese in cui la chiesa cattolica, di fatto, domina incontrastata nei partiti politici e, a parte i radicali e qualche socialista, nessuno si oppone allo strabordante e assordante martellamento antidemocratico proveniente dai palazzi vaticani. La chiesa cattolica domina nei mass-media che trasmettono a reti unificate incensamenti e inginocchiamenti in direzione vaticana senza che si alzi alcuna voce appena appena fuori dal coro sacro. La chiesa cattolica domina anche nelle scuole, nelle quali ormai si celebrano feste religiose e liturgie cattoliche di ogni tipo (solo nella mia scuola, quest'anno i ragazzi verranno portati tre volte in chiesa a celebrare con preghiere e altre amenità feste religiose e altre occasioni).

L'Italia è, come qualcuno dice, una provincia dello stato Vaticano e non sembra di scorgere all'orizzonte qualcuno che possa invertire questa tendenza. Il dialogo intelligente e fuori dalle sacrestie è confinato in qualche isola felice (come la puntata di ieri sera del programma di Gad Lerner, L'Infedele), ma al di fuori di queste domina il monocorde coro dei devoti, più o meno atei, che respirano a pieni polmoni e si/ci intossicano con i fumi velenosi dell'incenso.

2 commenti:

  1. Non ho avuto una formazione religiosa e sono assolutamente estraneo al mondo cattolico. Ma mi sembra che dire che la "Chiesa cattolica domina incontrastata nei partiti politici" sia un po' troppo.

    Diciamo piuttosto che esiste un rapporto bidirezionale. Se la Chiesa mira a servirsi dei partiti per affermare i suoi principi, a loro volta i partiti mirano (con laico machiavellismo) a servirsi della Chiesa per accrescere il proprio consenso elettorale.

    Di questo io non mi scandalizzerei troppo. E' il "gioco" del potere. Una forza in campo deve tenere conto delle altre forze concorrenti, non può ignorarle.

    Naturalmente, ciò non significa che non si debba reagire di fronte alle ingerenze ecclesiastiche nella vita parlamentare. Tutt'altro. Ma lo farei appunto con minore trasporto emotivo, con distacco machiavellico (nel senso positivo dell'aggettivo).

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  2. più che i partiti politici, la Chiesa cattolica in Italia domina la vita economica del paese. E, come ci insegnava Marx, chi ha le risorse economiche muove anche il potere politico... salvo rivoluzioni.

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