18 febbraio 2008

Selezioni

Ho sentito il mio "vecchio" cuore di insegnante commuoversi, quando Veltroni, parlando degli insegnanti italiani, ci ha definiti "eroici", "missionari" e per poco non ci ha chiamati "santi". Veltroni parla bene, sparge sogni con amplissimi gesti. Mi si è commosso il cuore, sentendomi esaltare così dal segretario del PD, e mi son chiesto per quale assurda combinazione della sfortuna il partito di tale ammiratore degli insegnanti non solo negli ultimi due anni non ha fatto una cippa per migliorare la nostra condizione professionale, ma ha addirittura lucrato sul nostro lavoro scippandoci, con la complicità dei sindacati ben un anno di contratto (di arretrati, per meglio dire) per spingerci, forse, a contribuire al pagamento dei debiti. Se bastassero le belle parole, Veltroni sarebbe il candidato ideale; ahimè, non bastano!

Vero è, bisogna ammetterlo, che Fioroni è stato, per altri versi un buon ministro, non certo per merito suo. Il fatto è che, venendo dopo la Moratti, chiunque avrebbe fatto un figurone. Dopo i disastri incredibili combinati dalla sindachessa, Fioroni si è trovato a mettere insieme i cocci. Ridare una parvenza di serietà all'esame, ridare una parvenza di serietà al processo di valutazione, introdurre correttivi, seppur minimi, all'operato della ministressa. Moratti aveva intrapreso una sistematica e cosciente distruzione della scuola pubblica, finalizzata a favorire le scuole private: Fioroni, quantomeno, pur continuando la politica di superfinanziamento anticostituzionale delle scuole private, ha provato a riequilibrare la situazione, ridando ossigeno alla scuola pubblica.

A quanto pare la più seria candidata della destra alla poltrona di viale trastevere è l'on, Valentina Aprea, già sottosegretaria della Moratti e sua eminenza grigia. Leggo, non so quanto la fonte sia attendibile, che la suddetta Aprea, intende bloccare le assunzioni dei precari nella scuola. Questo significherebbe non solo una colossale ingiustizia nei confronti di colleghi che lavorano da anni, contribuendo in modo essenziale all'attività della scuola italiana, ma significa, soprattutto, che la signora Aprea intenderebbe riprendere il lavoro di distruzione della scuola pubblica lasciato a metà (o meglio a tre quarti) dalla Moratti. Non assumere i precari significa impedire il ricambio generazionale, mantenere la scuola in una situazione di impossibilità di programmare le proprie attività, depotenziare l'innovazione didattica, demotivare una larga parte del corpo docente. Se si vuole distruggere la scuola allora la signora Aprea è la persona giusta. Non vorrei sbagliare, ma credo sia la stessa persona che ideò uno dei più catastrofici fallimenti del governo Berlusconi, quegli "Stati generali della scuola" che furono convocati in pompa magna e che, immediatamente, visto il loro fallimento, furono dimenticati e mai più citati.

La ricetta di Casini per migliorare il paese passa anch'essa dalla scuola: introdurre criteri di merito nella scuola e nel mondo del lavoro, e, per ottenere tutto questo, selezionare, imporre il numero chiuso all'università. Già l'idea di "selezione" fa paura. Magari poi si parla di selezione per merito e tutti si dicono d'accordo. E lo sarei anch'io, in linea di principio, se Casini potesse garantirmi la piena attuazione del secondo comma dell'articolo 3 della Costituzione che dice (forse Casini non lo conosce): È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese. Voler selezionare cittadini cui non sia stato garantito questo elementare diritto corrisponderebbe al milaniano "far parti uguali tra disuguali" cioè compiere una delittuosa ingiustizia.

La scuola non deve selezionare, deve invece rimuovere gli ostacoli. Lo stesso l'università. Casini e i borghesi come lui vorrebbero invece una scuola classista, la stessa scuola sognata da Moratti e da Aprea, e forse anche da Fioroni e Berlinguer: una scuola di insegnanti sottopagati, precari, depressi, di alunni lasciati pascere nell'ignoranza e "respinti" in vari modi (si può respingere anche promuovendo e si può promuovere bocciando) verso gli strati più bassi dell'ordine sociale.

Ancora nulla si sa di ciò che si muove a sinistra. Si aspetta con ansia il programma, si aspetta che si decidano a mettersi in moto. La sinistra non può certo pretendere il voto solo per esclusione di tutti gli altri. Quando qualche barlume di proposta comincerà a venir fuori dal buco nero/arcobaleno, potremo cominciare a parlarne.

Chissà che in questa lunga campagna elettorale, che già si preannuncia estenuante, qualcuno non cominci a riflettere con intelligenza e serietà sulla scuola? Noi insegnanti lo facciamo da anni.

2 commenti:

  1. una leggenda narra che gli insegnanti che leggono il manifesto andranno all'inferno..

    RispondiElimina
  2. "Il paradiso lo preferisco per il clima, l'inferno per la compagnia" (E. A. Poe... e anch'io)

    RispondiElimina