21 marzo 2008

Com'in erba l'angue

Maestro, dissi lui, or mi di' anche:
Questa Fortuna, di che tu mi tocche,
Che é, che i ben del mondo ha sì tra branche?
E quegli a me: O creature sciocche,
Quanta ignoranza é quella che v'offende!
Or vo' che tu mia sentenza ne imbocche.
Colui, lo cui saver tutto trascende,
Fece li cieli, e dié lor chi conduce,
Sì ch'ogni parte ad ogni parte splende,
Distribuendo egualmente la luce:
Similemente agli splendor mondani
Ordinò general ministra e duce,
Che permutasse a tempo li ben vani
Di gente in gente, e d'uno in altro sangue,
Oltre la difension de' senni umani.
Per ch'una gente impera ed altra langue,
Seguendo lo giudicio di costei,
Che é occulto, com' in erba l'angue.
Vostro saver non ha contrasto a lei:
Ella provvede, giudica e persegue
Suo regno, come il loro gli altri Dei.
Le sue permutazion non hanno triegue:
Necessità la fa esser veloce;
Sì spesso vien chi vicenda consegue.
Quest'é colei, che tanto é posta in croce
Pur da color, che le dovrian dar lode,
Dandole biasmo a torto e mala voce.
Ma ella s'é beata, e ciò non ode:
Con l' altre prime creature lieta
Volve sua spera, e beata si gode.

Dante, Inf. VIII, 70-96

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