15 marzo 2008

...e canteremo canzoni di vita

La Cina fa strage in Tibet; gli americani, in Iraq, ammazzano anche i bambini; gli iracheni trucidano un vescovo cattolico; in Albania un deposito di armi salta in aria facendo fuori decine di persone... la cronaca quotidiana parla di morte senza interruzione. La morte fa parte della nostra vita quotidiana, tanto più in un mondo in cui alla ineluttabile (si dice così?) morte naturale, alla inaccettabile morte per malattia in giovane età, aggiungiamo la morte per guerra, la morte per lavoro, per incidente stradale, la morte per inquinamento, la morte per terrorismo, la morte per antiterrorismo, la morte per far stare tranquilli i capi di stato del g8, la morte per suicidio giudiziario, la morte per mafiacamorra'ndragheta.

Una riflessione sulla morte in periodo elettorale può sembrare una fuga dalla realtà, e forse è così, forse la politica non ha a che fare con la morte, o forse ha molto a che fare, visto che il trentennale del caso Moro è qui a ricordarcelo, ma certo non presterei fede a un programma politico che ponesse tra i suoi obiettivi il "graduale superamento della morte".

Colpisce, invece, che i nostri politici, almeno una gran parte di essi, si ricordi della morte solo quando essa non arriva a sciogliere una situazione di vita ormai diventata intollerabile e diventa l'ultimo e unico desiderio di chi vive ciò che rimane della sua vita come una condanna alla tortura.

Ecco, vorrei una politica, un mondo capace di parlare della morte in termini laici, un mondo capace di combattere seriamente contro la morte per lavoro o quella per inquinamento o per guerra e capace anche di non voltarsi dall'altra parte di fronte alla morte desiderata, invocata, liberante. Una politica che non imponesse a nessuno di vivere e che non privasse nessuno del diritto di vivere. Una politica che non mandasse a morire in guerra e non mandasse a morire dalle mammane. Una politica e un mondo capaci di comprendere che la libertà dalla morte innaturale e la naturale libertà del morire sono due facce della stessa libertà.

Da morte nera e secca...

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