03 marzo 2008

La cultura della morte

Chi non ricorda l'orgia di necrofilia che ci è stata propinata qualche anno fa in occasione della morte di Giovanni Paolo II? afp60424760404180419_big Del cadavere del papa mediatico per definizione, fu fatto un uso impudente, una sorta di ordalia collettiva che coinvolse uomini politici, capi di stato, televisioni, orde di teledipendenti pronti a cogliere ogni istante di quella festa di morte e, soprattutto, un incredibile numero di persone in fila fuori dalla basilica, ciascuno col suo telefonino d'ordinanza o la sua brava macchinetta fotografica digitale, tutti lì per sentirsi parte di un evento mediatico, altro che "Amici" o "Grande Fratello", un evento al quale si doveva per forza partecipare. Quel cadavere esibito, degna conclusione di una vita tutta passata on air, segnò un cambiamento epocale nella consueta tradizione della chiesa, una tradizione che, pur assegnando solenni funerali al suo capo, aveva sempre rifuggito lo spettacolarismo e si rifiutava di fomentare l'isteria collettiva che sempre colpisce, in simili occasioni, le menti deboli. Quella volta, invece, la chiesa cattolica segnò un trapasso epocale sotto l'attenta regia del successore designato. Il papa non era più polvere che doveva ritornare alla polvere, ma semmai era "polvere di stelle", destinato a diventare, anche dopo la morte, stella tra le stelle del firmamento mediatico.

Adesso, a quanto pare, si prepara un'altra orgia di morte, un'altra campagna di sfruttamento di un cadavere per segnare il trionfo mediatico e popolare della chiesa cattolica. Naturalmente è stata scelta un'altra icona sommamente rappresentativa e incarnata nel subconscio nazional-popolare italiano, quel padre Pio da Pietrelcina che incarna la risposta cattolica alla laicità, alla secolarizzazione, alla modernità, alla ragione.Immagine di Padre Pio

Già oggetto di interessantissime analisi storiografiche, il culto di p. Pio è uno specchio fedele del rapporto che la chiesa cattolica intende mantenere con la società italiana. A lungo avversato, specie quando nella chiesa predominavano le correnti integrazioniste e quelle dialoganti, il culto del frate garganico è stato riportato in auge quando nella chiesa hanno preso il sopravvento le correnti integraliste e maggiormente convinte della necessità di doversi scontrare col mondo moderno nell'ultima e definitiva battaglia per il predominio tra fideismo e razionalismo, tra oscurantismo e illuminismo, tra la cultura dell'obbedienza e quella della responsabilità.

Il trionfo dell'immagine di padre Pio, la dilagante ossessiva presenza in tutte le città d'Italia, in tutte le piazze a tutti gli angoli delle statue del santo, il commercio incredibilmente kitsch, se non trash, di immagini, foto, reliquie, libercoli, finanche di robot raffiguranti il santo che si inchinano a comando, mostra almeno due livelli di significato. Da una parte mostra la colossale, preoccupante, immaturità intellettuale di gran parte del cattolicesimo italiano e, forse, mondiale. Che il cattolicesimo liberale, quello laico laico, quello sociale alla Dossetti, siano sempre state correnti ampiamente minoritarie, lo si è sempre saputo. Che però, a quasi cinquant'anni dal Concilio Vaticano II il mondo cattolico dovesse ritornare a forme ancestrali di religiosità ampiamente paganeggiante non era nè scontato nè prevedibile. Invece è questa l'attuale condizione di gran parte del laicato cattolico in Italia. E questo ci porta alla seconda considerazione: la gerarchia cattolica è consapevole di questi umori profondi che attraversano il corpo molle della chiesa e comprende che proprio questi umori deve calvalcare per mantenere intatta la propria influenza e il proprio potere. Un laicato cattolico maturo, responsabile, educato a una religiosità sobria e razionale sfuggirebbe al controllo, come sono sfuggite al controllo tutte quelle frange di cattolicesimo responsabile nate in seguito alla stagione conciliare. Oggi il laicato cattolico viene consapevolmente mantenuto nell'ignoranza e nella devozione ferina, così da essere facilmente controllabile, influenzabile, orientabile, anche politicamente, perchè no? D'altra parte la chiesa ha già da tempo rinunciato a perseguire una religiosità "pura", "evangelica". Onestamente, la chiesa cattolica ha da tempo rinunciato a essere semplicemente "cristiana" perchè non intende rinunciare alla sovrastruttura di potere, dominio economico, controllo delle coscienze che è stata costruita nei secoli sopra il fragile fondamento del vangelo, fondamento che sotto tale peso si è tragicamente sbriciolato.

La festa di morte che si prepara, la preannunciata esposizione al pubblico dei resti putrefatti del cadavere del santo del Gargano, la prevedibile manifestazione di trionfalismo derivante dalle masse enormi di fedeli che si muoveranno per assitere all'evento (con corredo di macchine fotografiche e telefonini, oh yes!), l'auspicata e prevedibilissima presenza del papa a questa nuova edizione del cattolicesimo trionfante e dominante, ancorché di chiarissima matrice medievale in salsa mediatico-postmoderna, saranno l'occasione per sottolineare la vittoria della strategia ratzingeriana, il processo di riappropriazione da parte della chiesa delle coscienze degli italiani, la sottolineatura del fatto che è la chiesa e solo la chiesa a saper parlare al ventre molle del paese, a quella massa di individui che solo il vaticano riesce a far diventare massa, a quel coacervo di egoismi che solo il papa riesce a inquadrare e far marciare compatto verso una meta da conquistare, San Giovanni Rotondo, appunto, ma solo come punto di partenza, perchè Deus Vult.

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