05 marzo 2008

Ma cosa volete dalla scuola?

Non so chi vincerà le prossime elezioni politiche e, francamente, non mi appassiona questa sorta di grande lotteria nazionale per decidere se sarà il vecchio bacucco o il giovane rampante a guidare le sorti del paese. Ma una certezza l'ho maturata. Chiunque dovesse vincere le elezioni si appresterebbe immediatamente a fare una riforma della scuola. Da anni ormai la scuola è diventata il campo su cui conseguire la patente del riformismo.

Normalmente non dovrebbe essere così. Normalmente la scuola, vista la sua delicata posizione e condizione, dovrebbe essere qualcosa da maneggiare con attenzione e prudenza e invece qualsiasi idiota si presenti al governo ritiene di essere in grado di approntare una riforma del sistema scolastico. Evidentemente a tutti i nostri politici sembra che l'aver frequentato la scuola costituisca sufficiente titolo di competenza per sapere cosa è necessario per farla funzionare al meglio.

Così da un ventennio la scuola pubblica vede cambiare periodicamente ministri dell'istruzzione (si scrive così!) e ricette per "modernizzare", per "rendere efficiente" per "adeguare la scuola alle nuove sfide". Tanto che mi viene da pensare che un politico, per diventare ministro dell'istruzzione (!) debba superare un esame di "pensiero banale".

E quindi mi aspetto che il prossimo ministro dell'istruzzione ()  tagli un po' sui costi "troppo elevati" della scuola, modifichi gli esami di Stato (o di maturità?), aggiusti il decreto sui debiti, imponga con autorità e autorevolezza libri meno costosi e meno pesanti, si scagli contro gli assenteisti, dia un po' più di potere e soldi ai presidi-manager (che, tra parentesi, sono, per la scuola, quello che le cavallette sono per i campi coltivati), e, alla fine di tutto, dopo aver negato agli insegnanti uno stipendio decente, chieda alla scuola di preparare le sorti magnifiche e progressive della Nazione.

Naturalmente, alla prima occasione, di fronte a un nuovo fallimento (che la scuola vive sulla propria pelle dai tempi della Falcucci in avanti) tutti saranno lì a scagliarsi contro la scuola "troppo vecchia", contro gli insegnanti "ignoranti", contro i ragazzi "bulli e ignoranti", contro il sistema scolastico "troppo costoso".

E la scuola e noi insegnanti affonderemo un centimetro di più nella cacca e, non faccio per dire, già ci arriva alle orecchie!

 

PS Ieri sera Veltroni ha messo insieme la solita messe di banalità sulla scuola, banalità che nemmeno voglio commentare. Solo, vorrei sapere, che significa (programma del PD): Tutti gli studenti delle scuole italiane saranno periodicamente sottoposti a test oggettivi, che serviranno alle famiglie per valutare la qualità dell’apprendimento dei ragazzi e della scuola che frequentano? Forse un ritorno ai famigerati "programmi ministeriali" uguali per tutti, senza tener conto di differenze personali, sociali, geografiche e di ritmi di apprendimento? E che significa: noi investiremo sulla loro passione e la loro competenza, la vera risorsa di una scuola di qualità, avviando una vera e propria carriera professionale degli insegnanti che valorizzi, anche qui, il merito e l’impegno? Significa forse che sarà la mafia dei presidi-manager (e dei loro onnipresenti leccaculo) a decidere chi merita un aumento di stipendio e chi non lo merita? Allora mi dispiace ma questo non è un ritorno agli anni '60 ma un ritorno, direttamente, agli anni '30.

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