12 marzo 2008

Un, due, tre, viva Pinochet

«Un, due, tre, viva Pinochet», questi aulici e nobili versi, a quanto pare, erano musica per le orecchie dei torturatori di Bolzaneto. Quei servi dello stato che si impegnarono fino allo sfinimento nel picchiare, insultare, minacciare, degradare e disumanizzare una pericolosa orda di ragazzi e ragazze colpevoli di essere andati a Genova a esercitare quello che credevano (illusi) fosse un loro diritto: manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. Ma per i torturatori di Bolzaneto la Costituzione svolge la stessa funzione della carta igienica, e ne ha la stessa nobile dignità. Come spiegare altrimenti l'assoluta indifferenza con la quale sono stati negati diritti fondamentali? come spiegare la tortura realizzata a danno di liberi cittadini che esercitavano un diritto democratico? O forse Genova nel 2001 non godeva dei diritti garantiti dalla Costituzione? O forse Genova nel 2001 fu temporaneamente spostata nello spazoi e nel tempo fino a raggiungere il Cile nel settembre del 1974?

Nel complice silenzio dell'allora governo di destra (con ministri di primo piano che videro e tacquero e coprirono e applaudirono), nel colpevole silenzio della gran parte dei partiti politici di oggi, di destra e di "sinistra", nell'indifferenza quasi totale dei mass media, più interessati, evidentemente, alle angoscianti ricerche delle differenze tra i programmi di Berlusconi e Veltroni, la vergogna di Bolzaneto continua a pesare sull'Italia, illudendosi che un tribunale possa dare giustizia.

Genova 2001 non è solo un episodio vergognoso, è un punto di svolta, un sintomo della condizione della democrazia in questo paese. Una evidente manifestazione di cosa sia e quanto valga la democrazia per Berlusconi, Fini, Scajola, Castelli e tutti gli altri ministri del tempo. Se il governo che promosse, organizzò, volle e coprì il massacro di uomini e di diritti del 2001 dovesse tornare a governare l'Italia, allora, finalmente, avremmo la prova che questo paese, nonostante le belle parole e le grandiosi promesse di libertà non è una democrazia.

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