09 aprile 2008

Che succede a Raffadali?

 

Premetto che questo post parte da alcune riflessioni suggerite dal post di Gaetano Alessi sul suo Ad Est e dai vari commenti che lo hanno accompagnato, nonchè dalla lettura del lungo post di Josè Galletto. Sono d'accordo con quanto ha detto Francesco Romano, laddove parla di una sorta di narcosi. Ma io ritengo che la narcosi, che riguarda un po' tutti, non sia dovuta solo alla campagna elettorale, non dipenda solo dal fatto che la spaccatura della sinistra coinvolge tutti e ci coinvolgerà ancor di più in futuro, ma abbia radici e motivazioni più profonde e remote.

E vengo a Raffadali. E metto le mani avanti.
Sono consapevole di quanto si muove nella realtà raffadalese, consapevole e compiaciuto del fatto che Raffadali non sia quella sorta di zona morta che talvolta sono tentato di pensare. Raffadali ha alcune importanti risorse, giovani e meno giovani che si impegnano in un percorso, accidentato e spesso arido, di sensibilizzazione e di fermento culturale e politico. Raffadali ha persone di valore, iniziative di grande spessore, giovani estremamente validi e impegnati. Soprattutto Raffadali ha una grande tradizione, lezioni di umanità e di onestà che ci derivano dai nostri nonni, dai nostri padri, dai nostri fratelli maggiori. Raffadali ha dietro le spalle un glorioso passato fatto di lotte, di resistenza, di civiltà. Non faccio nomi, ma potrei farne. Basta dare un'occhiata al solo fenomeno dei blogger. Giovani e meno giovani che pensano e scrivono con grande lucidità e coraggio. Un fenomeno che non è solo virtuale, ma che, in genere, trae origine e linfa da un impegno concreto e quotidiano. La pulizia asettica dei caratteri sullo schermo del computer è impastata del fango delle strade paesane e del sudore di coloro che le percorrono.

Tuttavia...
Raffadali è anche altro. Raffadali è la città dei giovani che fuggono e che non ritornano, Raffadali è la città delle code al bar (e non per prendere il caffè né i buonissimi pasticcini che vi si spacciano), Raffadali è la città dell'abusivismo edilizio selvaggio e violento, Raffadali è la città dei giovani che si ubriacano fino all'incoscienza, Raffadali è la città delle corse motociclistiche in via Nazionale nelle ore notturne, Raffadali è la città del cantiere infinito della Chiesa Madre. Potrei continuare, i miei concittadini potrebbero continuare.
Voglio solo aggiungere una riflessione e un punto di vista personalissimi. Raffadali, dal mio punto di vista di insegnante/educatore è la città di moltissimi ragazzi dall'apparenza distratta e per molti aspetti quasi invisibili, ragazzi che non vedi agli appuntamenti politici, che non vedi agli incontri culturali, ragazzi che, invece, vedi in piazza, al "chianu casteddu", in giro sui motorini. Ragazzi che, in minima parte, io incontro a scuola e che mi si rivelano sotto un aspetto particolare (e parziale, indubbiamente) di ragazzi a cui mancano coordinate certe dal punto di vista nobilmente politico. Intendo dire che mancano di schemi da utilizzare per capire il proprio mondo, di strumenti ermeneutici per leggere il proprio ruolo nella propria società. Non voglio fare sociologismo d'accatto, ma ho l'impressione che alle ideologie che hanno caratterizzato la generazione che mi ha preceduto e alle post-ideologie della mia generazione, adesso si siano sostituiti patchwork di idee deboli, figure dominanti, spinte consumistiche, assolutizzazione dello "sballo" e tanto tempo di cui non si sa esattamente cosa fare.

E torno alla domanda di partenza. Che succede a Raffadali?
Io non ho mai creduto che l'attuale strapotere della destra a Raffadali sia frutto soltanto di clientelismo e politica del favore. O meglio, non credo che questa situazione sia soltanto da imputarsi a questi fattori, che indubbiamente ci sono ma che non si può certo dire che appartengano soltanto alla destra. Le cause dell'attuale situazione vanno ricercate negli errori tragici dei venti anni precedenti di amministrazione di sinistra. Quando, nel '94, c'era a Raffadali la concreta possibilità di dar vita a una nuova stagione politica, di aprire la via a una nuova sinistra, tale possibilità fu abortita sul nascere da chi era convinto che lo strapotere elettorale del PDS a Raffadali sarebbe stato inattaccabile per decenni. Un rinnovamento di facciata ha consegnato il paese nelle mani del peggior affarismo e clientelismo di sinistra. Forze esterne al paese hanno decretato dieci anni di immobilismo perchè Raffadali avrebbe dovuto continuare a essere un serbatoio di voti. Alla fine, la sinistra raffadalese è uscita distrutta, molte energie disperse, un patrimonio storico di credibilità e passione dilapidato. La vittoria della destra è stata una conseguenza ovvia e obbligata. L'errore di contrapporre a questa due candidati-sindaco come Lombardo e Gueli, persone degnissime di stima e di grande spessore politico, ma indubbiamente legate a una stagione politica, ha rafforzato lo strapotere della destra.

Ma questa è storia antica. E, onestamente, al di là dell'analisi che si può anche non condividere, di tutto questo non dovrei occuparmi, visto e considerato che non fa parte delle mie capacità e possibilità un diretto impegno politico: ho troppi dubbi, troppo poche certezze e nessun voto (tranne il mio... e spesso, per troppi dubbi, nemmeno quello) per poter pensare di impegnarmi direttamente. E francamente, forse, non ne ho neanche voglia.

Penso - e qui chiudo questo lungo post, sapendo che si tratta di un discorso che riprenderò, prima o poi - che, dopo dieci anni di amministrazione della destra che hanno fatto e faranno terra bruciata di gran parte della sinistra, si sarà costretti ad aprire finalmente una nuova stagione politica. Non per vincere le prossime elezioni, o forse sì. Tutto dipenderà dal fatto che si riesca a svincolare la sinistra raffadalese da un fardello che ormai la appesantisce, dal fatto che ci si sappia presentare con nuove proposte per la città e nuove persone. Che si riesca a prendere il meglio dell'ultima campagna elettorale e valorizzarlo in direzione di alcune scelte concretamente di sinistra, alternative, costruttive. Un errore non va commesso, il pensare che la destra possa, per stanchezza o per mancanza di referenti, riconsegnare il potere. Il sistema di potere tende a perpetuare se stesso e solo una nuova proposta di sinistra potrà accelerarne e provocarne la crisi.

Quali proposte? Credo che si debba aprire un confronto di idee tra tutti coloro che hanno interesse a un nuovo corso nella storia di questo paese.

1 commento:

  1. Ciao Ale. Leggere i tuoi post è un piacere indescrivibile anche se a volte mi perdo. Sicuramente sarà mia ignoranza... Quello che scrivi è la radiografia reale di tutto ciò che sta succedendo e succede in paese. E' vero si sono fatti troppi errori, ma ti assicuro che se ti fossi trovato dentro, mani e piedi, durante le campagne elettorali del 2002 e poi quella del 2007 avresti anche detto e pensato fortemente anche altre "cose".. te lo assicuro! Comunque tu sai come la penso o almeno ho cercato, quelle poche volte che ci siamo visti, di fartelo capire. Sicuramente avrai letto il post sul mio blog del 14 gennaio scritto da Giannino. Sicuramente sarà di parte ma quella del 2002 te lo posso scrivere come vuoi tu in mille modi è stata veramente un'occasione strapersa e il peggio è che ancora qualche trionfatore non vuole capire. Per dubbi e incertezze mi riservo di chiarirli di panza e presenza. Ciao Alessà, per me sei sempre un grande comunicatore "pirniciusu".
    Giovanni

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