07 aprile 2008

Santo & Johnny

Da qualche parte, su in montagna, nel 1944, poco prima di un'imboscata contro i fascisti.

 

Partigiano Santo: Sai, ho fatto un sogno stanotte

Partigiano Johnny: Hai sognato i tedeschi?

S.: No, anzi... ho sognato che finalmente li avevamo battuti, li avevamo fatti andar via dall'Italia e avevamo cacciato Mussolini e tutti i suoi sgherri. Una grande festa. E poi avevamo cacciato anche Vittorio Emanuele e tutti i Savoia. Avevamo fatto la Repubblica e avevamo creato una Costituzione e avevamo cominciato a vivere in libertà, senza paura e senza guerra.

J.: Un sogno bellissimo allora. Ti immagini, l'Italia trasformata nella patria di tutti i proletari, di tutti i poveri, di tutti i diseredati della terra. Un paese libero, senza padroni, senza preti, senza soldati e senza fascisti.

S.: In effetti il mio sogno non era proprio così... Intanto i preti erano rimasti, anzi, dopo poco tempo avevano preso loro il potere, avevano creato un partito che, aveva vinto le elezioni grazie agli imbrogli della OSS che poi si chiamava in un altro modo, CIA, mi pare.

J.: Vabbè, ma allora noi facevamo la rivoluzione, no?

S.: No, anzi, quando alcuni di noi ci hanno provato è stato il Partito stesso a fermarci, perchè i compagni sovietici avevano accettato che noi fossimo occupati dagli americani. Il Partito ha deciso di rimanere nella legalità e di cercare di arrivare al potere per via democratica.

J.: Ma con i preti al potere e gli americani che truccano le elezioni ci saranno voluti almeno venti anni per riuscire a battere questa nuova dittatura.

S.: No, in effetti ce ne sono voluti quasi cinquanta...

J.: CINQUANTA ANNI di governo dei preti e noi all'opposizione senza far nulla? Senza fare la Rivoluzione? Allora sarà stato il miglior governo del mondo...

S.: All'opposto!, era un governo ingessato e parruccone, baciapile e repressivo. Mandava la polizia a picchiare e sparare ai compagni in sciopero e, contemporaneamente, faceva accordi con la mafia e con la camorra. Manteneva più di metà del paese nella povertà e nell'arretratezza e incassava stipendi da favola insieme a tangenti e mazzette di ogni tipo. Stringeva accordi coi fascisti per avere voti e usava qualsiasi mezzo per impedire a noi di vincere le elezioni. Figurati che si serviva di bombe e attentati per mantenere la gente nella paura e costringerli a votare per sé.

J.: Accidenti che razza di incubo... ma alla fine riuscivamo ad arrivare al governo?

S.: Ci siamo andati molto vicini. Solo che poi è arrivato uno, che aveva fatto i soldi grazie al governo dei cinquant'anni precedenti. Questo tizio prima usava il suo potere per far cadere il governo e poi si presentava alle elezioni con un partito di sua proprietà. E vinceva lui.

J.: ...

S.: Ma tanto, nel frattempo, il nostro partito non c'era più!

J.: ...

S.: L'Unione Sovietica era stata distrutta, il comunismo veniva considerato uguale al fascismo, i padroni si chiamavano imprenditori e comandavano sui politici, anche quelli che prima appartenevano al nostro partito, i preti dettavano le leggi al Parlamento, gli operai invece di prendersela con i padroni sfruttatori si scagliavano contro i poveracci venuti qui a cercare lavoro e votavano per partiti fascisti, razzisti e xenofobi.

J.: ...

S.: Il segretario di quello che una volta era il partito comunista giurava di non essere mai stato comunista. Nel governo c'erano stati dei ministri che in gioventù erano stati repubblichini, altri ministri erano stati fotografati in gioventù a fare il saluto romano e avevano detto che Mussolini era il più grande statista della storia italiana.

J.: ...

S.: Alla fine non c'era più nessuna differenza. Gli italiani avevano dimenticato chi stava dalla parte del torto e chi moriva per difendere la libertà. Gli eredi dei fascisti avevano un partito che si chiamava partito della libertà. Gli eredi dei Savoia volevano denaro per essere ricompesati dei danni subiti e alle elezioni si presentavano partiti dichiaratamente nostalgici di Mussolini e del fascismo.

J.: ...

S.: E, infatti, alla fine tutti erano convinti che tra il partito degli eredi dei fascisti e il partito degli eredi dei comunisti, dentro entrambi i quali, in realtà, comandavano gli eredi del partito dei preti che non avevano mai lasciato il potere, si sarebbe arrivati non soltanto a un accordo, ma addirittura a un governo insieme.

J.: E... ... ... com'è andata a finire?

S.: Non lo so. Grazie al cielo mi sono svegliato e ho visto la mia baracca di montagna, il mio mitra, i miei compagni e mi sono sentito contento di vivere in un'epoca in cui si può lottare per qualcosa di autentico.

Una voce: ARRIVANO I FASCISTIIIII!!

J.: Andiamo Santo, noi, per fortuna sappiamo bene per cosa combattiamo e chi è il nostro nemico, e non dare retta agli incubi. L'Italia che costruiremo non si ridurrà mai nel modo in cui tu l'hai sognata... altrimenti sarebbe meglio morire oggi combattendo.

S.: Andiamo sì ... (cantando) Fischia il vento, infuria la bufera...

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