01 aprile 2008

Uomini di troppa fede

Poco fa ho visto, in televisione, una scena incubatica: una folla, una massa di fedeli che insieme, all'unisono o quasi, con sorrisi ebeti e occhi persi nel vuoto, salmodiava un inno a una divinità posta sull'altare e offerta all'adorazione supina della turba. L'inno aveva l'andamento orecchiabile e ipnotico degli inni religiosi e la vacua stupidità dei salmi sacri che innalzano lodi alla divinità senza alcun senso critico, senza nemmeno la tentazione di indurre a una religiosità critica o semplicemente ragionevole.

La divinità, nella sua immota fissità, tipica delle figure ieratiche, con una mano alzata e benedicente, accoglieva la preghiera della sua comunità di adoratori, distribuendo lo stesso marmoreo sorriso, promettendo a tutti una grazia, una protezione, una benedizione.

Il popolo, soddisfatto e tronfio dell'acritica consapevolezza di chi, per fede cieca, sa di aver ragione, sa che il proprio dio è l'unico vero dio. Massa stupida e priva di intelligenza, paga soltanto della propria fede e sazia della felicità irreale dell'illusoria consapevolezza di appartenere al popolo eletto.

Lui, il dio di quel popolo, transustanziato nella fede popolare e ormai ridotto a una pura icona di se stesso, svuotato chirurgicamente di ogni apparenza umana, incensato dal culto dei sacerdoti che promuovono e officiano la superstizione, quasi levitava sulle teste e ascendeva per la sua definitiva apoteosi.

Si aspettano le prossime due settimane e poi, come ogni religione trionfante, anche questa diventerà potente e obbligatoria, con una chiewsa, una inquisizione, roghi e torture: tutti saremo obbligati a iniziare la giornata cantando: MENO MALE CHE SILVIO C'E'

Nessun commento:

Posta un commento