09 maggio 2008

Benvenuta signora ministra

Qual è il compito che il governo fasciorazzistamafioso assegna alla ministra dell'istruzzzione? Il compito è semplice, chiaro, evidente: distruggere la scuola pubblica.

Non ci sono dubbi. Infatti se la ministra riuscisse a realizzare anche solo una parte del suo progetto per la scuola pubblica, ciò ne comporterebbe la totale distruzione.

Lasciamo perdere la classica minchiata clericofascista del "voucher" cioè il tradizionalissimo finanziamento statale della scuola privata. Un pallino fisso di ogni buon fascista che cozza contro la Costituzione della Repubblica. Non dubito che la ministra ci proverà, ma da qui a realizzare questo progetto di devastazione democratica ce ne corre.

Ma che significa voler dare maggior potere ai presidi? La scuola italiana ha conosciuto il suo periodo di peggiori risultati culturali e di totale degrado proprio da quando ai presidi sono stati concessi poteri dirigenziali. Si sono trasformati in dittatori da operetta preoccupati di riempirsi le tasche con i finanziamenti dei progetti, preoccupati di far crescere il numero degli alunni per incrementare il fondo di istituto, fonte di corruzione e oggetto di brame infinite da parte dei docenti leccaculo (figure-obiettivo, collaboratori vari e via leccaculando), incuranti della effettiva qualità dell'insegnamento, incuranti dei rapporti professionali con i docenti e tra i docenti. Adesso la ministra vuole aumentare i poteri dei presidi fino a permettere loro di scegliersi i docenti al di là di ogni criterio oggettivo e trasparente. Facile prevedere che ogni preside sceglierà i docenti in base a considerazioni del tipo: chi rompe meno le palle in collegio, chi accetta di mettersi in tasca un po' di soldi e tacere, chi non contesta, non si oppone, non pensa. La selezione porterà a una classe docente di stupidi yes-man, cioè più o meno il tipo di persona che fa carriera nel partito di Berlusconi.

Naturalmente, poi, l'eliminazione degli automatismi nella progressione di carriera sarebbe uno straordinario strumento di ricatto nelle mani dei presidi, i quali farebbero far carriera ai sempre immancabili leccaculo, lasciando indietro tutti gli altri, senza alcuna considerazione del vero merito dei docenti. Il bravo docente non è, in genere quello che piace ai presidi, nè quello - evidentemente - che piace alla ministra. Il bravo docente è colui che trasmette amore per il sapere, capacità e spirito critico, strumenti culturali adeguati al tempo e alla società, che fa crescere liberi cittadini e non pecore da tosare e portare al macello: quelle pecore che da sempre piacciono a tutti i fascisti, anche a quelli che, travestiti da liberali, sono al governo.

Il progetto della ministra, evidentemente, passa per una progressiva precarizzazione della classe docente, per un controllo politico sulla scuola e sulla classe docente, per l'abolizione della libertà di insegnamento prevista dalla Costituzione, per un sistema scolastico fatto di scuole di serie A (private, costose, politicamente e culturalmente orientate e sottomesse, finanziate dal pubblico ma aperte solo ai figli dei ricchi, ferocemente selettive su base censitaria) e scuole di serie B (pubbliche, prive di risorse, piene di insegnanti precarizzati e demotivati, con alunni abbandonati al bullismo, all'ignoranza e destinati a un futuro di sfruttamento lavorativo precario e di rincoglionimento televisivo).

D'ora in poi la difesa democratica della scuola pubblica dall'attacco fascista sarà un priorità non solo dei lavoratori della scuola e degli studenti, ma di tutti coloro che hanno a cuore i valori di uguaglianza e libertà di cui la scuola è baluardo e condizione necessaria.

1 commento:

  1. Assolutamente d'accordo. La fascistizzazione della società passa attraverso queste "riforme" subdole che, col pretesto dell'efficienza,introducono forme di gerarchizzazione feroce, tesa ad espungere il senso della critica e della libertà nei rapporti lavoratore/padrone e cittadino/stato.
    Felice di non subire il mobbing di dirigenti inetti e corrotti, tenuti in piedi dall'apparenza più che dall'essere. Meglio subire il mobbing del tempo che si accanisce sulla vita che l'arroganza del potere (the insolence of office).
    Un salutone
    vincenzo lombardo

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