28 maggio 2008

I fasciovescovi passano all'incasso

 

Se qualcuno avesse coltivato illusioni, l'ultima uscita del segretario generale della CEI è servita a mettere le cose in chiaro. L'appoggio della chiesa italiana alla destra berlusconiana, la guerra senza quartiere che i vescovi hanno condotto contro il governo Prodi, l'ordine Vaticano spedito a Ceppaloni per far cadere il governo di centrosinistra, l'abilissima strategia vittimistica che ha visto il papa nei panni dell'abile provocatore all'università di Roma, tutto questo aveva un prezzo.

Adesso i fasciovescovi passano all'incasso. E naturalmente il prezzo, il primo da pagare, è la legge 194.

Sarà per una sorta di ossessione, sarà che il desiderio di imporre il dominio pretesco all'Italia passa attraverso azioni rumorose e simboliche, sarà il desiderio di riportare le donne nel ruolo che la chiesa attribuisce loro di madri e mogli, saranno chissà quali inconfessabili motivazioni, ma i fasciovescovi hanno suonato la campana.

Il governo di destra, che è lì grazie all'appoggio spudorato delle gerarchie ecclesiastiche, a partire dal pastore tedesco fino al pastorello ligure, deve provvedere a "fare il tagliando" alla legge 194. Evidentemente, parlando di tagliando, i vescovi pensano non tanto al significato moderno, automobilistico, ma all'originario significato della parola, gerundio sostantivato del verbo tagliare. E un significativo "taglio" alla 194 è il desiderio nemmeno tanto inconfessato dei fasciovescovi. Occorre tagliarla questa legge, troppo femminista, troppo efficace. Una legge che funziona, che ha fatto diminuire il numero degli aborti, che ha eliminato l'aborto clandestino, che ha dato alle donne la possibilità di liberarsi dalla violenza maschile, dall'imposizione del ciclo delle gravidanze obbligate, dalla sottomissione sociale al familismo. Occorre tagliarla questa legge, che ha portato la maternità e la paternità nel campo laico della scelta sottraendole all'arbitrio pseudodivino. Occorre tagliarla questa legge, che, rendendo l'aborto una pratica legale, ha liberato dai sensi di colpa e dal potere oscuro di coloro che vogliono dominare le coscienze.

La legge sull'aborto non ha nulla a che fare con il problema della "vita" e tantomeno ha a che fare con il tema della "natalità". La legge sull'aborto a che fare con la libertà, con l'autodeterminazione, con l'autonomia della coscienza, con la laicità dello stato, per questo motivo la chiesa e i fascisti (comunque si travestano, specie quando si travestono da candidi agnellini) la vedono come il principale nemico da abbattere.

Nessun commento:

Posta un commento