12 giugno 2008

Ammortizzatori asociali

No, davvero non mi è andata giù l'affermazione della ministra della pubblica istruzione secondo cui la scuola è un "grande ammortizzatore sociale". Davvero questa affermazione denota un livello preoccupante di non conoscenza di quella scuola che la ministra dovrebbe guidare, amministrare, riformare (dio non voglia!).

Anzitutto perchè per insegnare devi aver compiuto un ciclo di studi di qualità, poi perchè per far questo lavoro, con questi livelli di stress, devi avere una grande passione e volontà di farlo e poi perchè, visti gli stipendi da fame, se uno vuole davvero imbucarsi può scegliere un più comodo lavoro da qualche altra parte.

Non voglio certo chiudere gli occhi di fronte all'evidenza. C'è una parte di insegnanti incapaci, ignoranti, scansafatiche, costantemente alla ricerca di denaro facile senza lavorare. In genere sono coloro che si impegnano nelle gite, nei progettini, che fanno da corona ai presidi, che si iscrivono agli stessi sindacati dei presidi (come se un operaio prendesse la tessera di Confindustria), che cercano commissioni, funzioni speciali e altre paradossali invenzioni che servono a mascherare un salario aggiuntivo spartito tra gli amici e gli amici degli amici.

Ci sono, a scuola, questi personaggi, ma nessun intervento ministeriale li metterà in difficoltà. L'unica arma contro costoro sarebbe una scuola effettivamente funzionante, dove si riconosca il vero duro lavoro dell'insegnare, quello che ognuno fa in classe quando si è chiusa la porta alle spalle, quel lavoro educativo, formativo, informativo, culturale fatto di sudore, occhi sui libri, orecchi ai ragazzi e culo sulla sedia, che è la vera essenza della scuola italiana.

Tutto il resto sono parole al vento e fumo negli occhi. Oppure, peggio, la ricerca di una scusa per rubare soldi alla scuola pubblica e regalarli alla scuola dei preti, quello che sembra il vero obiettivo di ogni discorso fatto dai ministri che si sono succeduti negli ultimi anni, ministri che, al di là del loro colore politico, sembrano avere nel cuore e nel cervello il nero colore delle tonache.

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