26 giugno 2008

La conoscenza è ancora una virtù!

 

L'attacco del governo di destra contro la scuola pubblica, il tentativo ormai aperto di distruggere quel consunto ma ultimo baluardo di salvaguardia della democrazia in questo paese non merita di essere trascurato come sta succedendo. La stampa non se ne occupa, se non per ripetere più o meno stolidamente le parole del ministro; solo la stampa democratica, come Il Manifesto, dice quello che nessuno osa dire, cioè che l'attacco alla scuola pubblica è un attacco all'essenza stessa della democrazia.

La ministra ripropone, naturalmente, la lezioncina imparata a memoria, così come Tremonti gliela ha fatta imparare, e arriva al paradosso di dire che tagliare 100.000 e più insegnanti dalla scuola pubblica servirà a rendere la scuola più efficiente. Seguendo questa stessa logica potrei affermare che eliminando il ministero della pubblica istruzione si potrebbe rendere il governo più snello, efficiente e dinamico, ma naturalmente la ministra è troppo attaccata alla sua poltrona per poter recepire questo suggerimento (e poi, a pensarci bene, ho come l'impressione che eliminando quel ministero probabilmente il governo farebbe altrettanto schifo, ma certamente la scuola funzionerebbe molto meglio).

Se la scuola è il futuro di coloro che la frequentano, tagliare la scuola significa tagliare il futuro. Naturalmente e contemporaneamente, il governo di destra versa milioni e milioni di euro nelle tasche del vile pretume e delle scuole pretesche, quelle scuole in cui i figli dei ricchi, cioè della gente che ci governa, vengono istruiti. Per loro non esistono tagli, anzi esistono solo miliardi e miliardi di euro versati a fondo perduto. D'altra parte siamo in piena lotta di classe e "loro" stanno vincendo, anche perchè sono riusciti a convincere i poveri che è loro interesse far vincere i ricchi.

Tuttavia occorre riflettere su quello che la ministra dice, perchè si tratta di parole vergognose e pericolose.

Benevolmente la ministra "non dice che dobbiamo lasciare la gente a casa", anche se, a quanto traspare vorrebbe dirlo e farlo, ma poi sostiene che molti precari non saranno stabilizzati e, verosimilmente, non troveranno più posto nella scuola. E questo come lo chiama la ministra, se non lasciare la gente a casa? Si tratta di insegnanti, persone, padri e madri di famiglia, che lavorano nella scuola e ne tappano gli innumerevoli buchi da anni, qualcuno da interi decenni. Conosco gente che è invecchiata facendo l'insegnante precario, cambiando scuola, alunni, colleghi, preside, ogni anno, sacrificando famiglia, salute, denaro in un lavoro ingrato del quale non riesce quasi mai a vedere il risultato. Questa gente la ministra vorrebbe lasciare a casa. Che schifo!

Naturalmente, poi, per la ministra i docenti di lettere, arte, musica e filosofia sono lazzaroni inutili da mandare a lavorare nei musei e nelle soprintendenze. Vuoi mettere? A che serve nella scuola delle quattro I (inglese, informatica, impresa e ignoranza) gente che insegna a parlare bene, a scriver bene, ad amare l'arte e la musica, a pensare criticamente? Sono dannosi! Più la gente è ignorante più vota per i fascisti, più la gente guarda grandifratelli e amicidimariadefilippi in tv più è manovrabile da Berlusconi, più la gente passa dal lavoro alla discoteca e dalla discoteca al lavoro più è raggirabile dai signorotti feudali di confindustria. La scuola è un ostacolo, un nemico, un pericolo. D'altra parte lo stesso Mussolini volle una scuola apertamente classista, anche più classista di quella concepita da Gentile, perché sapeva bene che solo tramite l'ignoranza si può spadroneggiare su un popolo. Occorre davvero citare don Milani?

 

 

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