21 giugno 2008

La democrazia nichilista #2

LA MONARCHIA IMMEDIATA

L'attuale regime, al potere in Italia dal 1994, assume anzitutto l'aspetto di una monarchia immediata. Intendendo, con questa definizione, indicare un regime nel quale un unico soggetto, meglio un unico individuo, assume e controlla il potere massimo sintetizzando in sé tutti gli aspetti del potere. L'immediatezza di tale potere consiste nella capacità di questo sovrano di comunicare direttamente con la massa informe degli ex cittadini, naturalmente ridotti al rango di sudditi.

Basta riandare con la memoria agli ultimi quindici anni di vita politica italiana per comprendere il senso di queste riflessioni. Il rapporto politico in questi anni non è stato un rapporto di idee, di passioni, di convinzioni ma il rapporto di una massa rispetto a una persona. Questa persona si è, non a caso, candidata in questi anni a tutte le possibili competizioni elettorali, dai consigli comunali (a cui naturalmente non ha mai preso parte, dopo essere stato eletto) fino alle elezioni politiche ed europee. E anche quando tale individuo non era direttamente candidato, il suo nome e il suo volto hanno campeggiato nelle pubblicità elettorali e, naturalmente, anche nei diversi simboli del suo partito. Si è parlato di partito-azienda, laddove l'azienda si identifica con una persona. Per cui sarebbe più preciso parlare di un partito-persona e quindi partito-capo. La vocazione monarchica dell'individuo è evidente dai suoi comportamenti e dalla sua prassi politica. Non tollera obiezioni, critiche o difformità di opinioni. Pretende e occupa il centro della scena, sia che si trovi in compagnia della sua corte e dei suoi giullari sia che partecipi a importanti vertici internazionali. Il sovrano non ammette alcuno che possa fargli ombra, in nessuna occasione.

Il personale politico di questa stagione politica, perciò, si distingue, essenzialmente, per la sua supina obbedienza al capo. Basti guardare all'attuale governo. Si comprende bene come la passività rispetto alla volontà del capo è l'unico requisito davvero essenziale per "far carriera" nell'attuale sistema politico. Non la competenza, non la preparazione, non l'intelligenza, non - ovviamente - la capacità di pensiero autonomo. D'altra parte l'atteggiamento del sovrano è sempre quello di chi - solo - può risolvere i problemi. Ne parleremo in altra sede.

L'altro aspetto interessante da analizzare è il rapporto sovrano-massa. Il sovrano ama le masse adoranti. Ama le grandi liturgie nelle quali non deve confrontarsi nè deve rispondere a domande o obiezioni. Ama le situazioni nelle quali masse informi e adoranti lo acclamano, lo applaudono e rispondono coralmente alle domande che egli pone. Un sovrano d'altra parte ama i cori non i solisti, volendo essere lui l'unico solista. In questi anni ci siamo, perciò, dovuti abituare a un diverso modo di fare politica rispetto a quelle tradizioni democratiche dell'occidente che l'Italia aveva cercato di riprodurre. Nessun dibattito politico, nessun confronto di posizioni diverse, nessun congresso di partito con mozioni contrapposte. Solo un capo che appare come una sorta di divinità calante dall'alto che trova una massa osannante di persone che inneggiano al suo nome. Gli incontri pubblici sono sapientemente orchestrati con lo stesso metodo, le apparizioni sui mezzi televisivi gestite da una attenta regia. Il "popolo", la "gente", i "cittadini" sono spariti, sostituiti da comparse che recitano il rituale di adorazione del capo, che mostrano una adorante e acritica adesione a lui. Un esempio? Nulla più del refrain cantato da masse adoranti che ha accompagnato, senza nemmeno un poco di ironia a rendere la cosa più democraticamente tollerabile, l'ultima campagna elettorale, trasmette l'idea di una monarchia priva di qualsivoglia orizzonte critico: meno male che Silvio c'è.

 

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La democrazia nichilista

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