24 giugno 2008

Lotta di classe

Che significa essere classisti? Un termine che sembrava ormai desueto e che invece torna di moda assieme a tanti altri. Classisti, razzisti, fascisti... il nostro governo sta riportando in auge tutto un vocabolario di termini che speravamo di aver seppellito ormai nelle fogne della lingua italiana.

Lasciamo perdere l'essere fascisti e l'essere razzisti. Questo sono, senza dubbio, i nostri governanti, ma l'essere classisti non è il minore dei mali che rappresenta questa destra così amata dagli italiani.

La natura classista del governo traspare evidente dalle intenzioni proclamate a proposito della scuola, segnatamente a proposito della scuola pubblica.

Sì, perchè questo governo usa due pesi e due misure a seconda che si parli di scuole pubbliche o private.

Alle scuole private, clericali, pretesche, papaline. distribuirà soldi a non finire: Berlusconi l'ha promesso al papa, tra un bacio all'anello e un bacio alla mano, tra un inchino e una riverenza. Il governo italiano ricoprirà d'oro le scuole private. D'altra parte, lorsignori i loro figli li mandano proprio nelle scuole dei preti. Scuole ricchissime, che accettano solo i figli della buona borghesia che paga bene, scuole che coi soldi sottratti alla scuola pubblica comprano gli ultimi computer e tutti i supporti multimediali, scuole che assicurano, grazie al furto dei soldi pubblici in barba alla costituzione, una preparazione di alto livello ai figli delle classi privilegiate di questo paese, perchè questi figli possano, a loro volta, ricostituire una classe privilegiata in futuro.

Alle scuole pubbliche, invece, le scuole della plebe, le scuole dei morti di fame, le scuole di quel popolo beota che vota destra, il governo riserva tagli del personale per 150.000 unità. Cosa significa, in concreto? Naturalmente il governo dirà al popolo bue (che gli crederà, visto che ultimamente il governo dice colossali minchiate in tv e il popolo crede senza batter ciglio) che questi tagli sono necessari. Il governo dirà che la scuola pubblica è uno spreco, che è un lusso che non ci possiamo peremettere, che le scuole private sono più efficienti e meno costose. Il governo dirà che nel resto del mondo la scuola pubblica funziona con molti meno insegnanti. Il governo dirà che tagliando 150.000 posti la scuola pubblica sarà più efficiente.

Naturalmente il popolo bue crederà al governo e applaudirà beota e idiota. Tuttavia le cose non stanno così. Tagliare 150.000 posti nella scuola significherà tornare al maestro unico nella scuola elementare, lasciare migliaia di alunni (i più deboli) privi dell'insegnante di sostegno, tagliare molte ore di lezione nelle scuole superiori (specie negli istituti tecnici e professionali), diminuire le ore destinate ai laboratori, aumentare il numero di alunni per classe impedendo un insegnamento personalizzato...

In sostanza questa operazione servirà a ricacciare centinaia di migliaia di ragazzi, guarda caso i figli delle classi sociali con meno risorse e possibilità, nell'inferno della scarsa formazione, della scarsa preparazione, dell'impossibilità di accedere a livelli di preparazione adeguati. In sostanza si approfondirà il divario sociale in questo paese.

Mentre si riempiono le tasche dei preti e dei vescovi con milioni di euro chiedendo loro di preparare i figli della borghesia a dominare il futuro (e i preti fanno questo con grande gioia, visto che dalla borghesia ricevono denaro e impunità...), si prepara per gli altri un futuro di ignoranza e sfruttamento.

Se andasse ancora di moda, questa la chiamerei lotta di classe. Purtroppo quando la lotta di classe la fanno i ricchi contro i poveri si chiama democrazia, quando la fanno i poveri contro i ricchi si chiama sovversione o, peggio, terrorismo...

1 commento:

  1. sono d'accordo con quanto scritto nel tuo post. pero' con l'appunto che 1) anche il c.d. ex-csx ha favorito la scuola privata cattolica e che 2) le scuole private in realtà hanno un livello di educazione mediamente più basso, a dispetto di tutti gli strumenti disponibili (esperienza e testimonianze personali dirette ed indirette). saluti, a.

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