07 giugno 2008

Omaggio della casa

L'atto con cui un uomo si umilia al cospetto di un altro uomo offrendogli doni, strisciando ai suoi piedi, baciandogli la mano, il piede o qualsiasi altra parte del corpo, andava, qualche secolo fa, di gran moda nell'Europa "cristiana" e si chiamava atto di omaggio: con tale atto l'uomo che si sottometteva si dichiarava homo (da cui homagium) di colui a cui si sottometteva.

La parola omaggio è rimasta nel linguaggio a indicare un dono, ma il gesto di umiliazione è rimasto nel nostro immaginario, per cui di fronte ai potenti, ma anche di fronte al capufficio, al vicecapufficio, al sottovicecapufficio molti continuano a strisciare con umilianti atti di omaggio.

Ciascuno è libero di fare della sua dignità qual che vuole. Ciascuno, se vuole, può strisciare e umiliarsi dinanzi a un potente in cerca di benevolenza, di una raccomandazione, di una promozione o semplicemente di una pubblica attestazione di falsa amicizia. Però a nessuno è concesso svendere la dignità altrui.

Berlusconi ha tutto il diritto non solo di fare il baciamano al papa, se vuole, ma anche di strisciare ai suoi piedi, di baciarglieli (come si usava un tempo) o di dedicarsi ad altre pratiche innominabili per compiacere il pontefice. Ma lo faccia da privato cittadino!

Se Berlusconi vuole essere presidente del consiglio dei ministri dell'Italia e, quindi, rappresentare questo paese, non può svendere, assieme alla sua, anche la nostra dignità. Non può inginocchiare tutta l'Italia ai piedi della chiesa cattolica, perchè non tutta l'Italia è disposta a strisciare ai piedi dei preti.

E poi, fedele alla tradizione medioevale, l'atto di omaggio si accompagna sempre a un dono simbolico. Nel passato tale dono poteva essere un'arma (se l'omaggiante era stato sconfitto in guerra), da un dipinto raffigurante terre (se l'omaggiante riconosceva all'omaggiato un diritto sulle proprie terre) o altri beni più o meno di valore. Anche in questo caso c'è un dono di mezzo.

L'omaggiato, ratzinga z, ha chiesto esplicitamente un dono per rendere concreto l'atto di omaggio compiuto dal presidente del consiglio italiano. L'omaggio chiesto da ratzinga z non è per nulla simbolico. I preti sono troppo scaltri per non sapere che i simboli sono transeunti. Ratzinga z ha chiesto l'unica cosa che, secondo l'antica tradizione della chiesa, ha un valore assoluto, eterno, immarcescibile, divino! Cosa? Denaro, naturalmente! E, specificamente, denaro per le scuole private cattoliche. E, con pieno atto servile, il governo italiano glieli darà questi soldi, in barba a una laicità solo declamata e mai praticata, in barba a una costituzione mai così disapplicata, in barba a un popolo a cui si promette di tagliare le tasse senza mai tagliare la tassa più pesante, inutile, dannosa, quella che ogni anno paghiamo a quella potenza dominatrice che è chiesa cattolica.

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