31 luglio 2008

La scuola nemica #3

La ministra dell'istruzzione ha ottenuto grandi consensi da parte dell'opinione pubblica grazie alla sua iniziativa per "rendere più seria" la scuola pubblica. Gli strumenti individuati per ottenere questo auspicabilissimo risultato sono, sostanzialmente due: la reintroduzione del grembiule o della divisa con lo stemma e la valutazione, ai fini della promozione o bocciatura, del voto di condotta. Sul grembiule/divisa possiamo ridere quanto vogliamo. Pensare seriamente di potere ritornare alla vecchia scuola coi grembiuli è onestamente ridicolo. Si tratta, probabilmente di una idea raccolta da qualcuno che prova intensa nostalgia per la scuola di trenta o più anni fa. Sinceramente non mi lego a questa schiera: ai miei tempi (e parlo dell'inizio degli anni Ottanta) ci scagliavamo contro una scuola che avvertivamo ancora nozionistica e "ingessata". Probabilmente esageravamo, probabilmente non ci accorgevamo che la scuola era in realtà molto cambiata rispetto all'epoca pre-sessantotto, ma se anche ce ne accorgevamo facevamo finta di non capire, per il gusto di esercitare la contestazione. Molto più seriamente, ai tempi dell'università, mi sono trovato a contestare i primi tentativi di normalizzare l'università, ma questo è il 1989: un'altra storia! La ministra è stata molto chiara: il nemico è il Sessantotto. Cioè quella cultura libertaria, contestataria, forse velleitaria e massimalista, ma indubbiamente costruttiva e non soltanto distruttiva, che ha travolto la società italiana e, in primo luogo, la scuola. Il nemico della ministra è l'egualitarismo. D'altra parte il boss lo aveva detto qualche anno fa: il figlio dell'operaio e il figlio del notaio non possono essere uguali. La scuola, nella mente di questi signori deve servire a mantenere queste barriere sociali, deve servire a tenere i figli delle classi subalterne dinanzi ai televisori, per crescere ignoranti, rincoglioniti e indottrinati: in sostanza per crescere elettori del PDL e della Lega. Il nemico, quindi, è la pretesa, scritta persino nella costituzione, che tutti i cittadini siano uguali e abbiano gli stessi diritti: una bestemmia, per questi signori/padroni. Gli uomini NON SONO UGUALI, non lo sono, non possono esserlo, non debbono esserlo. Che si torni ai bei vecchi tempi, con le scuole dei ricchi e le scuole dei poveri, con i percorsi ben separati che conducono a diversi esiti: il lavoro sfruttato per alcuni, lo sfruttamento del lavoro per altri. Del voto di condotta e della sua funzione torneremo a parlare.

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