19 luglio 2008

Leftorium

flanders leftorium Mi fanno un po' tenerezza, un po' pena e un po' paura le membra lacerate della sinistra che cominciano a ritrovarsi ai congressi dopo la tranvata presa alle elezioni. Il passaggio dall'essere forze determinanti per il governo del paese all'essere trascurabili entità extraparlamentari dev'essere un vero choc. Per non parlare del peggio: molti rischiano di non essere più invitati da Vespa, roba da suicidio collettivo stile Waco.

Quando tentano di ricostruirsi non sanno che pesci prendere e cercano di orientarsi solo tramite la speranza che la nottata debba passare, in un modo o nell'altro. In generale, danno l'impressione di aver messo in piedi una colossale svendita di idee e valori tirati fuori dalla soffitta e rimessi sul mercato per tirare a campare ancora un po'.

Il meglio che si riesca a proporre è di riunificare i due partiti comunisti, tornando così, di fatto, alla situazione di dieci anni fa, un bel progresso!

Non va meglio tra i verdi, orfani di Pecoraro, che pongono come base della loro rinascita politica il no al nucleare. Sacrosanto! Ma non è roba di venti anni fa?

Non parlo del PD, che di sinistra non è, e che, se anche lo fosse, ha come obiettivo di rifare la DC (assieme a Casini, naturalmente), e siamo al 1942/48: sessant'anni.

Certo, rispetto al governo al potere, che ci riporta al 1922, è sempre un progresso, ma da chi si presenta con il nome di "sinistra" ci si aspetterebbe una qualche visione prospettica.

Non c'è nessuno che oggi sappia fare tesoro della memoria storica della sinistra italiana senza esserne prigioniero. Non c'è una sinistra che abbia una proposta "forte", cioè attraente e capace di mobilitare energie e passioni. La Rivoluzione proletaria, l'Egemonia Culturale, l'Antifascismo, la Coscienza di classe, l'Eurocomunismo, la Questione Morale e le altre grandi parole d'ordine della sinistra nel corso della sua storia, parole d'ordine che hanno mobilitato milioni di persone, non trovano più un adeguato corrispondente contemporaneo.

Per usare le parole della saggia (troppo saggia per questa Italia) Rossana Rossanda: Un’identità non consiste di certo nel reimpacchettare il passato (peraltro mai rivisitato davvero) ma nel leggere il filo, o collegare i fili, del presente, esponendosi in interpretazioni e proposte, ordinando e tenendo severamente assieme il telaio. Sì, severamente, cioè non demagogicamente, non arrogantemente, non frettolosamente. Non chiudendo, non rimandando, non mettendo fra parentesi. Esponendosi (da Il Manifesto del 17 maggio 2008).

Che dire poi dei leader della sinistra di oggi, che non paragono a quelli del passato per non offendere il senso del ridicolo?

Ma forse non è tutta colpa della sinistra, forse è tutta la società italiana che, come un vecchio cane malato, è troppo occupata a leccarsi le piaghe per essere capace di parlare di futuro. Come malati terminali, non ragioniamo più in termini di secoli e nemmeno di decenni, ma ci accontentiamo di campare un giorno di più. Per questo abbiamo eletto un leader ultrasettantenne che ha davanti a sé solo il tempo per raccomandare l'anima a dio o svenderla al diavolo. Preferiamo manganellare Rom e invocare leggi contro le prostitute nigeriane piuttosto che preoccuparci di costruire, per noi e per gli altri, una società equa. Probabilmente è il segno della decadenza verso la quale stiamo precipitando, forse è un mezzo che la storia usa per farci capire che arriva il tempo di metterci da parte. Forse è l'ultima battuta prima dei titoli di coda.

Ci vorrebbe una sinistra capace di leggere questi segni e di produrre una nuova visione politica. Ma non mi pare di vederne una.

1 commento:

  1. Il problema non e' solo nei partiti nevrotici di sinistra (e' veramente troppo facile dire che i fessi extraparlamentari sono in 4 e fanno 5 mozioni congressuali o che il PD e' una vecchia battona democristiana ormai rincitrullita dal parkinson) il problema che, come dici tu, la societa' e' cambiata. L'altro ieri il sondaggio tra i lettori di repubblica on line dava piu' del 50% a favore delle impronte digitali per tutti!

    Qui bisogna ripartire dal via: rincominciare ad rieducare dalle parrocchie, dalle scuole, dai corsi di taglio e cucito, insomma da zero.

    Bello il tuo sito.
    Ciao
    Cacioman

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