16 luglio 2008

Stagione classista

Questa sarà un'estate da ricordare. Una di quelle estati che possono vantare il diritto di entrare nella storia. In questi giorni stiamo assistendo a una divaricazione radicale tra quello che un tempo si sarebbe chiamato il "paese reale" e la casta politica che lo governa.

I problemi che assillano i cittadini sono problemi comuni e notissimi: l'inflazione alle stelle, il costo esorbitante del carburante che rende drammatiche le spese per chi deve spostarsi per necessità, l'acuirsi della precarietà del lavoro e delle altre coordinate esistenziali, il dramma di una bioetica curiale che impedisce ai cittadini di compiere in libertà le proprie scelte in materie importanti come la procreazione, la malattia e la morte, spazi di libertà sempre più ristretti anche in altri ambiti dell'esistenza, al punto che la finzione della "democrazia" ormai inganna soltanto coloro che continuano a farsi inebetire dal potere che si esprime attraverso i media asserviti.

La casta politica, i membri dell'aristocrazia dominante, i veri sovrani di questo stato oligarchico, al contrario si occupano d'altro. Si occupano dei loro processi e della loro sporca guerra santa contro la giustizia, si occupano dei privilegi, si occupano dei loro viaggetti di piacere mascherati da viaggi di stato, si occupano di compiacere una chiesa sempre più violenta e mistificatrice, si occupano di approfondire il fossato che li separa da quello che una volta era il popolo e che ora è solo massa informe, se non deforme.

In pasto alla massa vengono dati nemici fittizi contro cui sfogare le rabbie irrazionali (i bambini Rom, gli immigrati che arrivano stremati a Lampedusa), oppure sogni a buon mercato con cui consolarsi (un giocatore sfatto che arriva al milan, un cellulare di ultima generazione da sfoggiare).

Qualcuno pensa che alla fine gli italiani si sveglieranno dall'incubo e allestiranno un nuovo piazzale Loreto per fare i conti con questa classe politica. Anch'io lo pensavo e lo speravo fino a poco tempo fa. Ma oggi sono meno ottimista. Temo che il nostro futuro sarà molto più simile ai mondi immaginati da Huxley o da Orwell. Come dice il poeta: ci hanno preso le impronte del culo per difendere la libertà.

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