26 agosto 2008

La schiera dei martiri delle fedi

Ieri l'ultimo episodio di una serie pressoché eterna di violenze e morti. Due cristiani sono stati uccisi da estremisti indù. Dimostrazione ulteriore del fatto che la religione uccide. Certo, l'obiezione è ovvia, non è la religione in sé a uccidere ma il fanatismo religioso. D'altra parte è la religione che provoca il fanatismo, ne è causa diretta e scatenante. Dimostrare questo assunto è fin troppo facile: sacrifici umani, guerre di religione, persecuzioni, martirî, inquisizioni, guerre sante, terrorismo suicida... per dirla con le parole di Hitchens: «Mentre scrivo queste parole, e mentre voi le leggete, persone di fede, in modi diversi, stanno pianificando la vostra e la mia distruzione, nonché la distruzione di tutti i risultati raggiunti con grande sforzo dall'uomo [...]. La religione avvelena ogni cosa».

Nel suo piccolo, questo blog ne è la dimostrazione. Ogni post che, in un modo o nell'altro, critica la religione, diventa bersaglio di uomini di fede i quali, in nome dell'amore, ti sputano addosso trincerandosi dietro l'anonimato, ti augurano di bruciare all'inferno o, nella migliore delle ipotesi, ti accusano di non capire un bel nulla.

Ed è proprio questo il punto. Per bene che vada, una religione annovera un miliardo di seguaci, il che comporta che ciascuna religione è seguita da una minoranza dell'umanità. Per ciascuna religione, quindi, la grande maggioranza degli esseri umani brancola nelle tenebre dell'errore, non capisce nulla, appunto. Per qualcuno, poi, gli infedeli meritano di essere ammazzati su questa terra e di soffrire nell'aldilà. Esistono religioni del tutto tolleranti e pacifiche? Ne dubito! In ogni caso, le grandi religioni hanno sulla propria coscienza milioni di donne e uomini assassinati, specialmente quelle che si battono "per la vita".

Le due persone (cristiane) uccise in India si uniscono alla grande schiera dei martiri. Ma non a quella dei martiri cristiani, a quella molto più ampia degli esseri umani martirizzati in nome di una (qualsiasi) religione.

Tre domande.
1) Nel corso della storia, la religione ha portato più benefici che danni?
2) Esiste una religione che non abbia mai ucciso in nome di un dio?
3) Nel mondo d'oggi, la religione serve a rendere migliore la vita umana?

Avvertenza: se qualcuno interverrà dicendo cose del tipo "la religione x è meglio della y" avrà immediatamente dimostrato che la risposta alle tre domande precedenti è "no".

3 commenti:

  1. Sì, esistono religioni tolleranti e pacifiche - come tendenza forse lo sono tutte - l'antico jainismo a esempio che non consente di danneggiare nessun tipo di vita, neppure la più piccola, il buddhismo, lo stesso ebraismo con il non uccidere, ma si sa dal legno storto di cui è fatto l'uomo...
    Ah, Rensi diceva che anche l'ateismo è una religione.
    Difficile e forse ingenuo tentare di rispondere alle tue domande, occorrerebbe una visione "divina" oppure per la nostra limitata visione una controprova che non c'è data.

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  2. Capito su questo blog, tramite Kilombo, proprio quando scrivi di "uomini di fede" che ti identificano come "bersaglio". Per non dare adito ad un equivoco di questo genere, mi limito a due osservazioni, gratuite.

    1) Non si tratta di "non capire nulla"; forse il contrario: mentre il credente testimonia che "la Verità è Altrove" - e dunque una vita buona è una vita in cammino, ed una pretesa di verità è sempre idolatrica - il critico della religione pretende la propria indiscutibile ragionevolezza, magari lamentandosi quando gli si fa notare che è il suo approccio ad essere errato, prim'ancora dei contenuti che esprime.
    Credo, in una parola, che ci sia modo e modo. Hitchens, ad esempio, è un modo negativo di approcciare la questione: ho potuto ascoltarlo ad un dibattito, ed ha confermato la lettera dei suoi libri. Arrogante, presuntuoso, indisposto all'ascolto. Così come molti credenti hanno affibbiato al Divino i caratteri che più gli si confacevano, ora lo stesso problema non sarà degli atei, che nel marasma di una modernità impietosa credono di riconoscere nella pietà religiosa "la grande Bestia"?

    2) Osservazione banale, quasi retorica. Proporzionalmente, le guerre combattute "laicamente" hanno generato un numero di morti assai più elevato di quelle "religiose". Questioni di epoche, certamente, ed il discorso sarebbe assai più articolato. Ma credo che l'ultima schizofrenia dell'epoca contemporanea, appena uscita malconcia da uno spaventoso fratricidio, sia denunciare le fedi religiose come foriere di violenza, laddove proprio le loro teologie morali hanno stimolato le riflessioni sul diritto che attualmente riconosciamo come irrinunciabili. Varrà bene la pena riconoscere che la violenza è una costante che prescinde dai linguaggi specifici che adotta di volta in volta; è a questa costante che dobbiamo guardare con attenzione, se vogliamo davvero trovarne una progressiva soluzione, e non fare soltanto della sterile polemica filosofica.
    Con rispetto!

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  3. Carissimo, anzitutto ti ringrazio per la cortesia e la capacità di argomentare, entrambe rare, se non rarissime, sia tra i credenti sia tra i non credenti o "diversamente credenti".

    Concordo su molte cose, tra quelle che hai scritte, mi limito pertanto ad alcune osservazioni.
    1) Suscita meraviglia che i credenti in una divinità amorevole, misericordiosa, benevola... non riescano a convivere pacificamente ma continuino da millenni a farsi la guerra e a odiarsi; quando poi ci si fa la guerra tra membri della stessa fede (cattolici/protestanti, sunniti/sciiti) diventa ancor più difficile comprendere le fedi che spingono a tanto.
    2) Non è questione di "quanti" morti, nè di individuare le cause delle guerre. Il fatto che un solo essere umano possa essere ucciso in nome (e per conto) di un dio è uno scandalo, lo ammetterai, sia che dio esista, sia - a maggior ragione - che dio non esista.
    3) Le guerre non direttamente causate da motivi religiosi, hanno quasi sempre visto gli uomini di fede spendere la propria credibilità non per fermare le guerre ma per spingere a combatterle e vincerle.
    4) Non sono così convinto che siano state le teologie morali a far nascere il moderno diritto internazionale, mi pare che esso sia figlio del contrattualismo, dell'illuminismo, di Kant, dell'internazionalismo... per millenni le teologie hanno disquisito di "guerre giuste" e di giustificazioni per gli atti compiuti in guerra, per non parlare del "deus vult".

    Con reciproco rispetto!

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