04 agosto 2008

La scuola nemica #4

La manovra balneare del governo ha decretato, col silenzio complice di "opposizione" e sindacati, la morte della scuola pubblica.
Novantamila docenti in meno, sessantamila in meno tra il personale ATA, disegnano una scuola profondamente diversa rispetto a quella che abbiamo conosciuto finora.

Ci saranno meno scuole aperte, specie nei piccoli comuni: i bambini e i ragazzi saranno costretti così al pendolarismo. Questo comporterà una diminuzione delle capacità e delle conoscenze, un maggior disagio per le famiglie e un grave danno alle parti più disagiate, geograficamente e socialmente, del paese. Naturalmente, vista la cronica ignoranza, subalternità, stupidità e impotenza dei parlamentari del sud e siciliani in particolare, è lecito supporre che la maggior parte dei tagli avverrà proprio nel sud e nell'isola siciliana. D'altra parte i politici si ricordano di quei coglioni di siciliani solo quando col loro voto determinano maggioranze bulgare in periodo elettorale. Per il resto la Sicilia rimane quella colonia di sfruttamento che è sempre stata, ceduta in comodato d'uso gratuito alla mafia e governata con metodi, finalità e personale mafioso.

Ma torniamo alla scuola. 150000 persone in meno significano un taglio del 20%. Cioè una dismissione in piena regola. Lo stato decide di abdicare alla sua funzione formativa ed educativa, trasformando la scuola in un servizio secondario, in area decidua, a favore, naturalmente, della più potente mafia esistente in questo paese: la chiesa cattolica che si prepara già a riempire il vuoto che lo stato sta lasciando.

La scuola sarà il più colossale affare dei prossimi anni. Miliardi di euro in libera uscita che la mafia della chiesa cattolica intercetterà in grande maggioranza, ma che saranno preda anche della mafia politica. Infatti l'affidamento ai presidi della possibilità di assumere i docenti si trasformerà nel più grande giro di corruzione della storia di questo paese. Migliaia di posti di lavoro saranno affidati all'arbitrio della classe dei dirigenti scolastici, in gran parte servi di partito o di sindacato, i quali ne disporranno con i metodi clientelari e servili utilizzati finora per la destinazione dei fondi d'istituto e dei vari corsi e progetti. Un colossale affare, una predazione senza precedenti che si prepara a danno di studenti e famiglie, a danno della stessa civiltà italiana, mentre negli occhi del popolo bue viene soffiato il fumo del "sette in condotta" con la complicità colpevole dei media di regime.

La desertificazione della scuola pubblica voluta dalla destra non significa soltanto un impoverimento dell'offerta formativa generale, ma significa anche, coerentemente con i progetti politici del berlusconismo, l'apertura di una effettiva guerra sociale in questo paese. finora due elementi hanno tenuto assieme questo paese, lo stato sociale (pensioni, sanità, servizi...) uguale per tutti e la scuola pubblica di qualità in grado di rendere simili i livelli di partenza e le possibilità di tutti. Non è un caso che l'attacco di questo governo, con la prospettiva di una guerra destinata a durare cinque anni, sia rivolto proprio a questi elementi. Sanità, pensioni e scuola non sono soltanto una voce di spesa da tagliare, ma sono il senso più profondo di uno stato "democratico". Eliminati questi elementi la democrazia resterà soltanto un nome vuoto un'etichetta senza alcun significato e senza alcun contenuto.

La morte della scuola pubblica comporta, in effetti, il disegnarsi di due italie, da una parte l'Italia ricca e padrona, che accede ad alti livelli di preparazione, che studia nelle scuole steineriane, nelle medie e superiori dei preti, che frequenta prestigiose università in patria e college all'estero e che si prepara a essere classe dirigente e padrona; dall'altra parte l'Italia dei derelitti, di operai, impiegati, piccolo-borghesi e dei loro figli, destinati a scuole elementari di bassa qualità, scuole
statali medie e superiori del livello di quelle americane, in cui tutti sono armati, università che non garantiscono alcuna preparazione e professionalizzazione, destinati, infine a lavori servili, precari e sottopagati. Questo governo è il governo dei padroni, garante di questa lotta di classe portata avanti, con decisione e perversa malvagità, dai ricchi contro i poveri.

Purtroppo, come ho già detto altre volte, quando la lotta di classe la fanno i ricchi contro i poveri si chiama democrazia, quando la fanno i poveri contro i ricchi si chiama sovversione e terrorismo.

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