07 settembre 2008

Il dittatore filodemocratico

Curiosamente, ancora una volta, il dittatore dell'unico stato al mondo in cui sia tuttora in vigore una monarchia assoluta ha impartito una lezioncina sulla democrazia a uomini politici di uno stato che si suppone democratico. Parlo di Joseph Ratzinger, capo supremo dello Stato della Città del Vaticano, unico capo di stato al mondo che non debba rispondere a nessun potere di controllo. Certo, lui dice di dover ripondere al suo dio, ma siccome il suo dio non parla pubblicamente se non per bocca dello stesso Ratzinger, ecco che nella sua persona si assommano le funzioni di controllato e controllore. Il sogno di Berlusconi, che non a caso è uno dei più sfegatati fans del pastore tedesco e non manca occasione per farglisi trovare tra i sacri piedi.
Mai nessuno che si alzi in punta di piedi e dica a Ratzinger: «scusi, lei ci parli di religione, teologia, assolutismo politico, ermeneutica biblica, ma, per favore, lasci perdere la democrazia, materia nella quale non è per nulla competente».
Ma probabilmente chi ardisse dire una cosa del genere si beccherebbe dai feroci tifosi del papa l'accusa di voler ridurre al silenzio la chiesa, e, allo scopo di difendere il papa da un simile rischio, tali tifosi del papa riducono violentemente al silenzio tutti quelli che osano parlare contro il sovrano assoluto del Vaticano.
Ma se, come ama dire Ratzinger, la chiesa non è una democrazia, perché il papa di Roma si ostina a voler dare lezioni di democrazia? Evidentemente c'è il trucco, lo capirebbe anche un bambino. Per il papa e i suoi la democrazia è un mezzo, uno strumento per giungere al vero fine della chiesa, dei papi, dei vescovi e dei "politici cristiani rigorosi e competenti" invocati dal pulpito cagliaritano; il vero fine per cui la chiesa esiste da secoli, il vero motivo per cui la chiesa sopravvive da secoli: il potere.

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