22 settembre 2008

Tornare a pensare il mondo

Scritto per Ad Est On Line
Da quando Gaetano ha lanciato la sua proposta di un ciclo di analisi del nostro tempo ho avuto la tentazione di buttarla in battuta e di citare la XI tesi su Feuerbach: "I filosofi hanno solo interpretato diversamente il mondo; ora si tratta di trasformarlo". Ma il vecchio zio Karl non si sarebbe mai aspettato, più di 150 anni dopo aver scritto queste parole, di ritrovarsi non solo un mondo nel quale il capitalismo sta riuscendo a dominare come e più che nell'Ottocento, ma addirittura un mondo nel quale i capitalisti che perseguono con ferocia i propri interessi vengono presentati come eroi (vedi la famosa "cordata" di imprenditori che eroicamente doveva salvare l'Alitalia ma pretendeva la sospensione dei diritti elementari e tanto altro...).
Così lascio perdere le battute e mi pongo la domanda: dove abbiamo sbagliato (intendo dire noi, che siamo "diversamente sinistrorsi") per ritrovarci questo mondo, con queste caratteristiche? Perché una cosa è certa: abbiamo sbagliato!
Dopo decenni di antifascismo ci ritroviamo un capo del governo che considera tempo perso il dirsi antifascista; dopo decenni di "questioni morali" ci ritroviamo con uomini di sinistra ladri quanto e più degli uomini di destra; dopo decenni di costruzione dell'alternativa di sinistra ci ritroviamo con un PD sempre più simile nei metodi e negli uomini alla destra; dopo decenni di lotte sindacali ci ritroviamo con un sindacato messo all'angolo e accusato di irresponsabilità se fa il suo mestiere (e nulla di più); dopo decenni di lotte per i diritti civili ci ritroviamo nello stato più clericale e bigotto d'Europa; dopo decenni di lotte antirazziste ci ritroviamo con un popolo che ammazza un "negro" a sprangate per un pacco di biscotti; dopo decenni di antimafia ci ritroviamo con la mafia infiltrata a tutti i livelli politici e istituzionali; dopo decenni di ricerca dell'egemonia culturale ci ritroviamo con le cosce e le tette che fanno fare carriera più dell'analisi politica e del sapere...
Sbaglio a dire che è un mondo alla rovescia e che noi di sinistra qualche colpa l'abbiamo? Mi spiace di non essere d'accordo, in questo, con Vincenzo Lombardo, compagno che ammiro per la sua coerenza e la sua tempra morale. Forse invece di cambiare il mondo ci siamo fatti cambiare dal mondo, forse abbiamo rinunciato alle utopie per inseguire la prassi quotidiana del potere, forse abbiamo preteso di continuare a comprendere un mondo che ci si stava trasformando sotto gli occhi con categorie che, nel migliore dei casi, risalivano a Gramsci o a Marcuse, forse abbiamo delegato alla politica politicante di certa sinistra il compito dell'analisi e della lotta confondendo la prassi riformista con la panacea di tutti i mali del mondo.
Tuttavia, se è vero che qualche errore dobbiamo pure averlo commesso, non posso dire che questo disastro attuale è figlio solo degli errori della sinistra. Tutto il contrario, e qui sono d'accordo con Vincenzo.
Come uomo di sinistra mi sento profondamente inattuale. Inattuale in un paese che tributa consenso e applausi a un mostro della democrazia qual è Berlusconi; inattuale in una Europa che crede in valori che negano gli ultimi secoli di progresso civile; inattuale in un occidente che sembra non accorgersi di scivolare verso una nuova età di conflitti e guerre; inattuale in un mondo che sconosce il significato di concetti quali: libertà, solidarietà, mondialità, etica libertaria, coscienza politica.
Ma l'essere inattuali non è un alibi per l'inazione. Trasformare il mondo non è possibile? allora torniamo a produrre categorie interpretative, continuiamo a cercare di comprenderlo. L'analisi fine a se stessa sembra sterile e autoreferenziale? Forse è vero, ma pretendere di cambiare ciò che non si riesce a capire è pura velleità: la sconfitta della sinistra non sta nel non riuscire a trasformare il mondo, sta invece nel rinunciare a provarci seriamente.

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