26 ottobre 2008

Il caldo autunno

Questa settimana, finalmente, si sciopera. Cominicavo a temere che i sindacati avessero assunto, nei confronti del governo Berlusconi, il modello di contrattazione sindacale della CISL, cioè sniffare con soddisfatta voluttà qualsiasi peto uscente dalle natiche dei vari berlusconitremontibrunettagelmini.
Invece si può scioperare. Troppo poco, troppo male e troppo tardi? Forse sì, però è già qualcosa. D'altra parte, i motivi per scioperare abbondano.
La distruzione della scuola pubblica, lo svuotamento del principio della scuola come promotrice dei valori di cittadinanza, la privatizzazione del sapere, il trionfale classismo delle scelte della ministra dell'istruzzione, la scelta chiara di non dialogare col mondo della scuola e con gli operatori della formazione, il disprezzo espresso dal presidente del consiglio verso coloro che si oppongono democraticaemnte alle scelte scellerate del governo.
Scioperare non è solo doveroso, è una non più rimandabile esigenza di salvaguardia della libertà.
Chi ha votato per questi signori avrà sulla propria coscienza il declino economico, sociale e democratico del paese; chi non lotterà contro la ministra dell'istruzzione e i suoi mandanti (Berlusconi, Tremonti e Brunetta) avrà sulla coscienza la scomparsa della scuola libera, democratica, gratuita, per tutti.

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