23 dicembre 2008

Dialogo con Lillo e Paolo

Cari Lillo e Paolo, le mie opinioni, sulle questioni che ponete, le ho già espresse in altre occasioni, comunque mi pare il caso di riproporle, chiedendo perdono per la lunghezza del post.
1) Il problema della reciprocità è, per me, un falso problema. La nostra cultura, come ho già detto, ha conosciuto le guerre di religione ed è figlia dell'illuminismo. Una cosa l'abbiamo capita: i cosiddetti "diritti umani" o sono “universali” o, semplicemente, non sono. Negare un diritto a una sola persona per qualsiasi motivo, porta con sè, prima o poi, la negazione dello stesso diritto per tanti e, infine, per tutti. Se davvero crediamo che la libertà di pensiero sia una conquista di civiltà non possiamo condizionarla al rispetto di essa da parte di altri governi. Senza contare che molti uomini vengono da noi proprio per trovare quelle libertà che, altrove, sono negate. Non tutti, però, sono disposti alla tolleranza? Sono d'accordo, e proprio per questo è ancor più necessario avere delle regole che preservino e garantiscano la libertà di tutti, ma tali regole avranno forza soltanto se saremo noi i primi a rispettarle.
2) Continuare a dire che “i cristiani sono perseguitati nei paesi islamici” si presta a molte obiezioni. Anzitutto, non è vero che in tutti i paesi islamici viene impedito ai cristiani di professare la propria fede, dovremmo perciò concedere la libertà di religione ai marocchini e non ai sauditi? Mi parrebbe un atto di follia politica. In secondo luogo, non dovremmo porre lo scontro come cristiani contro islamici ma solo come paesi in cui si riconosce la libertà (a prescindere dalla loro storia religiosa) e paesi in cui la libertà non si riconosce (idem). Scopriremmo che, forse, l'Italia è molto più vicina all'Arabia Saudita che all'occidente, in quanto a capacità di trarre le conseguenze dai nobili principi scritti sulla carta. In terzo luogo, finché un solo uomo, qui da noi, sarà discriminato per il colore della pelle, per la religione che pratica, per la lingua che parla e, soprattutto, per il fatto di essere povero e clandestino, allora non avremo le carte in regola per dare lezioni agli altri. Finché in Italia esisteranno partiti politici che vogliono obbligare i bambini a imparare il cristianesimo a scuola, condizionare la libertà di culto a un referendum o costringere i medici a denunciare i clandestini per poterli curare, non avremo proprio nessun motivo per sentirci superiori a Bin Laden.
3) Il tema della collocazione della religione è chiaro, almeno secondo me. Non si tratta di togliere i crocefissi per sostituirli con mezzelune o stelle di David (né di aggiungere segni su segni trasformando le pareti delle scuole e dei tribunali in bazar religiosi), non si tratta di eliminare la religione cristiana da scuola per sostituirla con altri indottrinamenti, religiosi o pseudo-religiosi. Semplicemente, si deve distinguere e separare con chiarezza lo spazio pubblico dallo spazio privato. Nel privato ciascuno deve poter seguire liberamente la propria religione (o nessuna), nel pubblico nessuno deve vedersi imporre alcunché, né in nome di "maggioranze", né per malintesi rispetti di "minoranze", né per fantomatiche “radici culturali”. Il pubblico deve appartenere a tutti proprio perché non deve essere dominio esclusivo di nessuna fede, nessuna morale, nessuna weltanschauung.
4) La paura che gli islamici vogliano imporre all'occidente le proprie convinzioni religiose è una paura, molto radicata dal 622 E.V., a cui i cristiani hanno risposto con altrettanta intolleranza. É proprio per questo motivo che, secondo me, è necessario dare alle nostre istituzioni una impostazione puramente laica e priva di contaminazioni col religioso. Oggi impedisco a una maestra di costringere i bambini a dire la preghierina, in futuro impedirò a un'altra maestra di farli prostrare verso oriente. Oggi non finanzio le scuole cattoliche, in futuro, potrò evitare di finanziare quelle islamiche... Organizzando oggi la società sulla base di un rigoroso relativismo etico, nel rifiutare il totalitarismo etico cattolico, impedirò in futuro a un'altra visione totalitaria di occupare lo spazio pubblico e di dettare norme anche nello spazio privato. Se, a esempio, accetto che in nome della “naturalità” dell'etica cattolica si debbano proibire le unioni tra omosessuali, chi impedirà, in futuro, sulla base dello stesso principio, di rendere obbligatorio indossare il burka? Se, fra cento anni, in Italia dovesse prevalere una maggioranza fondamentalista islamica, allora nessuno potrebbe invocare più il principio di laicità solo perché allora tornerebbe comodo. La stessa chiesa cattolica ha sempre chiesto libertà religiosa laddove era in minoranza, salvo poi tentare di imporre con la forza il proprio punto di vista quando è diventata maggioranza di governo (la storia della Polonia e delle leggi "cattoliche" per gli embrioni e contro le madri insegna moltissimo, a tal proposito). La laicità è uno scudo per il credente almeno quanto lo è per il non-credente, se non di più.
5) La mia visione è utopistica? Non credo. Non ho fiducia nella bontà dell'essere umano e non credo che la provvidenza divina guidi la storia: sono convinto che solo una società organizzata laicamente e nello spirito libertario possa evitare altri scontri, altre guerre di religione, altre tragedie planetarie. Se poi mi si chiede se sono fiducioso nell'effettiva possibilità di una società di tal genere, ti dico che altrove (Francia, Spagna, USA) sono molto avanti nella sua costruzione, almeno parziale. Certo, l'Italia continua a essere una succursale dello Stato della Chiesa, e ciò ci rende non solo lo stato più clericale d'Europa, ma anche lo stato che corre i peggiori rischi per il futuro.

1 commento:

  1. il tuo scritto merita un'attenzione e riflessioni particolari, oggi posso solo augurarti di passare delle buone feste visto che devo lavorare e anche di corsa.
    Solo due righe che poi magari cercherò di approfondire per dirti che i miei quattro ragazzi hanno frequentato scuole gestite da religiose, i grandi hanno già idee "aperte" l'influenza della scuola non è "palpabile"..i piccoli non penso facciano diversamente il loro percorso. Però ho sentito commenti su fatti accaduti a scuola del mio grande quasi diciottenne..molti ragazzi vogliono conservare una loro identità culturale per cui si sentono orgogliosamente italiani e magari anche cattolici..uno dei suoi migliori amici è di colore e religione diversa, seguo con attenzione e curiosità le loro discussioni da "lontano", e sono contento che difenda le sue origini con parole e dialogo.
    ciao
    auguri
    Paolo

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