20 dicembre 2008

A domanda rispondo...

Carissimo Lillo, il problema che poni è un problema molto serio che, purtroppo, invece di essere affrontato con spirito aperto, viene strumentalizzato, diventando oggetto di controversie politiche e di odi razziali. Tu parli di "avanzata islamica" da fermare, ma questa espressione si presta a diverse letture.
Se per avanzata islamica intendiamo l'arrivo degli immigrati dai paesi del nordafrica o dai paesi sub-sahariani, allora non si tratta affatto di una avanzata, si tratta di un fenomeno migratorio normalissimo e, tutto sommato, numericamente limitato. L'umanità, da quando è apparsa sulla terra, ha sempre vissuto in uno stato di perenne migrazione. Abbiamo colonizzato il pianeta in poche decine di migliaia di anni, spingendoci dappertutto con mezzi inimmaginabili e numeri incalcolabili. I nostri antenati, partendo dall'Africa, hanno attraversato gli oceani, colonizzato le isole del Pacifico, le Americhe e l'Australia, le terre artiche e i deserti... Pretendere di fermare le migrazioni è pretendere di fermare la natura umana. Poche migliaia di anni di "stanzialità" (che però non hanno bloccato noi europei, quando abbiamo cominciato a sciamare dappertutto, come cavallette) non modificano l'istinto umano, specie quando la fame e la povertà non danno tregua. Accogliere chi fugge e cerca lavoro e dignità non solo è eticamente giusto, ma è anche una necessità dettata dalla conoscenza della storia.
Se, invece, per "avanzata islamica" intendiamo il diffondersi del terrorismo fondamentalista, beh quello è un fenomeno di complessa interpretazione e lettura. Colpire gli effetti è impresa vana se non si abbattono le cause, cioè le ingiustizie, i regimi dittatoriali tenuti in piedi per gestire i giacimenti petroliferi, il problema della convivenza tra israeliani e palestinesi, la povertà nei paesi africani, gli effetti dell'imperialismo occidentale in Asia e così via...
Infine, se per "avanzata islamica" intendiamo il problema culturale, cioè l'affermarsi di una cultura islamica forte, organizzata e tendenzialmente totalizzante (e totalitaria) come la cultura cristiana - cioè il fantomatico "scontro di civiltà" - allora il problema è più serio di quanto non si creda o si immagini. Lo scontro di civiltà non è rappresentato da un fondamentalista islamico come Bin Laden o da un fondamentalista cristiano come Bush: lo scontro di civiltà, se avverrà, sarà un confronto fra modelli culturali forti, fra stili di vita, fra "filosofie", tra "paradigmi", per usare un termine frusto. Ci siamo già passati, qualche secolo fa, e l'Europa ne è uscita quasi distrutta. Si è salvata solo quando abbiamo scoperto che la religione non deve occupare lo spazio pubblico condiviso, pena lo scontro fra visioni inconciliabili e, quindi, la guerra distruttiva.
Il rimedio a questo rischio non è "fermare l'avanzata" con qualche provvedimento-tampone, ma assumere come riferimento una cultura tollerante, nella quale la religione non sia né strumento di potere né fonte di identità esclusive. Se, per esempio, si accetta il principio di una scuola "cattolica" si deve essere pronti ad accettare una scuola "islamica", una "induista" e - perché no? - una "satanista". Se si accetta che le leggi possano essere dettate da una maggioranza "cattolica" secondo la morale "cattolica", si prepara inconsapevolmente un futuro nel quale una maggioranza islamica o fascista o comunista o d'altro tipo, possa rendere obbligatoria la sua visione del mondo. Se si invoca il principio che l'Europa debba trovare nelle (supposte) radici ebraico-cristiane la propria identità, ci si espone al rischio che, in futuro, altre culture forti e totalizzanti pretendano di modificare tale identità con l'esito possibile di eliminare con essa anche le conquiste di laicità, libertà e tolleranza che ci sono costate milioni di morti e indicibili sofferenze.
Non credo, perciò, che il problema sia se o come fermare l'avanza islamica, quanto quello di trovare un insieme di principi condivisi e condivisibili, nei quali ogni essere umano, da ovunque provenga, si possa riconoscere, senza mettere in discussione la propria identità originaria, e poi, sulla base di tali principi, loro sì definitivamente "non negoziabili", fondare una convivenza civile che accolga e tolleri tutte le religioni e i sistemi di valori, senza identificarsi in nessuno, senza farsi sovrascrivere da nessuno. Va da sé che un simile insieme di valori non può essere dettato da papi, imam o rabbini, non può essere determinato dai governanti di oggi o di domani né da una sola nazione senza - o contro - le altre, ma deve essere frutto delle storie, delle filosofie, delle culture, delle scienze e dei sistemi etici laici e tolleranti che costituiscono ciò che chiamiamo Europa.

2 commenti:

  1. Buonasera, in effetti la mia affermazione è stata poco chiara. Io mi riferivo al problema culturale, comunque. E volevo dire la mia sul rimedio proposto da lei: io ancora non sono riuscito a ideare una soluzione al suddetto problema, è difficile farlo, rimanendo realisti e senza cadere in principi razzisti. Trovo la sua visione un po' utopica, e non credo, sinceramente e da quel che so sull'argomento, che la parte islamica interessata sia così disponibile alla tollerenza. Il mio non è un pregiudizio, ma soltanto una visione dettata dalle mie conoscenze. Con questo la saluto, sappi che la tengo sott'occhio! A presto.

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  2. mi accodo..commentando il tuo scritto Alessandro, io nel mio piccolo mi chiedo se il dialogo e soprattutto la reciprocità sia un obbiettivo vero tanto per i cattolici quanto per gli islamici. A vedere anche quanto è successo in Svezia ho qualche dubbio in proposito..è una domanda semplice da uomini semplici..perchè io cristiano non posso avere lo stesso trattamento nei paesi islamici..così come a gran forza richiedono gli islamici in tutta Europa?..già , noi siamo quelli sempre pronti ad accogliere richieste e condannare protezionismi se vogliamo anche sbagliati..crocefissi etc... ma perchè non "possiamo" chiedere altrettanto..e perchè chi si sente pronto a difendere con forza i diritti degli islamici in giro per il mondo non pone sullo stesso piano quelli dei cattolici? Da atei e anticlericali credo che tutte le religioni debbano essere poste sullo stesso livello..o no?..vorrei capire cosa ne pensi.
    ciao
    un saluto
    Paolo

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